Primo appuntamento del nuovo anno a Milano con i fedeli dei Decanati Baggio e Gallaratese. Dove gli incontri si sono già svolti i vicari episcopali di Zona vanno nelle singole parrocchie. Il passo successivo compete al vicario generale, monsignor Delpini, che spiega il cammino da compiere

di Annamaria BRACCINI

Monsignor Mario Delpini

Venerdì 7 ottobre, con l’incontro con i fedeli dei Decanati Baggio e Gallaratese, riprenderà la Visita pastorale feriale del cardinale Angelo Scola, che ormai ha raggiunto la metà dei Decanati. Laddove c’è già stata la Visita da qualche mese, si è già nella seconda fase e si sta avviando la terza, che è affidata direttamente alla supervisione del Vicario generale, monsignor Mario Delpini, al quale abbiamo chiesto a che punto è e come progredisce, nel suo complesso, la Visita. «La seconda fase – spiega – è quella che richiede più tempo e più impegno, perché il Vicario episcopale di Zona, con le modalità che ha concordato con i Decani, appunto, della sua Zona di pertinenza, esegue una visita capillare, cioè incontra le singole parrocchie. Certo, si tratta di un frammento nella vita di queste ultime, ma l’obiettivo è cogliere quello che vi è, in esse, di più significativo, soprattutto in vista del passo da compiere e delle priorità da perseguire nell’immediato futuro. Questa è la fase attualmente in corso nei Decanati dove si è già realizzata la presenza dell’Arcivescovo. La terza fase, invece, sta per iniziare. Si tratta del momento in cui viene formalizzata un’indicazione di cammino, elaborata attraverso il lavoro dei Consigli pastorali e dei vari organismi delle Comunità. Il Vicario generale si fa carico di un testo in cui queste indicazioni vengono formalizzate e incoraggiate dal Vescovo».

Ciò accade Decanato per Decanato? Ognuno può decidere quale sia la priorità esistente nel proprio territorio?
Le decisioni sono prese non solo per Decanato, ma piuttosto per singola parrocchia o Comunità pastorale. Quindi, ogni soggetto ecclesiale operativo dovrà individuare queste modalità da perseguire.

Quanti Decanati sono già alla seconda fase avanzata e quanti stanno accedendo alla terza?
La terza, come ho detto, sta cominciando, diciamo che siamo solo agli inizi. Infatti, stiamo definendo il calendario. In alcuni luoghi, dove mi sarà possibile, andrò personalmente.

Qual è la sua sensazione relativamente a ciò che emerge nella seconda fase? Le parrocchie e Comunità pastorali stanno percorrendo un cammino concreto, così come vuole il Cardinale, perché la Visita non rimanga qualcosa di episodico legato solo all’assemblea iniziale?
Questa Visita naturalmente non è un evento isolato, perché la sua natura è quella di una verifica, quindi non è un evento – per quanto importante in considerazione della presenza dell’Arcivescovo -, che si aggiunge alla vita ordinaria, ma è proprio l’occasione per comprendere come stanno andando le cose. Dovrebbe, insomma, raccogliere valutazioni, considerazioni, prospettive su quanto si è vissuto in questi anni. Anche l’assemblea con l’Arcivescovo non è un episodio isolato, ma è un’occasione. Di questo e di come si realizza il dialogo tra lui e la gente, il Cardinale è molto soddisfatto, perché ha l’impressione che, appunto, ci si confronti, si rifletta su quello che si fa o che non si riesce a fare, si individuino percorsi promettenti per il futuro. Anche i Vicari episcopali di Zona ritengono che la Visita sia gradita, e sia, anzitutto, sentita come una forma di vicinanza e di attenzione del Vescovo. Questo aspetto d’incoraggiamento e consolazione è già un elemento significativo. La novità di questa Visita rispetto alle altre è che le vie per il futuro non sono dettate dall’Arcivescovo, ma sono raccolte dalle consultazioni locali.

Quindi un livello di base, come più volte il Cardinale dice, cioè, un giocarsi sia personale sia comunitario…
Sì. È un assumersi la propria responsabilità – certo, alla luce delle indicazioni dell’Arcivescovo, del cammino della Chiesa universale, dei valori che il Papa richiama – comprendendo la concretezza della realtà in cui si è inseriti come cristiani ed evidenziando gli ambiti prioritari di intervento, la famiglia, piuttosto che i giovani, i migranti o la pastorale caritativa.

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