L'Arcivescovo ha celebrato questa mattina la messa a San Vittore in mezzo a una folla di detenuti. Ha promesso che chiederà al Papa di visitare i carcerati quando nel 2012 sarà a Milano per l'incontro internazionale delle famiglie

di Luisa BOVE
Redazione

Non si erano mai visti tanti detenuti alla messa di Natale in carcere. Il cardinale Dionigi Tettamanzi è stato accolto questa mattina da uno scroscio di applausi quando alle 8.30 ha messo piede in “rotonda” mentre un canto natalizio di oltre 25 cantori del coro amatoriale della Struttura trattamento avanzato penale “La neve” riempiva l’aria. Una breve sosta davanti al presepe, «originale come è originale ciascuno di noi», ha detto Fedele, rivolgendo un saluto all’Arcivescovo a nome di tutti. Un presepe ricco di simboli: «La terra arida, sassosa e triste», ha spiegato l’uomo, «indica le nostre vite; il muro diroccato è quanto noi cerchiamo di costruire; le scarpe pesanti rappresentano il nostro cammino a volte violento e il sacco postale dice le difficoltà di comunicazione anche con i nostri cari».
«Ci sono giorni», ha ammesso Fedele, «in cui non ce la facciamo più, in cui le colpe pesano come montagne e le ingiustizie sono così grandi�». Ma «lanciamo anche un S.O.S.», ha continuato il detenuto, «perché le carceri scoppiano, ci sono 70 mila reclusi e a S. Vittore siamo in 1600. Sappiamo che solo chi è giusto può raccogliere il nostro grido. Gesù Bambino può sostenere le nostre fatiche. Un giudice, un politico, un vescovo, un prete, un uomo è giusto solo se impara a sostenere con amore la vita difficile e dura degli altri». Parole forti che colpiscono al cuore. Ad ascoltare oltre al personale penitenziario, un gruppo di volontari e l’assessore del Comune Mariolina Moioli che due giorni fa era anche all’Icam, l’Istituto a custodia attenuata per madri detenute.
Come non ricordare, e ci ha pensato Luigi, proprio quella visita di giovedì scorso del cardinal Tettamanzi che ha incontrato dieci mamme con i loro bambini. «Abbracciandoli lei ha abbracciato tutti i nostri figli e sostenuto le nostre famiglie». E ancora: «Lei entra a casa nostra, non ci giudica, ma ci vuole bene. Vorremmo che sempre più persone si impegnino ad aiutare le carceri con le misure alternative, per il bene della società».
L’Arcivescovo esprime ancora una volta la sua vicinanza ai detenuti di San Vittore e anche se più tardi sarà in Duomo a presiedere il Pontificale, «la messa per me più significativa, più vera, più bella», ha detto, «è quella che si sta svolgendo qui».
Preferirebbe rimanere in silenzio e ascoltare ancora «la vostra voce che è preziosa», ha ammesso, «io sono qui come fratello, amico, pastore, e voi siete parte viva di questa società».
Un grande striscione appeso in “rotonda”, che sintetizza bene il messaggio di quest’anno da piazza Filangieri, attira l’attenzione dell’Arcivescovo. La frase scritta in chiare lettere dice: “L’amore del giusto tutto sostiene”, ma il verbo sostiene è scritto “S.O.S.tiene”. «Chissà quanti SOS lanciate ogni giorno?», si è chiesto il cardinal Tettamanzi, «avete paura che cadano nel vuoto e che rimangano inascoltati, allora siete più depressi e disperati. Ma i vostri SOS lanciati dal profondo del cuore riceveranno risposta dall’amore del Giusto, che deve essere l’amore di tutti. Quando nessuno ascolta e raccoglie il vostro grido, c’è però un amore che vi raggiunge sempre, è quello dell’unico grande Giusto, il Signore Gesù».
«Prego per voi, per le vostre famiglie e per il mondo intero», ha detto l’Arcivescovo, «che voi qui rappresentate con le vostre diverse nazionalità». E ha concluso con l’augurio che il cuore di ogni detenuto sia «libero, solidale e ricco di amore».
Una messa davvero “in grande”, preparata e partecipata anche grazie al cammino di Avvento che i carcerati hanno vissuto grazie ai due cappellani don Alberto Barin e don Pietro Raimondi. All’offertorio, oltre al pane e al vino, è stata portata una stampa dell’opera del Caravaggio “Madonna dei pellegrini” che ha accompagnato il periodo di preparazione al Natale e che tanti detenuti hanno appeso nelle loro celle. Altro simbolo consegnato all’Arcivescovo una lampada ad olio realizzata dai bambini poveri dell’America Latina attraverso materiale recuperato nelle discariche e chiamata “lampada dei sogni”.
