Oggi 2 giugno, l'incontro diocesano con l'Arcivescovo. Non è un traguardo, ma una�partenza. Parla il responsabile diocesano don Samuele Marelli

di Mario PISCHETOLA
Redazione

È difficile dimenticare di essere stati allo stadio Meazza all’incontro dei cresimandi: sarà per via del primo impatto che molti ragazzi hanno con il tempio del calcio milanese oppure per le musiche e le coreografie, davvero suggestive, costruite da centinaia di figuranti che, all’improvviso, sembrano spuntare fuori dal nulla o ancora per la preparazione che dura «cento giorni», in cui le attività dell’animazione fatte in parrocchia vengono riproposte e riviste ingigantite sul campo verde dello stadio.
Fatto sta che i ragazzi, a distanza di anni, ricordano con simpatia di essere stati a quello che è tuttora l’appuntamento più partecipato del calendario diocesano. Al centro della celebrazione c’è l’incontro fra i ragazzi e il cardinale Dionigi Tettamanzi. Resta impresso il boato che si sente all’ingresso dell’Arcivescovo a San Siro e il suo giro di campo a conclusione in cui tutti si sbracciano per i saluti, persino dal terzo anello, dove la sagoma del Cardinale è poco più che un «puntino rosso».
Questo incontro dei ragazzi con l’Arcivescovo, attorniato dai Vescovi ausiliari e dai Vicari episcopali (che celebrano le Cresime nella Diocesi), è un segno di comunione ecclesiale che, più che suggellare la conclusione di un cammino, apre ad un’appartenenza più viva dentro la comunità cristiana, così come afferma don Samuele Marelli, responsabile del Servizio per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio: «I ragazzi vengono immersi in un’esperienza che testimonia la bellezza e l’entusiasmo della Chiesa: ogni elemento dell’incontro diocesano lascia trasparire che vale la pena continuare a camminare in essa. Ad esempio la presenza in campo di mille fra animatori e figuranti volontari, tutti adolescenti provenienti dagli oratori, è un segno di come, vivendo dentro la comunità cristiana, si possano assumere incarichi di responsabilità e di servizio che fanno crescere: questi adolescenti sono gli stessi che fra qualche giorno saranno impegnati a tempo pieno per l’oratorio estivo. La stessa percezione di “essere in tanti” è un segnale di speranza ed è un invito a non vedere la Chiesa dall’esterno o come ospiti momentanei e di passaggio, ma a viverla dentro le sue strutture e le sue relazioni».
Il Servizio per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio si sta attivando per precisare ulteriormente gli itinerari di fede dei preadolescenti che, dopo la Confermazione, sono chiamati a continuare la loro formazione nell’esperienza di gruppo. «È doveroso fissare dei percorsi che segnino i diversi passaggi della vita dei ragazzi – continua don Marelli -, soprattutto in questa fase in cui si sta rivedendo nella sua globalità l’iniziazione cristiana sino ai quattordici anni: un’équipe diocesana sta lavorando a fondo per fornire itinerari possibili. Consideriamo comunque ancora più prioritaria la formazione degli educatori che, in ogni realtà, siano catalizzatori della vita del gruppo e testimoni di fede e di dedizione».
Lo stesso Arcivescovo, cardinale Dionigi Tettamanzi, nella nuova lettera che, anche quest’anno, ha indirizzato ai ragazzi della Cresima, dal titolo Il miracolo più grande (ed. Centro ambrosiano), ha chiesto ai ragazzi di sapersi affidare ad educatori preparati: «Cercate qualche buon “allenatore” – scrive il Cardinale -, che possa aiutarvi a incontrare Gesù, ad aprirgli il vostro cuore e a scoprire qual è la vostra strada».
«Nelle nostre parrocchie, questi “allenatori” ci sono – commenta don Marelli – ma per loro occorre una formazione continua perché sappiano entrare sempre più in dialogo con le famiglie e con i ragazzi, in una relazione educativa incisiva, attenta alle peculiarità dei singoli e ad una viva socialità, fondata su una spiritualità visibile e contagiosa».
La comunità cristiana è dunque pronta a continuare il cammino con i ragazzi, puntando tutto sulle relazioni di amicizia nel gruppo e sulle esperienze che si aprono per chi sceglie di testimoniare la fede. «I molti ragazzi che rimangono – conclude don Samuele Marelli – si accorgono della vivacità che si percepisce, ad esempio in oratorio, e, almeno sino all’età dell’adolescenza, sentono di essere a proprio agio dentro la Chiesa, di cui l’incontro dei cresimandi è un’immagine così eloquente». È difficile dimenticare di essere stati allo stadio Meazza all’incontro dei cresimandi: sarà per via del primo impatto che molti ragazzi hanno con il tempio del calcio milanese oppure per le musiche e le coreografie, davvero suggestive, costruite da centinaia di figuranti che, all’improvviso, sembrano spuntare fuori dal nulla o ancora per la preparazione che dura «cento