Ieri l'Arcivescovo ha concluso la visita pastorale con una messa nel plesso scolastico di Osteno. Il decano presenta la realtà sociale del territorio ai confini con la Svizzera: i preti sono pochi, ma cresce la corresponsabilità del laicato

di Marcello VILLANI
Redazione

Ieri l’Arcivescovo, cardinale Dionigi Tettamanzi, ha concluso la visita pastorale decanale al decanato di Porlezza, con la Messa al plesso scolastico di Osteno.
Porlezza è un piccolo centro di circa 4 mila anime (che raddoppia in estate per i tre campeggi che hanno una capienza quasi pari al paese e ospitano tantissimi stranieri e milanesi). Un decanato in tutti i sensi “ai confini”, composto da tantissimi lavoratori frontalieri, che fanno ogni giorno la spola tra il Porlezzese e la Svizzera. Una comunità viva, ma non senza problemi.
Don Angelo Viganò, classe 1947, ordinato nel 1972, si è insediato nel 2005 nell’antica prepositurale di San Vittore a Porlezza e nello stesso anno è diventato Decano. «È un decanato molto particolare – spiega don Angelo -. Qualche volta il Vescovo di Lugano butta lì l’idea di “annetterci” nella sua diocesi, scherzosamente. Capita almeno una volta all’anno di andare di là con qualche parrocchiano partecipando a una solenne concelebrazione in un santuario del Ticinese».
Le parrocchie del Porlezzese sono tante, venti, suddivise in quattro Comunità pastorali (di cui una in fase di formazione). Una realtà variegata, ma che trova forte appoggio nel laicato. Anche perché i sacerdoti sono solamente otto: don Aurelio Chiuppi, 78 anni (Comunità pastorale Sant’Ambrogio di Porlezza), don Franco Corti, 81 anni (Comunità pastorale Sant’Antonio Abate), don Marcello De Grandi, 81 anni (prossima Comunità pastorale Valsolda), don Michele Gatti, 41 anni (vicario parrocchiale, Comunità pastorale Sant’Ambrogio), don Mauro Pegoraro, 36 anni (amministratore parrocchiale di tutte le parrocchie della Valsolda, sacerdote della Diocesi di Bergamo), don Aurelio Redaelli, 62 anni (responsabile della Comunità pastorale San Lucio in Val Cavargna), don Venanzio Viganò, 45 anni (responsabile della Comunità pastorale Sant’Antonio Abate).
«La cosa bella – spiega il Decano – è che abbiamo un diacono permanente, dall’anno scorso, ovvero Cristian Greco, 39 anni, sposato, con una figlia; ma d’altronde se n’è andato un sacerdote, don Maurizio Cacciola, ora fidei donum in Albania. Chi più di me, che sono stato dal 1992 al 2004 in missione in Zambia, lo può capire? Certo è che nella mia comunità pastorale di Sant’Ambrogio la gente era abituata ad avere anche quattro sacerdoti per sei parrocchie. E ora, da cinque anni a questa parte, non è più così».
Il bello, comunque, è che la comunità sembra aver compreso: «I laici, è un’osservazione che faccio spesso, si rendono conto che c’è sofferenza, ma non piangono miseria. Da quando non hanno più il parroco residente si sono messi nell’ottica della reale corresponsabilità del laicato nella Chiesa. Ci vorrà il suo tempo, ma sono molto fiducioso. Un coordinamento molto efficace della catechesi è già realtà. I catechisti già ora si riuniscono, si preparano insieme, vivono molte esperienza a livello decanale. Anche la custodia delle chiese parrocchiali ormai è totalmente in mano ai laici. L’ordinarietà è portata avanti da loro. Stiamo crescendo in questa consapevolezza». Anche se le difficoltà sociali non mancano: «Il fenomeno dei frontalieri è vantaggioso dal punto di vista economico perché, grazie a Dio, dall’altra parte c’è la Svizzera, ma affatica non poco questa gente. Tutti partono alle 5 del mattino e tornano stanchi a sera tarda. Fare iniziative alla sera è molto faticoso. Ma per fortuna hanno il lavoro. Se non fosse così, qui di lavoro non ne troverebbero. Anche se questo complica i nostri programmi pastorali». Ieri l’Arcivescovo, cardinale Dionigi Tettamanzi, ha concluso la visita pastorale decanale al decanato di Porlezza, con la Messa al plesso scolastico di Osteno.Porlezza è un piccolo centro di circa 4 mila anime (che raddoppia in estate