«Le tensioni non sono salutari e creano un clima che aggrava la situazione internazionale che è di per sé grave. Io credo che l’importante sarebbe eliminare le tensioni, discutere sui punti che sono controversi, ma senza entrare in polemica e senza entrare in tensioni». Così si è espresso il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulle tensioni tra Stati Uniti ed Europa, a margine dell’incontro «Un dialogo internazionale per connettere i giovani al futuro», organizzato a conclusione dei festeggiamenti per i venticinque anni dell’Osservatorio for independent thinking, presso l’Auditorium Antonianum di Roma.
L’invito al Board of Peace su Gaza
Sul Board of Peace su Gaza, ha proseguito il porporato, «Trump sta chiedendo a vari Paesi di partecipare, mi pare di aver letto che anche l’Italia sta riflettendo se aderire o meno. Anche noi abbiamo ricevuto l’invito al Board of Peace per Gaza, il Papa l’ha ricevuto e stiamo vedendo che cosa fare, stiamo approfondendo, credo che è una questione che esige un po’ di tempo per essere considerata e per dare una risposta».
Parolin ha precisato che la Santa Sede non partecipa da un punto di vista economico, «non siamo neanche in grado di farlo, però evidentemente ci troviamo in una situazione diversa rispetto agli altri Paesi, quindi sarà una considerazione diversa, ma io credo che la richiesta non sarà quella di partecipare economicamente».
Il rispetto del diritto internazionale
Su Donald Trump – che a Davos ha affermato di amare l’Europa, ma di non gradire la direzione che sta prendendo – il Segretario di Stato ha detto che «questo è un suo punto di vista, basta rispettare il diritto internazionale, credo che sia questo l’importante, al di là dei sentimenti personali, che sono legittimi, ma rispettare le regole della comunità internazionale».
Libertà di stampa e fiducia nella stampa
Infine, sulla libertà di stampa il porporato ha detto che «è importantissima la fiducia nella stampa», ma è altrettanto importante «l’uso responsabile della stampa, credo che sia questa la parola: un uso responsabile della stampa per cui si cerca di costruire e non di polarizzare o di distruggere».
Venezuela, un Paese bellissimo
«Il Venezuela è un Paese bellissimo, me lo sono goduto nei quattro anni in cui sono stato Nunzio apostolico a Caracas. È stata un’esperienza emozionante», ha affermato il cardinale Parolin rispondendo alle domande dei giornalisti Maria Latella e Luciano Fontana durante l’incontro presso l’Auditorium Antonianum.
Tra il 2009 e il 2023, ha aggiunto, «c’erano grosse difficoltà a livello politico, quando sono arrivato c’era tensione tra l’episcopato e Chavez, perché l’episcopato esprimeva critiche sulla linea politica del presidente, poi le cose sono peggiorate. Adesso ci troviamo in questa nuova situazione di enorme incertezza, difficile prevedere quale sarà l’evoluzione. L’importante è venire incontro alla popolazione che vive una situazione di grande crisi», ha concluso.
Iran e «Terza Guerra Mondiale a pezzi»
Il Segretario di Stato ha ricordato poi il punto di vista della Chiesa nei conflitti: «Una crisi comporta sofferenze inaudite da parte della popolazione. Questo è lo sguardo della Santa Sede. Prima di tutto c’è l’attenzione alle popolazioni, non dobbiamo considerare i numeri, ma i volti», ha detto rispondendo a una domanda sulle proteste in Iran. Ha quindi ammesso che l’espressione usata da Papa Francesco per descrivere la situazione internazionale – la «Terza Guerra Mondiale a Pezzi» – è diventata una «realtà». Non sempre però le formule rendono ragione della complessità: «Mi dispiace – ha aggiunto – che poi queste frasi diventino slogan senza incidenza sulla realtà e senza che si trovino soluzioni. Questo è un grande limite del mondo».
Rispondendo ancora a una domanda sulla minaccia nucleare, posta da una studentessa di un liceo di Roma, il porporato ha ribadito che «la Santa Sede ha sempre operato per il disarmo. Dobbiamo ridurre gli armamenti, perché una volta che ci sono, poi vengono usati. La Santa Sede sostiene l’immoralità non solo dell’uso, ma del possesso delle armi nucleari».
Il conflitto israelo-palestinese
Il cardinale Parolin si è quindi detto convinto che la situazione conflittuale tra Israele e Palestina sia la chiave della pace in tutto il Medio Oriente: «Quando questa si sarà risolta – ha commentato – si risolveranno anche le altre. La Santa Sede da dieci anni ha riconosciuto lo stato di Palestina».
Rispondendo infine alla domanda di una studentessa di un liceo scientifico di Cosenza, il Segretario di Stato ha ribadito quella che è la soluzione «ancora viabile» sostenuta dalla Santa Sede: «La formula di due popoli in due Stati la riteniamo ancora fattibile, ma l’importante è trovare un accordo e dare una speranza al popolo palestinese. Vediamo cosa succederà al Board of Peace su Gaza. Si tratta di essere creativi e trovare una formula che assicuri ai palestinesi il diritto a vivere in pace nella loro terra».