giorni», in cui le attività dell’animazione fatte in parrocchia vengono riproposte e riviste ingigantite sul campo verde dello stadio.Fatto sta che i ragazzi, a distanza di anni, ricordano con simpatia di essere stati a quello che è tuttora l’appuntamento più partecipato del calendario diocesano. Al centro della celebrazione c’è l’incontro fra i ragazzi e il cardinale Dionigi Tettamanzi. Resta impresso il boato che si sente all’ingresso dell’Arcivescovo a San Siro e il suo giro di campo a conclusione in cui tutti si sbracciano per i saluti, persino dal terzo anello, dove la sagoma del Cardinale è poco più che un «puntino rosso».Questo incontro dei ragazzi con l’Arcivescovo, attorniato dai Vescovi ausiliari e dai Vicari episcopali (che celebrano le Cresime nella Diocesi), è un segno di comunione ecclesiale che, più che suggellare la conclusione di un cammino, apre ad un’appartenenza più viva dentro la comunità cristiana, così come afferma don Samuele Marelli, responsabile del Servizio per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio: «I ragazzi vengono immersi in un’esperienza che testimonia la bellezza e l’entusiasmo della Chiesa: ogni elemento dell’incontro diocesano lascia trasparire che vale la pena continuare a camminare in essa. Ad esempio la presenza in campo di mille fra animatori e figuranti volontari, tutti adolescenti provenienti dagli oratori, è un segno di come, vivendo dentro la comunità cristiana, si possano assumere incarichi di responsabilità e di servizio che fanno crescere: questi adolescenti sono gli stessi che fra qualche giorno saranno impegnati a tempo pieno per l’oratorio estivo. La stessa percezione di “essere in tanti” è un segnale di speranza ed è un invito a non vedere la Chiesa dall’esterno o come ospiti momentanei e di passaggio, ma a viverla dentro le sue strutture e le sue relazioni».Il Servizio per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio si sta attivando per precisare ulteriormente gli itinerari di fede dei preadolescenti che, dopo la Confermazione, sono chiamati a continuare la loro formazione nell’esperienza di gruppo. «È doveroso fissare dei percorsi che segnino i diversi passaggi della vita dei ragazzi – continua don Marelli -, soprattutto in questa fase in cui si sta rivedendo nella sua globalità l’iniziazione cristiana sino ai quattordici anni: un’équipe diocesana sta lavorando a fondo per fornire itinerari possibili. Consideriamo comunque ancora più prioritaria la formazione degli educatori che, in ogni realtà, siano catalizzatori della vita del gruppo e testimoni di fede e di dedizione».Lo stesso Arcivescovo, cardinale Dionigi Tettamanzi, nella nuova lettera che, anche quest’anno, ha indirizzato ai ragazzi della Cresima, dal titolo Il miracolo più grande (ed. Centro ambrosiano), ha chiesto ai ragazzi di sapersi affidare ad educatori preparati: «Cercate qualche buon “allenatore” – scrive il Cardinale -, che possa aiutarvi a incontrare Gesù, ad aprirgli il vostro cuore e a scoprire qual è la vostra strada».«Nelle nostre parrocchie, questi “allenatori” ci sono – commenta don Marelli – ma per loro occorre una formazione continua perché sappiano entrare sempre più in dialogo con le famiglie e con i ragazzi, in una relazione educativa incisiva, attenta alle peculiarità dei singoli e ad una viva socialità, fondata su una spiritualità visibile e contagiosa».La comunità cristiana è dunque pronta a continuare il cammino con i ragazzi, puntando tutto sulle relazioni di amicizia nel gruppo e sulle esperienze che si aprono per chi sceglie di testimoniare la fede. «I molti ragazzi che rimangono – conclude don Samuele Marelli – si accorgono della vivacità che si percepisce, ad esempio in oratorio, e, almeno sino all’età dell’adolescenza, sentono di essere a proprio agio dentro la Chiesa, di cui l’incontro dei cresimandi è un’immagine così eloquente». Le offerte per una radio in Congo – I cresimandi non arriveranno allo stadio a mani vuote. All’Incontro del 2 giugno è abbinata una raccolta di fondi per il gesto caritativo-missionario che viene affidato ai ragazzi perché sappiano che ricevere la Cresima significa anche impegnarsi in prima persona a favore dei poveri. I cresimandi 2010 contribuiranno a costruire, con le loro offerte, una radio per la diocesi di Kindu in Congo. La radio avrà l’obiettivo di informare e sensibilizzare i fedeli della diocesi africana, non solo su argomenti di carattere ecclesiale e religioso, ma anche sull’educazione civico-sanitaria e sulla promozione di forme di assistenza sociale e di lotta alla povertà. L’animazione dei Centogiorni prevedeva di entrare nel mondo della comunicazione da protagonisti. La costruzione della radio “missionaria” renderà concreto questo impegno.

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