Tre anni dalla barbarie dell’attacco terroristico di Hamas a Israele. Tre anni di guerra atroce, di terribili crimini di guerra e crimini contro l’umanità, perpetrati ai danni di una popolazione civile che a Gaza continua a sopravvivere in condizioni umanitarie estreme. Nonostante il cessate il fuoco, entrato in vigore un anno fa, il 10 ottobre 2025, ma poi costantemente violato dall’esercito di Israele. Mentre in Cisgiordania si sono drasticamente accresciute le azioni violente e usurpatorie dei coloni israeliani, spalleggiati o quantomeno non limitati dall’esercito, contro villaggi e comunità palestinesi.
In uno scenario sconfortante (eloquente, in proposito, la dichiarazione ufficiale rilasciata da Caritas Internationalis e Caritas Medio Oriente Nord Africa in occasione della 79ª Assemblea generale delle Nazioni Unite), Caritas non smette di credere alla possibilità della convivenza, del dialogo e della pace. Non come prospettive utopiche, ma come pratiche quotidiane che possono apparire velleitarie, e invece resistono alla brutalità dei tempi e di leadership inumane.
Ci crede anche Caritas Ambrosiana, che negli ultimi tre anni ha continuato a sostenere percorsi per la pace e la riconciliazione, in particolare il progetto PeaceMed (formazione di operatori di pace nei paesi dell’area mediterranea) e le iniziative delle associazioni Neve Shalom – Wahat al Salam (per favorire conoscenza e dialogo tra giovani delle comunità ebraica e arabo-israeliana) e Al-Liqa Center (percorsi formativi volti a radicare il concetto di pace come valore condiviso nella società palestinese e a favorire la permanenza delle comunità cristiane nei territori d’origine).
Gaza, precedenza ai servizi sanitari
A queste attività Caritas Ambrosiana ha destinato una quota significativa (oltre 119 mila euro, cioè quasi il 9% del totale) delle ingenti risorse economiche stanziate, negli ultimi tre anni, a favore delle popolazioni della Terra Santa. I fondi inviati a Caritas Gerusalemme, in coordinamento con Caritas Italiana, sono ammontati, nel complesso, a 1 milione 339 mila euro. La Caritas espressione del Patriarcato Latino opera nell’intero territorio di Terra Santa: alle sue attività nella Striscia di Gaza sono stati riservati 870 mila euro (quasi il 65% degli aiuti ambrosiani), a quelle in Cisgiordania 350 mila euro (poco più del 26%).
La gran parte delle risorse sono state destinate a interventi d‘urgenza, necessari per far fronte a una situazione umanitaria che rimane drammatica, soprattutto nella Striscia di Gaza, dove circa 2,1 milioni di persone sono stipate in un fazzoletto di terra, quasi tutte costrette a vivere nelle tende, in condizioni di precarietà assoluta. Più del 90% delle famiglie affronta una gravissima insicurezza idrica; le infrastrutture sanitarie sono collassate, il rischio di epidemie è pervasivo. Gli aiuti internazionali sono lasciati entrare dalle autorità israeliane con forti limitazioni, in misura non sufficiente ad affrontare bisogni acutissimi.
In questo territorio, a partire da ottobre 2023 Caritas Ambrosiana ha contribuito alle distribuzioni di cibo, di acqua tramite autobotti e di altri aiuti materiali, ma soprattutto all’erogazione di servizi sanitari. Grazie al lavoro ininterrotto di 125 operatori di Caritas Gerusalemme, la clinica Caritas di Gaza City e 9 punti medici mobili hanno raggiunto decine di migliaia di persone, assicurando assistenza sanitaria di base, cura di malattie croniche, assistenza ad anziani e campagne di vaccinazione, ma anche servizi di salute mentale, supporto psicosociale a minori e adulti, sostegno protesico a persone amputate.

