Presentando l'Incontro mondiale del 2012, l'Arcivescovo ha espresso gioia e gratitudine al Papa, e ha esortato la Chiesa ambrosiana a un attivo coinvolgimento in vista dell'appuntamento. Un monito anche alle famiglie stesse: «Giusto rivendicare i propri diritti, ma bisogna anche fare la propria parte in termini di responsabilità»

di Stefania CECCHETTI
Redazione

Il profilo inconfondibile del nostro Duomo che, a guardarlo meglio, ricorda anche la sagoma di una fabbrica, come quelle che disegnano i bambini. Sotto, una famiglia stilizzata che quasi lo sostiene, con le braccia alzate in segno di festa. È il logo del VII Incontro mondiale delle famiglie che – come ha scritto Papa Benedetto XVI nella sua Lettera al cardinale Tettamanzi – si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012 e che è stato presentato oggi, in mattinata a Roma e nel pomeriggio a Milano. Un logo che riassume perfettamente il tema dell’incontro: “La Famiglia: il lavoro e la festa”.
Argomenti importanti, di scottante attualità per la Chiesa, ma prima di tutto per la società. In un’Italia – ha sottolineato il cardinale Dionigi Tettamanzi nella conferenza stampa di presentazione in Curia – sempre agli ultimi posti nelle classifiche internazionali delle politiche familiari e i cui politici «dovrebbero dire qualche parola in meno e mostrare qualche fatto in più», sarebbe necessaria al riguardo una vera e propria «conversione culturale». A doppio senso, però: «Quante sono le famiglie – ha detto l’Arcivescovo – che sono coscienti della propria dimensione politica e sociale? È giusto rivendicare i propri sacrosanti diritti, ma bisogna anche fare la propria parte in termini di responsabilità».
L’attenzione alla famiglia è nel dna della Chiesa ambrosiana, come testimonia il Percorso pastorale svolto dal 2006 al 2009, a essa dedicato (i testi sono disponibili sul sito ufficiale dell’Incontro, www.family2012.com). Per questo il Cardinale, nel raccontare «i sentimenti di vera gioia e di sincera gratitudine» con cui ha accolto l’invito del Santo Padre a ospitare a Milano questo avvenimento, ha tenuto a sottolineare come il tema del lavoro e quello della festa intercettino le istanze profonde di ogni famiglia. Una famiglia che il Papa ha definito «unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella Chiesa». Insomma, la cellula prima della società.
Alla Chiesa ambrosiana che si prepara a questo evento così importante – il primo di una triade (nel 2013 le celebrazioni per i 1700 dall’Editto di Milano sulla libertà religiosa, nel 2015 l’Expo) -, il Cardinale ha chiesto due cose: un coinvolgimento attivo e responsabile «a cerchi concentrici: dalle parrocchie alla diocesi, alle altre diocesi, alle Conferenze episcopali nazionali» e l’apertura all’ospitalità, altro tratto caratteristico milanese. Ospitalità che – ha chiarito l’Arcivescovo – non significa solo preparare le strutture per accogliere le migliaia di persone attese, ma soprattutto «aprirsi al dialogo vero, per fare tesoro delle tante ricchezze che ci porteranno le persone provenienti da tutto il mondo».
Una sottolineatura fatta propria anche da monsignor Ermino De Scalzi, vicario episcopale per la città di Milano e Delegato dell’Arcivescovo per i grandi eventi: «L’organizzazione dell’incontro sarà un forte stimolo a concentrare la nostra attenzione pastorale alle famiglie, con uno sguardo aperto alla mondialità». E in quest’ottica monsignor De Scalzi ha anche auspicato un’ospitalità completamente gratuita alle famiglie che verranno dai Paesi del Sud del mondo. A proposito di strutture ricettive e della macchina organizzativa, il Delegato ha parlato di una Fondazione, improntata a «essenzialità e sobrietà», e ha invitato le famiglie della Diocesi a ospitare altre famiglie, le parrocchie e le case religiose ad aprirsi con disponibilità, sia in città, sia nell’hinterland.
Le location dei momenti più attesi, ai quali parteciperà Benedetto XVI (la Festa delle testimonianze di sabato 2 giugno e la messa conclusiva di domenica 3 giugno) non sono ancora state individuate. Andranno scelte con oculatezza, perché sono attese 500 mila persone. Con una forte presenza di Paesi dell’Est, che potrebbero essere “invogliati” dalla relativa vicinanza con la nostra città. Sarà possibile seguire passo passo le tappe di avvicinamento all’incontro attraverso il sito www.family2012.com
