Sabato 3 maggio, festa degli apostoli Filippo e Giacomo, la Basilica di S. Carlo al Corso ha accolto numerosi fratelli e sorelle venuti per mettersi in ascolto della Parola. P. Luca Fallica, abate di Montecassino, ha introdotto il quinto incontro del percorso biblico con una meditazione intitolata: «Pietro, mi ami tu più di costoro?»
La chiesa di San Carlo al Corso a MilanoSabato 3 maggio, p. Luca Fallica, abate di Montecassino, ha introdotto all’ascolto di Gv 21, 15-23 a conclusione del percorso biblico sulla relazione d’amore nella Scrittura. La scelta di questa pagina evangelica ha chiamato tutti a fissare lo sguardo su Pietro, sulla relazione d’amore con Gesù, e su quanti sono chiamati alla cura pastorale.
In un momento di così delicati passaggi nella Chiesa, la meditazione del Vangelo secondo Giovanni è stata occasione privilegiata per mettersi in ascolto dello Spirito e consegnare la Chiesa a Lui che è fuoco d’amore.
Dopo aver allargato lo sguardo al contesto più ampio dell’intero capitolo 21, e ad alcuni versetti del capitolo 18 sul rinnegamento di Pietro, p. Fallica ha voluto fissare lo sguardo su Pietro con una attenzione, in particolare, alle parole ed espressioni che l’Evangelista ripete. Per esempio, una di queste è la triplice ripetizione della domanda di Gesù che richiama il rinnegamento di Pietro e il tradimento.
“A questo proposito”, ha sottolineato p. Fallica, “è importante notare che Pietro non è solo nel momento del rinnegamento. C’è, infatti un altro discepolo che permise a Pietro di entrare nel cortile del sommo sacerdote. È un discepolo anonimo di cui non sappiamo il nome e che potrebbe essere identificato con il discepolo amato presente anche in Gv 21.”
La meditazione di p. Fallica ha mostrato come Giovanni unisce quanto accade nel cortile a ciò che accade nel palazzo. Le due scene (Gv 21,17-18 e Gv 21,25-27) sono identiche: all’interno, Gesù è interrogato sui suoi discepoli e sul suo insegnamento (v.19); all’esterno Pietro viene interrogato sulla sua appartenenza al gruppo dei discepoli. È singolare che questo avvenga proprio nel cortile dove Pietro è con il discepolo amato che, al contrario, non nega e tace.
In entrambe le domande rivolte a Pietro risuona un “anche”. Questa parola sembra alludere all’altro discepolo, l’amato, che viene implicitamente proclamato discepolo di Gesù.
Il discepolo amato torna anche in Gv 21 quando Pietro è interrogato sulla sua relazione d’amore con Gesù. Tale relazione si manifesta pienamente nel discepolo anonimo che è rimasto nell’amore.
“È l’amore che ci lega al Signore e ci permette di rimanere discepoli in ogni circostanza della nostra vita”, ha affermato p. Fallica aggiungendo: “È la qualità dell’amore che consente la sequela e, a sua volta, permette di vivere il ministero che ci viene affidato.”
Il discepolo amato è totalmente immerso nella relazione d’amore. Vede l’amore gratuito che dona senza ricevere nulla in cambio, e vede anche la pienezza dell’amore nella reciprocità e nell’amicizia. “La nostra vita” ha concluso p. Fallica “ha bisogno di entrambe le qualità dell’amore. Se viviamo solo nella gratuità prima o poi le batterie si scaricano. Abbiamo tutti bisogno di trovare i luoghi dove ricaricare e questi luoghi di reciprocità sono le amicizie e la relazione con Gesù. Questi grembi di reciprocità ci devono consegnare alla gratuità delle relazioni.”
Questa pagina che conclude il Vangelo secondo Giovanni mostra che Pietro è chiamato a seguire Gesù come il discepolo amato, colui che non ha mai smesso di seguirlo.
“Il discepolo che Gesù amava ricorda a Pietro e a noi l’ a priori dell’amore di Dio per noi. L’amore di Dio ci precede sempre, noi non possiamo anticiparlo, occorre anzitutto lasciarci amare. Pietro non deve amare di più, ma amare imparando anche dai propri compagni come si ama il Signore. Questa è l’attenzione autenticamente ecumenica e sinodale che dovrebbe animare la Chiesa. Non si tratta solo di cercare la comunione attraverso le differenze, ma occorre fare qualcosa di più: capire che ciascuno ha bisogno della differenza dell’altro per essere veramente se stesso e per servire la Chiesa secondo l’incarico che Gesù affida a ciascuno.”