L'analisi del segretario del Consiglio pastorale diocesano

di Annamaria BRACCINI
Redazione

Le nuove modalità dell’iniziazione cristiana e la loro sperimentazione nella nostra Chiesa. Sono stati questi i temi sui quali si è discusso nel XIX Consiglio pastorale diocesano. «L’ultima sessione si è inserita, infatti – spiega Alberto Fedeli, segretario dell’organismo -, nel cammino di consultazione che il cardinale Tettamanzi ha voluto instaurare, dopo l’avvio dei nuovi itinerari, per verificare, anzitutto, la fattibilità pastorale di tale scelta. Ci si è così interrogati a lungo, con coscienza e anche un poco di apprensione, per l’importanza delle questioni dibattute».

Anche i laici hanno effettuato una loro verifica?
Certamente. Come è abitudine, abbiamo avuto incontri di Zona coinvolgendo Vicari e Decani come pure le comunità di base, incontri nei quali sono emersi interventi significativi. L’esito della nostra consultazione può essere sintetizzato nella raggiunta consapevolezza della necessità della riforma. Questo lo dice il nostro Arcivescovo e anche noi lo abbiamo percepito chiaramente. Semmai vorrei sottolineare che la scommessa, ci pare, si giochi sugli itinerari pre e post-battesimali. Perché è in questi momenti che ha inizio il grande lavoro di sensibilizzazione e partecipazione dei genitori. Per quanto, poi, riguarda la fase più cruciale, quella dai sette anni in avanti, sappiamo che vi sono delle novità che vanno metabolizzate e che necessitano di una condivisione e attuazione precisa come, del resto, prevedono le indicazioni della Chiesa italiana sulla scansione dei sacramenti. Questo, tuttavia, non significa che non si possa pensare a una maggiore attenzione pedagogica e pastorale: sono, così, emerse due parole-chiave, flessibilità e gradualità. Al contempo, il Consiglio ha voluto invitare, in una sua mozione, a un prolungamento della discussione e del confronto sulle criticità che si sono segnalate, inerenti, ad esempio, la celebrazione unitaria dei sacramenti, la partecipazione alla Messa domenicale dei ragazzi non ancora ammessi all’Eucaristia e il venir meno del rapporto con il cammino scolastico. Le nuove modalità dell’iniziazione cristiana e la loro sperimentazione nella nostra Chiesa. Sono stati questi i temi sui quali si è discusso nel XIX Consiglio pastorale diocesano. «L’ultima sessione si è inserita, infatti – spiega Alberto Fedeli, segretario dell’organismo -, nel cammino di consultazione che il cardinale Tettamanzi ha voluto instaurare, dopo l’avvio dei nuovi itinerari, per verificare, anzitutto, la fattibilità pastorale di tale scelta. Ci si è così interrogati a lungo, con coscienza e anche un poco di apprensione, per l’importanza delle questioni dibattute».Anche i laici hanno effettuato una loro verifica?Certamente. Come è abitudine, abbiamo avuto incontri di Zona coinvolgendo Vicari e Decani come pure le comunità di base, incontri nei quali sono emersi interventi significativi. L’esito della nostra consultazione può essere sintetizzato nella raggiunta consapevolezza della necessità della riforma. Questo lo dice il nostro Arcivescovo e anche noi lo abbiamo percepito chiaramente. Semmai vorrei sottolineare che la scommessa, ci pare, si giochi sugli itinerari pre e post-battesimali. Perché è in questi momenti che ha inizio il grande lavoro di sensibilizzazione e partecipazione dei genitori. Per quanto, poi, riguarda la fase più cruciale, quella dai sette anni in avanti, sappiamo che vi sono delle novità che vanno metabolizzate e che necessitano di una condivisione e attuazione precisa come, del resto, prevedono le indicazioni della Chiesa italiana sulla scansione dei sacramenti. Questo, tuttavia, non significa che non si possa pensare a una maggiore attenzione pedagogica e pastorale: sono, così, emerse due parole-chiave, flessibilità e gradualità. Al contempo, il Consiglio ha voluto invitare, in una sua mozione, a un prolungamento della discussione e del confronto sulle criticità che si sono segnalate, inerenti, ad esempio, la celebrazione unitaria dei sacramenti, la partecipazione alla Messa domenicale dei ragazzi non ancora ammessi all’Eucaristia e il venir meno del rapporto con il cammino scolastico.

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