De Scalzi ha concluso con una considerazione carica di fiducia per la famiglia di oggi, che certamente ha i suoi problemi, «ma sono ancora tante le storie di fedeltà, che non fanno notizia, ma sono l’anima della società». E da parte dell’Arcivescovo non è mancata una parola di speranza anche per le famiglie segnate dalla ferita della separazione e del divorzio. Rispondendo a una domanda in proposito, Tettamanzi ha detto: «L’Incontro mondiale si rivolge a tutte le famiglie, quelle perfette e quelle imperfette, quelle sante e quelle peccatrici». Il profilo inconfondibile del nostro Duomo che, a guardarlo meglio, ricorda anche la sagoma di una fabbrica, come quelle che disegnano i bambini. Sotto, una famiglia stilizzata che quasi lo sostiene, con le braccia alzate in segno di festa. È il logo del VII Incontro mondiale delle famiglie che – come ha scritto Papa Benedetto XVI nella sua Lettera al cardinale Tettamanzi – si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012 e che è stato presentato oggi, in mattinata a Roma e nel pomeriggio a Milano. Un logo che riassume perfettamente il tema dell’incontro: “La Famiglia: il lavoro e la festa”.Argomenti importanti, di scottante attualità per la Chiesa, ma prima di tutto per la società. In un’Italia – ha sottolineato il cardinale Dionigi Tettamanzi nella conferenza stampa di presentazione in Curia – sempre agli ultimi posti nelle classifiche internazionali delle politiche familiari e i cui politici «dovrebbero dire qualche parola in meno e mostrare qualche fatto in più», sarebbe necessaria al riguardo una vera e propria «conversione culturale». A doppio senso, però: «Quante sono le famiglie – ha detto l’Arcivescovo – che sono coscienti della propria dimensione politica e sociale? È giusto rivendicare i propri sacrosanti diritti, ma bisogna anche fare la propria parte in termini di responsabilità».L’attenzione alla famiglia è nel dna della Chiesa ambrosiana, come testimonia il Percorso pastorale svolto dal 2006 al 2009, a essa dedicato (i testi sono disponibili sul sito ufficiale dell’Incontro, www.family2012.com). Per questo il Cardinale, nel raccontare «i sentimenti di vera gioia e di sincera gratitudine» con cui ha accolto l’invito del Santo Padre a ospitare a Milano questo avvenimento, ha tenuto a sottolineare come il tema del lavoro e quello della festa intercettino le istanze profonde di ogni famiglia. Una famiglia che il Papa ha definito «unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella Chiesa». Insomma, la cellula prima della società.Alla Chiesa ambrosiana che si prepara a questo evento così importante – il primo di una triade (nel 2013 le celebrazioni per i 1700 dall’Editto di Milano sulla libertà religiosa, nel 2015 l’Expo) -, il Cardinale ha chiesto due cose: un coinvolgimento attivo e responsabile «a cerchi concentrici: dalle parrocchie alla diocesi, alle altre diocesi, alle Conferenze episcopali nazionali» e l’apertura all’ospitalità, altro tratto caratteristico milanese. Ospitalità che – ha chiarito l’Arcivescovo – non significa solo preparare le strutture per accogliere le migliaia di persone attese, ma soprattutto «aprirsi al dialogo vero, per fare tesoro delle tante ricchezze che ci porteranno le persone provenienti da tutto il mondo».Una sottolineatura fatta propria anche da monsignor Ermino De Scalzi, vicario episcopale per la città di Milano e Delegato dell’Arcivescovo per i grandi eventi: «L’organizzazione dell’incontro sarà un forte stimolo a concentrare la nostra attenzione pastorale alle famiglie, con uno sguardo aperto alla mondialità». E in quest’ottica monsignor De Scalzi ha anche auspicato un’ospitalità completamente gratuita alle famiglie che verranno dai Paesi del Sud del mondo. A proposito di strutture ricettive e della macchina organizzativa, il Delegato ha parlato di una Fondazione, improntata a «essenzialità e sobrietà», e ha invitato le famiglie della Diocesi a ospitare altre famiglie, le parrocchie e le case religiose ad aprirsi con disponibilità, sia in città, sia nell’hinterland.Le location dei momenti più attesi, ai quali parteciperà Benedetto XVI (la Festa delle testimonianze di sabato 2 giugno e la messa conclusiva di domenica 3 giugno) non sono ancora state individuate. Andranno scelte con oculatezza, perché sono attese 500 mila persone. Con una forte presenza di Paesi dell’Est, che potrebbero essere “invogliati” dalla relativa vicinanza con la nostra città. Sarà possibile seguire passo passo le tappe di avvicinamento all’incontro attraverso il sito www.family2012.comDe Scalzi ha concluso con una considerazione carica di fiducia per la famiglia di oggi, che certamente ha i suoi problemi, «ma sono ancora tante le storie di fedeltà, che non fanno notizia, ma sono l’anima della società». E da parte dell’Arcivescovo non è mancata una parola di speranza anche per le famiglie segnate dalla ferita della separazione e del divorzio. Rispondendo a una domanda in proposito, Tettamanzi ha detto: «L’Incontro mondiale si rivolge a tutte le famiglie, quelle perfette e quelle imperfette, quelle sante e quelle peccatrici». – – Photogallery – La Lettera del Papa (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/lettera_papa.pdf) – Le parole di monsignor De Scalzi – Il Pontificio Consiglio della Famiglia (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/Pontificio_Consiglio_Famiglia.pdf) – Che cos’è l’Incontro – Il logo dell’evento – Il programma di massima (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/Programma_Milano_2012.pdf) – Le edizioni precedenti (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/Precedenti_edizioni.pdf) – In e-book il Percorso pastorale sulla famiglia

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