Al termine della messa don Barin ha preso la parola non solo per invitare l’Arcivescovo «a lanciare un SOS alla società attraverso la sua voce perché le carceri si svuotino», ma anche per farsi a sua volta portavoce per una richiesta a Benedetto XVI. «Le chiediamo un regalo immenso», ha detto il cappellano, «il Papa nel 2012 verrà a Milano per l’incontro internazionale delle famiglie: ci piacerebbe che venisse qui, a San Vittore, in mezzo ai più poveri». E di tutta risposta il cardinal Tettamanzi ha assicurato che «farà tutto quanto di pende da me, per compire anche questo mezzo miracolo». In effetti tanti gli hanno già rivolto questa richiesta, «ma il Papa non potrà andare dappertutto», ma almeno due luoghi li suggerirà al Santo Padre: un monastero di clausura e S. Vittore. Non si erano mai visti tanti detenuti alla messa di Natale in carcere. Il cardinale Dionigi Tettamanzi è stato accolto questa mattina da uno scroscio di applausi quando alle 8.30 ha messo piede in “rotonda” mentre un canto natalizio di oltre 25 cantori del coro amatoriale della Struttura trattamento avanzato penale “La neve” riempiva l’aria. Una breve sosta davanti al presepe, «originale come è originale ciascuno di noi», ha detto Fedele, rivolgendo un saluto all’Arcivescovo a nome di tutti. Un presepe ricco di simboli: «La terra arida, sassosa e triste», ha spiegato l’uomo, «indica le nostre vite; il muro diroccato è quanto noi cerchiamo di costruire; le scarpe pesanti rappresentano il nostro cammino a volte violento e il sacco postale dice le difficoltà di comunicazione anche con i nostri cari». «Ci sono giorni», ha ammesso Fedele, «in cui non ce la facciamo più, in cui le colpe pesano come montagne e le ingiustizie sono così grandi�». Ma «lanciamo anche un S.O.S.», ha continuato il detenuto, «perché le carceri scoppiano, ci sono 70 mila reclusi e a S. Vittore siamo in 1600. Sappiamo che solo chi è giusto può raccogliere il nostro grido. Gesù Bambino può sostenere le nostre fatiche. Un giudice, un politico, un vescovo, un prete, un uomo è giusto solo se impara a sostenere con amore la vita difficile e dura degli altri». Parole forti che colpiscono al cuore. Ad ascoltare oltre al personale penitenziario, un gruppo di volontari e l’assessore del Comune Mariolina Moioli che due giorni fa era anche all’Icam, l’Istituto a custodia attenuata per madri detenute. Come non ricordare, e ci ha pensato Luigi, proprio quella visita di giovedì scorso del cardinal Tettamanzi che ha incontrato dieci mamme con i loro bambini. «Abbracciandoli lei ha abbracciato tutti i nostri figli e sostenuto le nostre famiglie». E ancora: «Lei entra a casa nostra, non ci giudica, ma ci vuole bene. Vorremmo che sempre più persone si impegnino ad aiutare le carceri con le misure alternative, per il bene della società». L’Arcivescovo esprime ancora una volta la sua vicinanza ai detenuti di San Vittore e anche se più tardi sarà in Duomo a presiedere il Pontificale, «la messa per me più significativa, più vera, più bella», ha detto, «è quella che si sta svolgendo qui».Preferirebbe rimanere in silenzio e ascoltare ancora «la vostra voce che è preziosa», ha ammesso, «io sono qui come fratello, amico, pastore, e voi siete parte viva di questa società». Un grande striscione appeso in “rotonda”, che sintetizza bene il messaggio di quest’anno da piazza Filangieri, attira l’attenzione dell’Arcivescovo. La frase scritta in chiare lettere dice: “L’amore del giusto tutto sostiene”, ma il verbo sostiene è scritto “S.O.S.tiene”. «Chissà quanti SOS lanciate ogni giorno?», si è chiesto il cardinal Tettamanzi, «avete paura che cadano nel vuoto e che rimangano inascoltati, allora siete più depressi e disperati. Ma i vostri SOS lanciati dal profondo del cuore riceveranno risposta dall’amore del Giusto, che deve essere l’amore di tutti. Quando nessuno ascolta e raccoglie il vostro grido, c’è però un amore che vi raggiunge sempre, è quello dell’unico grande Giusto, il Signore Gesù». «Prego per voi, per le vostre famiglie e per il mondo intero», ha detto l’Arcivescovo, «che voi qui rappresentate con le vostre diverse nazionalità». E ha concluso con l’augurio che il cuore di ogni detenuto sia «libero, solidale e ricco di amore». Una messa davvero “in grande”, preparata e partecipata anche grazie al cammino di Avvento che i carcerati hanno vissuto grazie ai due cappellani don Alberto Barin e don Pietro Raimondi. All’offertorio, oltre al pane e al vino, è stata portata una stampa dell’opera del Caravaggio “Madonna dei pellegrini” che ha accompagnato il periodo di preparazione al Natale e che tanti detenuti hanno appeso nelle loro celle. Altro simbolo consegnato all’Arcivescovo una lampada ad olio realizzata dai bambini poveri dell’America Latina attraverso materiale recuperato nelle discariche e chiamata “lampada dei sogni”. Al termine della messa don Barin ha preso la parola non solo per invitare l’Arcivescovo «a lanciare un SOS alla società attraverso la sua voce perché le carceri si svuotino», ma anche per farsi a sua volta portavoce per una richiesta a Benedetto XVI. «Le chiediamo un regalo immenso», ha detto il cappellano, «il Papa nel 2012 verrà a Milano per l’incontro internazionale delle famiglie: ci piacerebbe che venisse qui, a San Vittore, in mezzo ai più poveri». E di tutta risposta il cardinal Tettamanzi ha assicurato che «farà tutto quanto di pende da me, per compire anche questo mezzo miracolo». In effetti tanti gli hanno già rivolto questa richiesta, «ma il Papa non potrà andare dappertutto», ma almeno due luoghi li suggerirà al Santo Padre: un monastero di clausura e S. Vittore. – – L’omelia dell’Arcivescovo (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2010/omelia_pontificale_25.pdf) – Photogallery

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