per i tre campeggi che hanno una capienza quasi pari al paese e ospitano tantissimi stranieri e milanesi). Un decanato in tutti i sensi “ai confini”, composto da tantissimi lavoratori frontalieri, che fanno ogni giorno la spola tra il Porlezzese e la Svizzera. Una comunità viva, ma non senza problemi.Don Angelo Viganò, classe 1947, ordinato nel 1972, si è insediato nel 2005 nell’antica prepositurale di San Vittore a Porlezza e nello stesso anno è diventato Decano. «È un decanato molto particolare – spiega don Angelo -. Qualche volta il Vescovo di Lugano butta lì l’idea di “annetterci” nella sua diocesi, scherzosamente. Capita almeno una volta all’anno di andare di là con qualche parrocchiano partecipando a una solenne concelebrazione in un santuario del Ticinese».Le parrocchie del Porlezzese sono tante, venti, suddivise in quattro Comunità pastorali (di cui una in fase di formazione). Una realtà variegata, ma che trova forte appoggio nel laicato. Anche perché i sacerdoti sono solamente otto: don Aurelio Chiuppi, 78 anni (Comunità pastorale Sant’Ambrogio di Porlezza), don Franco Corti, 81 anni (Comunità pastorale Sant’Antonio Abate), don Marcello De Grandi, 81 anni (prossima Comunità pastorale Valsolda), don Michele Gatti, 41 anni (vicario parrocchiale, Comunità pastorale Sant’Ambrogio), don Mauro Pegoraro, 36 anni (amministratore parrocchiale di tutte le parrocchie della Valsolda, sacerdote della Diocesi di Bergamo), don Aurelio Redaelli, 62 anni (responsabile della Comunità pastorale San Lucio in Val Cavargna), don Venanzio Viganò, 45 anni (responsabile della Comunità pastorale Sant’Antonio Abate).«La cosa bella – spiega il Decano – è che abbiamo un diacono permanente, dall’anno scorso, ovvero Cristian Greco, 39 anni, sposato, con una figlia; ma d’altronde se n’è andato un sacerdote, don Maurizio Cacciola, ora fidei donum in Albania. Chi più di me, che sono stato dal 1992 al 2004 in missione in Zambia, lo può capire? Certo è che nella mia comunità pastorale di Sant’Ambrogio la gente era abituata ad avere anche quattro sacerdoti per sei parrocchie. E ora, da cinque anni a questa parte, non è più così».Il bello, comunque, è che la comunità sembra aver compreso: «I laici, è un’osservazione che faccio spesso, si rendono conto che c’è sofferenza, ma non piangono miseria. Da quando non hanno più il parroco residente si sono messi nell’ottica della reale corresponsabilità del laicato nella Chiesa. Ci vorrà il suo tempo, ma sono molto fiducioso. Un coordinamento molto efficace della catechesi è già realtà. I catechisti già ora si riuniscono, si preparano insieme, vivono molte esperienza a livello decanale. Anche la custodia delle chiese parrocchiali ormai è totalmente in mano ai laici. L’ordinarietà è portata avanti da loro. Stiamo crescendo in questa consapevolezza». Anche se le difficoltà sociali non mancano: «Il fenomeno dei frontalieri è vantaggioso dal punto di vista economico perché, grazie a Dio, dall’altra parte c’è la Svizzera, ma affatica non poco questa gente. Tutti partono alle 5 del mattino e tornano stanchi a sera tarda. Fare iniziative alla sera è molto faticoso. Ma per fortuna hanno il lavoro. Se non fosse così, qui di lavoro non ne troverebbero. Anche se questo complica i nostri programmi pastorali». Quattro comunità pastorali – Il decanato di Porlezza, che conta 12.500 abitanti, fa parte della Zona pastorale III, quella di Lecco. Con i suoi dieci Comuni (Porlezza, Corrido, Cusino, Carlazzo, San Bartolomeo Val Cavargna, San Nazzaro Val Cavargna, Cavargna, Val Rezzo, Valsolda e Claino con Osteno), è l’unico decanato lecchese sulla sponda occidentale del Lario ed è addirittura attraversato dal Lago di Lugano. Sono presenti quattro Comunità pastorali: Valsolda, in fase di formazione; in Val Cavargna c’è la Comunità pastorale San Lucio; a mezza costa la Comunità pastorale Sant’Antonio Abate; la Comunità pastorale Sant’Ambrogio di Porlezza. – Casa di riposo e centro diurno per anziani

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