Si chiamano Death Café, letteralmente i “Caffè della morte”, ma sono l’opposto di un luogo di ritrovo lugubre per persone affrante vestite di nero. Li ha ideati nel 2004 il sociologo svizzero Bernard Crettaz quando ha capito che la nostra società ha bisogno di uno spazio in cui condividere pensieri, angosce ed esperienze legate alla nostra finitezza, per provare a darle un senso. E non è casuale che di mezzo ci siano tazze di the, caffè e biscottini: niente ci unisce come l’atto di mangiare insieme. Un rito che crea legami e invita al dialogo.
Una formula che CBM Italia – organizzazione internazionale impegnata nella salute, l’educazione, il lavoro e i diritti delle persone con disabilità nel mondo e in Italia – ha deciso di riprendere e fare propria. È nato così “Questioni di vita e di morte”, il Death Cafè di CBM, che riprende il titolo da una frequentatissima rubrica on line aperta alle domande del pubblico.
Per l’occasione una sala riunioni della sede milanese di CBM in via Melchiorre Gioia 72 viene trasformata in un accogliente salotto con tavolini disposti in piccoli gruppi. Il numero dei partecipanti è ristretto a 20/25 persone su prenotazione proprio per conservare un’atmosfera intima (sono per lo più persone sconosciute tra loro) e per mettere ancora di più tutti a proprio agio, prima di cominciare, ci si impegna alla riservatezza: tutto quello che verrà detto durante la conversazione resterà tra le mura del Death Café.
A condurre il prossimo incontro (previsto per il 3 febbraio nella sede milanese di CBM di via M. Gioia 72, con ingresso libero su prenotazione), ci sarà Marina Sozzi, filosofa e tanatologa, da anni dedita allo studio dei temi della morte e del morire nella nostra cultura. Per dirla con le sue stesse parole, Marina si occupa di capire come gli uomini rappresentano, temono, sfidano o accettano il proprio morire, e come piangono, ricordano e onorano i propri morti. La sua guida è un aiuto prezioso per condurre la discussione in maniera libera, aperta e rispettosa.
Insieme a lei don Mauro Santoro, sacerdote della Diocesi di Milano, da anni assistente spirituale presso la Fondazione don Carlo Gnocchi e presidente della Consulta Comunità cristiana e disabilità “O tutti o nessuno”.
Ma quella milanese sarà solo la prima tappa di un tour che coinvolgerà anche le città di Torino e Roma.
La riflessione sulla vita e la morte è anche alla base del testamento solidale, ovvero un testamento che include una donazione a favore di un ente benefico. Un modo per tramandare i nostri valori e lasciare una traccia di noi, sostenendo le cause e i progetti in cui crediamo, senza mettere a rischio i diritti dei nostri familiari.
Per info e prenotazione al Death Cafè di CBM Italia:
tel 02-72093670 – donatori@cbmitalia.org













