Don Ivano Valagussa, responsabile del Servizio per la catechesi: «Cosa significa portare l'Annuncio in un mondo scristianizzato e come affrontare l'itinerario rinnovato»

di Annamaria BRACCINI
Redazione

I catechisti sono certamente tra i protagonisti principali dei nuovi cammini dell’iniziazione cristiana, proprio perché dal tipo e dalle modalità dell’insegnamento, che già alcuni di loro propongono, passa la concretezza di quella che finora è una sperimentazione, ma che già coinvolge un numero rilevante di educatori. Lo dice don Ivano Valagussa, responsabile del Servizio per la catechesi, che sottolinea i temi della “Quattro giorni catechisti” svoltasi all’inizio di questo anno pastorale con il titolo “Mi indicherai il sentiero della vita”, centrata proprio sulle novità dell’iniziazione.
«Negli incontri che abbiamo promosso in 15 sedi diverse, con 5 mila persone coinvolte e 40 coordinatori, abbiamo voluto dare voce e risposte alle domande di senso che provengono dalla “base” dei catechisti: anzitutto, cosa significa portare l’Annuncio in un mondo scristianizzato e come affrontare l’itinerario rinnovato. Naturalmente una delle questioni fondamentali è stata la formazione dei catechisti stessi. A tale proposito, devo dire che ho potuto constatare una sostanziale soddisfazione da parte di coloro che operano dove già si attua la sperimentazione, specie per quanto riguarda il coinvolgimento dei ragazzi e dei genitori negli appuntamenti, sia ecclesiali sia di semplice aggregazione. Una sintonia che permette, mi pare importante evidenziarlo, sinergie più costruttive tra la parrocchia, le sue articolazioni, ad esempio l’oratorio, e il territorio circostante, anche a livello di comunità pastorali e di decanati. Credo – continua don Valagussa – che un’iniziazione condotta con un discernimento preciso e tappe chiare sia una delle migliori risposte all’interrogativo iniziale che ci eravamo posti nella “Quattro giorni”, inerente a un annuncio capace di essere fecondo e non ripetitivo, all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo. Tutto ciò richiede evidentemente strumenti anche didattici rinnovati – anche questo potrà essere molto utile -, un accompagnamento sul quale ritengo che si debba puntare con decisione per il domani, così come sul coinvolgimento delle famiglie. Famiglie che sono Chiese domestiche».
Allora, ottimista per il futuro? «Senza dubbio – riflette ancora Valagussa -. Le catechiste e i catechisti si stanno mettendo in gioco, stanno, loro per primi, rinnovandosi, tanto è vero che 30 parrocchie della Diocesi hanno richiesto, dopo la “Quattro giorni” di essere aiutate ad avviare, per il prossimo anno, il nuovo itinerario. Un gran bel segno di una Chiesa viva, che cammina unita sui sentieri di oggi». I catechisti sono certamente tra i protagonisti principali dei nuovi cammini dell’iniziazione cristiana, proprio perché dal tipo e dalle modalità dell’insegnamento, che già alcuni di loro propongono, passa la concretezza di quella che finora è una sperimentazione, ma che già coinvolge un numero rilevante di educatori. Lo dice don Ivano Valagussa, responsabile del Servizio per la catechesi, che sottolinea i temi della “Quattro giorni catechisti” svoltasi all’inizio di questo anno pastorale con il titolo “Mi indicherai il sentiero della vita”, centrata proprio sulle novità dell’iniziazione.«Negli incontri che abbiamo promosso in 15 sedi diverse, con 5 mila persone coinvolte e 40 coordinatori, abbiamo voluto dare voce e risposte alle domande di senso che provengono dalla “base” dei catechisti: anzitutto, cosa significa portare l’Annuncio in un mondo scristianizzato e come affrontare l’itinerario rinnovato. Naturalmente una delle questioni fondamentali è stata la formazione dei catechisti stessi. A tale proposito, devo dire che ho potuto constatare una sostanziale soddisfazione da parte di coloro che operano dove già si attua la sperimentazione, specie per quanto riguarda il coinvolgimento dei ragazzi e dei genitori negli appuntamenti, sia ecclesiali sia di semplice aggregazione. Una sintonia che permette, mi pare importante evidenziarlo, sinergie più costruttive tra la parrocchia, le sue articolazioni, ad esempio l’oratorio, e il territorio circostante, anche a livello di comunità pastorali e di decanati. Credo – continua don Valagussa – che un’iniziazione condotta con un discernimento preciso e tappe chiare sia una delle migliori risposte all’interrogativo iniziale che ci eravamo posti nella “Quattro giorni”, inerente a un annuncio capace di essere fecondo e non ripetitivo, all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo. Tutto ciò richiede evidentemente strumenti anche didattici rinnovati – anche questo potrà essere molto utile -, un accompagnamento sul quale ritengo che si debba puntare con decisione per il domani, così come sul coinvolgimento delle famiglie. Famiglie che sono Chiese domestiche».Allora, ottimista per il futuro? «Senza dubbio – riflette ancora Valagussa -. Le catechiste e i catechisti si stanno mettendo in gioco, stanno, loro per primi, rinnovandosi, tanto è vero che 30 parrocchie della Diocesi hanno richiesto, dopo la “Quattro giorni” di essere aiutate ad avviare, per il prossimo anno, il nuovo itinerario. Un gran bel segno di una Chiesa viva, che cammina unita sui sentieri di oggi».

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