Giornata nazionale di sensibilizzazione: intervista a monsignor Luigi Mistò, responsabile del Servizio diocesano per la promozione del sostegno economico alla Chiesa

a cura di Giovanna PASQUALIN TRAVERSA
Redazione

«Comunione, partecipazione corresponsabile, trasparenza, perequazione solidale, chiamata di tutti i fedeli a sentirsi protagonisti in prima persona anche nell’impegno di sovvenire alle necessità della Chiesa». Sono questi, spiega monsignor Luigi Mistò, responsabile del Servizio diocesano per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, docente di rapporti tra Chiesa e Stato alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, e di diritto patrimoniale alla Facoltà di diritto canonico S. Pio X di Venezia, i principi «su cui è fondato il nuovo sistema di sostegno economico alla Chiesa in Italia».
Domenica 2 maggio si celebra la Giornata nazionale per la sensibilizzazione alla firma per la Chiesa cattolica dell’otto per mille dell’Irpef, occasione «particolarmente propizia – osserva monsignor Mistò – per ribadire tali principi». I fondi raccolti hanno tre destinazioni (legge 222/85): esigenze di culto e di pastorale della popolazione, sostentamento del clero diocesano e interventi caritativi in Italia e nel Terzo Mondo.

La facoltà di destinare l’otto per mille del gettito Irpef alla Chiesa cattolica nasce dalla revisione concordataria del 1984. Come valuta tale riforma?
Con la riforma concordataria la Chiesa italiana è stata realmente chiamata a un’importante sfida, una sfida che si presentava anche molto incerta. Si è avuto coraggio nell’intraprendere il percorso nuovo che ha portato non soltanto ad ottenere dei frutti per qualche verso insperati, ma a livello più radicale ha condotto anche a una notevole maturazione della Chiesa stessa e del vissuto ecclesiale diffuso. S’impone sempre prioritario l’impegno formativo a 360 gradi. La riforma avvenuta si presenta effettivamente come una grande occasione educativa.

Perché?
Essa ha delineato un grande disegno teologico, spirituale e pastorale, e fa maturare davvero il senso autentico di Chiesa come casa e scuola di comunione, educa e sostiene cristiani adulti nella fede, impegna a una testimonianza coerente e generosa. Un laicato, insomma realmente corresponsabile. Il nuovo sistema è stato, è e sarà sempre di più una provocazione alla Chiesa per un continuo cammino di maturazione nel solco del Concilio. Diviene così molto importante, anzi essenziale, far sì che l’impianto complessivo della riforma del sostegno economico alla Chiesa, in particolare i valori e le motivazioni che ne danno ragione, venga custodito e rafforzato sempre più. Questo consentirà di respingere con determinazione e superare i rischi purtroppo sempre latenti nel vissuto concreto.

Quali, in particolare?
Anzitutto il pericolo dell’assuefazione, denunciato più volte soprattutto da parte di chi ha operato e continua ad agire con convinzione per riandare sempre alle radici del nuovo sistema e, esattamente, alla sua connotazione pastorale. I vescovi italiani denunciano con forza questo rischio nella lettera Sostenere la Chiesa per servire tutti inviata alla comunità cristiana nel 2008 al n. 5: «Quando il nuovo sistema entrò in vigore, non pochi temevano che le risorse non sarebbero bastate per remunerare i sacerdoti e far fronte ai costi delle attività ecclesiali. Oggi tali preoccupazioni sono ampiamente superate. A uno sguardo attento, emergono però nuovi timori, figli in gran parte della tentazione dell’assuefazione. Nulla, in realtà, è definitivamente acquisito e sarebbe un grave errore affievolire la tensione propositiva, rinunciando a educare al dovere del Sovvenire e alla promozione di una mentalità ecclesiale di partecipazione e corresponsabilità». Il secondo rischio è quello che si ritorni a una mentalità di sicurezza economica che porti ad adagiarsi sui risultati ottenuti o a disimpegnarsi senza coinvolgersi minimamente ma delegando gli altri: «Tanto qualcuno ci pensa». La chiamata di tutti i fedeli alla corresponsabilità e alla partecipazione non consente a nessuno di pensare che il sovvenire alle necessità della Chiesa “non mi riguarda”, ma dovrebbe far nascere in ciascuno con sincerità la convinzione che questo “mi sta a cuore”.