Uno sforzo particolare è stato compiuto nel settore delle cure materno-infantili, grazie al progetto “Una speranza per Gaza”. Caritas Ambrosiana ha raccolto 150 mila euro per rafforzare le attività della clinica che Caritas Gerusalemme gestisce di fronte allo stadio Palestina, nel quartiere Al-Rimal di Gaza City, in mezzo a un mare di tende popolate da sfollati: nei primi 9 mesi del progetto, la clinica ha fornito più di 12 mila consultazioni mediche a quasi 10 mila persone; circa il 60% delle cure ha riguardato donne (salute materna, visite ginecologiche, assistenza ostetrica, supporto psicosociale). Sono stati inoltre affrontati più di 4.300 casi di malattie trasmissibili (infezioni gastrointestinali, malattie della pelle, parassiti) esplose a causa delle scarse condizioni igieniche e più di 2.300 casi di malattie croniche.
Caritas Ambrosiana intende sostenere l’attività della clinica anche nel 2027, confidando nella generosità dei donatori della diocesi di Milano.
I vulnerabili della Cisgiordania
L’azione di Caritas Gerusalemme, come detto, si estende anche alla Cisgiordania, grazie al generoso lavoro di 80 operatori. Il supporto di Caritas Ambrosiana si è intensificato nel 2026, in corrispondenza con l’intensificarsi degli atti di violenza cui sono assoggettate le comunità palestinesi.

Le azioni mirano, in particolare, a sostenere famiglie vulnerabili e private del reddito, anziani soli e persone con disabilità. Sono inoltre condotte a favore dei contadini che subiscono attacchi continui dai coloni israeliani. Sostegno è stato fornito a una clinica, nel villaggio cristiano di Taybe, mentre un nuovo spazio polifunzionale è stato inaugurato a Betlemme, per ampliare i servizi di assistenza sociale, sanitaria e di inserimento lavorativo rivolti a soggetti senza reddito. Infine, in una ventina di villaggi sono stati realizzati campi estivi per centinaia di bambine e bambini: piccole, provvidenziali oasi di tranquillità, di gioco e di divertimento, in un panorama di odio e sofferenza.
«Le dichiarazioni non bastano»
Mentre assicura di voler proseguire la propria vicinanza alle popolazioni di Terra Santa, Caritas Ambrosiana rilancia l’appello, rivolto da Caritas Internationalis ai potenti del mondo, a intraprendere azioni concrete per raggiungere un «cessate il fuoco immediato e permanente», per favorire «accesso umanitario illimitato e protezione dei civili», per «arrestare il soffocamento economico e sociale» della Cisgiordania, per ristabilire condizioni di «giustizia, pace e ricostruzione del futuro». Le popolazioni di Gaza e della Cisgiordania, così come quelle del Libano, della Siria e dell’Iran, «hanno bisogno di qualcosa di più delle dichiarazioni di preoccupazione. Hanno bisogno di protezione, di accesso umanitario, di un ritorno sicuro, dignitoso e volontario alle proprie case, del rispetto dei propri diritti e delle condizioni necessarie per ricostruire le proprie vite. La comunità internazionale deve agire con urgenza per rispettare i propri obblighi e prevenire ulteriori sofferenze e sfollamenti nella regione»: chi opera dal basso per assicurare solidarietà e ricostruire fraternità non farà mai mancare il proprio impegno. Ma è ora che, dall’alto, chi guida gli stati e la comunità internazionale smetta di eludere i suoi doveri di giustizia e di umanità.
Per sostenere la raccolta fondi
In posta Ccp n. 000013576228 intestato a Fondazione Caritas Ambrosiana – Via S. Bernardino 4, 20122 Milano
Con bonifico c/c presso il Banco Bpm Milano, intestato a Caritas Ambrosiana Onlus
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Causale: Emergenza Terra Santa / Le offerte sono detraibili fiscalmente
Info sulla campagna: https://donazioni.caritasambrosiana.it



