L'esperienza di un giovane lecchese: ha iniziato a quattordici anni e continua anche adesso che ne ha venti. «L'anno prossimo forse smetterò, ma lo farò con grande rincrescimento»

di Marcello VILLANI
Redazione

Luca Volpi è entrato in oratorio quando era bambino e non ne è più uscito. Ora ha 20 anni, un lavoro (è segretario della ditta dello zio Massimo), e nonostante sia un giovane come tutti gli altri, simpatico, volitivo e intelligente, “spreca” il suo tempo come animatore “anziano” dell’oratorio di San Francesco, unica parrocchia di Lecco guidata dai Padri cappuccini. Però non si sente affatto un giovane diverso dagli altri, né tantomeno pensa di perdere tempo all’oratorio, a seguire torme di ragazzini inquieti.
«Sono contento – ammette senza esitazioni -. Ho cominciato a 14 anni a fare l’animatore e purtroppo fra poco dovrò decidermi a smettere. Magari il prossimo anno. Bisogna pur cedere il testimone. Ma lo farò con grande rincrescimento». Il perché è presto detto: «Stare con i bambini e i ragazzi mi dà una grande gioia. Loro riescono a trasmettere la loro allegria, la loro voglia di vivere. È più importante stare con il loro sorriso che stare a casa a dormire, a sentir musica, oppure ad andare al lago con gli amici. Almeno, per me è così».
Certo non sono tutte rose e fiori: «I ragazzi sono molto cambiati, in questi miei sei anni da animatore. Io stesso avevo molto più rispetto per i miei responsabili. Invece adesso i ragazzini sono molto più “sgamati”, più furbi, anche più intelligenti e pronti se vogliamo, ma enormemente più irrequieti. A volte ti devi imporre di non dare loro troppa confidenza. Devi mantenere, pur dando loro ascolto, un certo distacco che ti permetta di non farli deviare dalla retta via. Ma soprattutto per gli animatori più giovani non è così facile come dirlo».
Tra l’altro i ragazzini ti guardano dentro, soprattutto se ti rapporti con loro quotidianamente. Ti scrutano e sfruttano le tue debolezze. E non è che gli animatori siano persone adulte e navigate: «Ci vuole molta pazienza e capacità di ascoltare. Ci si deve avvicinare ai ragazzi in maniera tranquilla usando, quando ci vuole, il bastone e in altre occasioni la carota».
Detto fatto. Nel gioco “ruba bandiera” un ragazzino contesta l’assegnazione di un punto alla squadra avversaria in maniera veemente. Luca lo fa tornare sui suoi passi e subito chiama il suo numero, prendendolo di sorpresa e facendogli perdere un altro punto… Poi spiega: «Il punto non è valido, ma tu devi capire che non è protestando a quel modo che puoi aver ragione». Il ragazzo abbassa la testa e torna in riga senza un cenno.
Non sempre va così. A volte gli scontri sono anche accesi. Ma Luca svolge il suo “mestiere” con amore e pazienza. Senza nulla in cambio. Poi gli si illuminano gli occhi: «Veramente, oltre al sorriso dei miei ragazzi e alla loro voglia di vivere, in oratorio ogni giorno prendo un ghiacciolo. Gratis, naturalmente».
Storie di ordinario oratorio. Storie che riempiono il cuore perché dimostrano che di giovani desiderosi di mettersi in gioco per gli altri e con gli altri, ce ne sono ancora tanti. Tantissimi. Luca Volpi è entrato in oratorio quando era bambino e non ne è più uscito. Ora ha 20 anni, un lavoro (è segretario della ditta dello zio Massimo), e nonostante sia un giovane come tutti gli altri, simpatico, volitivo e intelligente, “spreca” il suo tempo come animatore “anziano” dell’oratorio di San Francesco, unica parrocchia di Lecco guidata dai Padri cappuccini. Però non si sente affatto un giovane diverso dagli altri, né tantomeno pensa di perdere tempo all’oratorio, a seguire torme di ragazzini inquieti.«Sono contento – ammette senza esitazioni -. Ho cominciato a 14 anni a fare l’animatore e purtroppo fra poco dovrò decidermi a smettere. Magari il prossimo anno. Bisogna pur cedere il testimone. Ma lo farò con grande rincrescimento». Il perché è presto detto: «Stare con i bambini e i ragazzi mi dà una grande gioia. Loro riescono a trasmettere la loro allegria, la loro voglia di vivere. È più importante stare con il loro sorriso che stare a casa a dormire, a sentir musica, oppure ad andare al lago con gli amici. Almeno, per me è così».Certo non sono tutte rose e fiori: «I ragazzi sono molto cambiati, in questi miei sei anni da animatore. Io stesso avevo molto più rispetto per i miei responsabili. Invece adesso i ragazzini sono molto più “sgamati”, più furbi, anche più intelligenti e pronti se vogliamo, ma enormemente più irrequieti. A volte ti devi imporre di non dare loro troppa confidenza. Devi mantenere, pur dando loro ascolto, un certo distacco che ti permetta di non farli deviare dalla retta via. Ma soprattutto per gli animatori più giovani non è così facile come dirlo».Tra l’altro i ragazzini ti guardano dentro, soprattutto se ti rapporti con loro quotidianamente. Ti scrutano e sfruttano le tue debolezze. E non è che gli animatori siano persone adulte e navigate: «Ci vuole molta pazienza e capacità di ascoltare. Ci si deve avvicinare ai ragazzi in maniera tranquilla usando, quando ci vuole, il bastone e in altre occasioni la carota».Detto fatto. Nel gioco “ruba bandiera” un ragazzino contesta l’assegnazione di un punto alla squadra avversaria in maniera veemente. Luca lo fa tornare sui suoi passi e subito chiama il suo numero, prendendolo di sorpresa e facendogli perdere un altro punto… Poi spiega: «Il punto non è valido, ma tu devi capire che non è protestando a quel modo che puoi aver ragione». Il ragazzo abbassa la testa e torna in riga senza un cenno.Non sempre va così. A volte gli scontri sono anche accesi. Ma Luca svolge il suo “mestiere” con amore e pazienza. Senza nulla in cambio. Poi gli si illuminano gli occhi: «Veramente, oltre al sorriso dei miei ragazzi e alla loro voglia di vivere, in oratorio ogni giorno prendo un ghiacciolo. Gratis, naturalmente».Storie di ordinario oratorio. Storie che riempiono il cuore perché dimostrano che di giovani desiderosi di mettersi in gioco per gli altri e con gli altri, ce ne sono ancora tanti. Tantissimi.

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