Tra i principi da ribadire il 2 maggio lei ha richiamato anche la «perequazione solidale»…
Sì, perché un terzo rischio che può seriamente essere corso, e minare così il cammino intrapreso, consiste nel non procedere a far sì che l’ispirazione del nuovo sistema non solo resti viva ma diventi sempre più una connotazione essenziale e caratterizzante tutta la compagine ecclesiale. La riforma resterà a metà del guado se non si procederà anche verso una sostanziale perequazione tra gli enti. Possiamo dire con soddisfazione e anche con una punta di sano orgoglio che il nuovo sistema ha raggiunto una sostanziale uguaglianza a livello economico tra le persone. Oggi, in Italia, in virtù dei grandi valori della fraternità e della solidarietà, i presbiteri che vivono a servizio della Chiesa ricevono una remunerazione sostanzialmente uguale. Se però non si tenderà coraggiosamente e attraverso opportune e intelligenti sperimentazioni verso una perequazione tra gli enti, si rischierà un deplorevole riflusso sperequativo anche a livello di persone! Occorre scavare a fondo affinché si operi un’autentica cultura del sovvenire alle necessità della Chiesa, che plasmi sempre più il costume della comunità ecclesiale e della società civile. «Comunione, partecipazione corresponsabile, trasparenza, perequazione solidale, chiamata di tutti i fedeli a sentirsi protagonisti in prima persona anche nell’impegno di sovvenire alle necessità della Chiesa». Sono questi, spiega monsignor Luigi Mistò, responsabile del Servizio diocesano per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, docente di rapporti tra Chiesa e Stato alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, e di diritto patrimoniale alla Facoltà di diritto canonico S. Pio X di Venezia, i principi «su cui è fondato il nuovo sistema di sostegno economico alla Chiesa in Italia».Domenica 2 maggio si celebra la Giornata nazionale per la sensibilizzazione alla firma per la Chiesa cattolica dell’otto per mille dell’Irpef, occasione «particolarmente propizia – osserva monsignor Mistò – per ribadire tali principi». I fondi raccolti hanno tre destinazioni (legge 222/85): esigenze di culto e di pastorale della popolazione, sostentamento del clero diocesano e interventi caritativi in Italia e nel Terzo Mondo.La facoltà di destinare l’otto per mille del gettito Irpef alla Chiesa cattolica nasce dalla revisione concordataria del 1984. Come valuta tale riforma? Con la riforma concordataria la Chiesa italiana è stata realmente chiamata a un’importante sfida, una sfida che si presentava anche molto incerta. Si è avuto coraggio nell’intraprendere il percorso nuovo che ha portato non soltanto ad ottenere dei frutti per qualche verso insperati, ma a livello più radicale ha condotto anche a una notevole maturazione della Chiesa stessa e del vissuto ecclesiale diffuso. S’impone sempre prioritario l’impegno formativo a 360 gradi. La riforma avvenuta si presenta effettivamente come una grande occasione educativa.Perché?Essa ha delineato un grande disegno teologico, spirituale e pastorale, e fa maturare davvero il senso autentico di Chiesa come casa e scuola di comunione, educa e sostiene cristiani adulti nella fede, impegna a una testimonianza coerente e generosa. Un laicato, insomma realmente corresponsabile. Il nuovo sistema è stato, è e sarà sempre di più una provocazione alla Chiesa per un continuo cammino di maturazione nel solco del Concilio. Diviene così molto importante, anzi essenziale, far sì che l’impianto complessivo della riforma del sostegno economico alla Chiesa, in particolare i valori e le motivazioni che ne danno ragione, venga custodito e rafforzato sempre più. Questo consentirà di respingere con determinazione e superare i rischi purtroppo sempre latenti nel vissuto concreto.Quali, in particolare?Anzitutto il pericolo dell’assuefazione, denunciato più volte soprattutto da parte di chi ha operato e continua ad agire con convinzione per riandare sempre alle radici del nuovo sistema e, esattamente, alla sua connotazione pastorale. I vescovi italiani denunciano con forza questo rischio nella lettera Sostenere la Chiesa per servire tutti inviata alla comunità cristiana nel 2008 al n. 5: «Quando il nuovo sistema entrò in vigore, non pochi temevano che le risorse non sarebbero bastate per remunerare i sacerdoti e far fronte ai costi delle attività ecclesiali. Oggi tali preoccupazioni sono ampiamente superate. A uno sguardo attento, emergono però nuovi timori, figli in gran parte della tentazione dell’assuefazione. Nulla, in realtà, è definitivamente acquisito e sarebbe un grave errore affievolire la tensione propositiva, rinunciando a educare al dovere del Sovvenire e alla promozione di una mentalità ecclesiale di partecipazione e corresponsabilità». Il secondo rischio è quello che si ritorni a una mentalità di sicurezza economica che porti ad adagiarsi sui risultati ottenuti o a disimpegnarsi senza coinvolgersi minimamente ma delegando gli altri: «Tanto qualcuno ci pensa». La chiamata di tutti i fedeli alla corresponsabilità e alla partecipazione non consente a nessuno di pensare che il sovvenire alle necessità della Chiesa “non mi riguarda”, ma dovrebbe far nascere in ciascuno con sincerità la convinzione che questo “mi sta a cuore”.Tra i principi da ribadire il 2 maggio lei ha richiamato anche la «perequazione solidale»…Sì, perché un terzo rischio che può seriamente essere corso, e minare così il cammino intrapreso, consiste nel non procedere a far sì che l’ispirazione del nuovo sistema non solo resti viva ma diventi sempre più una connotazione essenziale e caratterizzante tutta la compagine ecclesiale. La riforma resterà a metà del guado se non si procederà anche verso una sostanziale perequazione tra gli enti. Possiamo dire con soddisfazione e anche con una punta di sano orgoglio che il nuovo sistema ha raggiunto una sostanziale uguaglianza a livello economico tra le persone. Oggi, in Italia, in virtù dei grandi valori della fraternità e della solidarietà, i presbiteri che vivono a servizio della Chiesa ricevono una remunerazione sostanzialmente uguale. Se però non si tenderà coraggiosamente e attraverso opportune e intelligenti sperimentazioni verso una perequazione tra gli enti, si rischierà un deplorevole riflusso sperequativo anche a livello di persone! Occorre scavare a fondo affinché si operi un’autentica cultura del sovvenire alle necessità della Chiesa, che plasmi sempre più il costume della comunità ecclesiale e della società civile. Una firma per sostenere la Chiesa – Il rendiconto e maggiori dettagli sui progetti sostenuti dai fondi derivanti dall’8 per mille e affidati alla Chiesa sono disponibili tutto l’anno sul sito www.8xmille.it , che contiene anche le novità sulle modalità di partecipazione alla firma sui diversi modelli fiscali (730, Unico e Cud). Inoltre per i pensionati è attivo il numero verde 800.348.348 per avere ulteriori informazioni sulle modalità di firma sul modello Cud.

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