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Testimonianza

«A Baggio la Chiesa dà un segnale di vicinanza»

Don Giuseppe Nichetti, parroco di Sant’Anselmo, racconta come il progetto «Parrocchie e periferie» sia stato attuato in un quartiere di case popolari dove la gente manifesta una sensazione di abbandono

di Claudio URBANO

12 Novembre 2023
L'Arcivescovo tra i bambini di via Quarti

Quasi non voleva iniziare, don Giuseppe Nichetti, il progetto «Parrocchie e periferie» a Baggio: sarebbe stato qualcosa in più da coordinare, da gestire, da organizzare. In realtà si è subito appassionato all’idea, tanto da aver pensato di portare anche nelle altre zone più “isolate” del Decanato la stessa attenzione che con la sua parrocchia di Sant’Anselmo ha dedicato alle case popolari di via Quarti. Un’idea che, terminato formalmente il progetto a Baggio, si sta concretizzando proprio in questi mesi, come conferma l’educatrice Caritas Veronica D’Ortenzio, con l’obiettivo che ogni parrocchia abbia alcuni operatori che si prendano cura delle zone più ai margini.

In fondo a via Quarti – sette torri Aler per 450 appartamenti – quella che era iniziata come una scommessa è ora una presenza costante. «Quello che mi ha convinto che fosse necessaria una presenza di Chiesa è stata la percezione dell’abbandono – spiega don Nichetti -. Mi è sembrato necessario che come parrocchia fossimo lì per dare un segno di vicinanza, un segno che queste persone non fossero abbandonate, per lo meno non dalla Chiesa», spiega sempre il parroco di Sant’Anselmo.

Il desiderio è stato fin da subito quello di favorire spazi di relazione. Dal gazebo provvisorio si è passati a un appuntamento pomeridiano, ribattezzato «Il pozzo di Sicar», in uno dei locali al piano terra delle case Aler, dove bambini e anziani potevano incontrarsi con il pretesto di ascoltare una storia. Ora, oltre ai laboratori per i più piccoli, i volontari accompagnano anche chi desidera aiuto per la stesura del curriculum e un primo orientamento lavorativo. La presenza di un ambulatorio mobile l’anno scorso, preziosa per i tanti che non hanno un medico di base, «ha portato ora a riflettere insieme all’Ats su come poter dare risposte efficaci ai bisogni di salute, e stiamo formando i volontari sulle esigenze dei neonati e della vita anziana, in modo che possano dare alle mamme e agli anziani tutte le informazioni più utili in ottica di prevenzione sanitaria», spiega Giovanni Valle, che coordina i volontari della parrocchia.

Si riempiono di senso, dunque, le parole delle Discepole del Vangelo, che vivono qui in comunità dal 2021: «La parrocchia è in via Quarti e via Quarti è nella parrocchia». «Ma non siamo venuti a occupare uno spazio», sottolinea Valle. «Lo stile rimane quello di una presenza discreta, pensiamo che solo così sia possibile far emergere le domande di aiuto della gente».

Il libro

Come guardare in modo nuovo ad alcune parrocchie e territori della città di Milano e della città metropolitana, intesi non come periferie, ma come “frontiere”: contesti in cui le comunità locali si confrontano con ciò che è oltre, ciò che è altro. Le parrocchie di frontiera investono risorse per sostenere l’impegno educativo che è irrinunciabile per le comunità cristiane. La parrocchia chiede aiuto per resistere alla tentazione di costruire muri per custodire la comunità e i suoi spazi. Il volume Essere Chiesa di frontiera (Centro Ambrosiano, 15 euro, 160 pagine) raccoglie le riflessioni sul ruolo educativo delle parrocchie e le esperienze concrete di alcune realtà in cui si sta sperimentando un approccio nuovo, nell’ottica dell’incontro, dell’esplorazione delle differenze come opportunità, del contenimento dell’illegalità con la proposta di una vita buona possibile. È inoltre un modo per esprimere gratitudine alle persone che hanno creduto, studiato e realizzato il progetto e alle istituzioni che l’hanno sostenuto.