Bruno Pizzul riflette sull’ulteriore conferma del cedimento educativo di uno sport popolare

a cura di Maria Michela NICOLAIS

bruno pizzul giornalista sportivo

Uno scandalo «devastante», che arriva addirittura alla formulazione di capi d’imputazione come «associazione a delinquere» e che – per la prima volta in Italia – contiene «implicazioni anche di denaro riciclato in Paesi lontani». È l’ennesimo scandalo che ha travolto il mondo del calcio, con arresti di importanti giocatori di serie A, coinvolgimento di allenatori, perquisizioni in casa di presidenti, fino alle incursioni delle forze dell’ordine nel ritiro della Nazionale di calcio a Coverciano, dove gli azzurri si allenano a pochi giorni dagli Europei. A descriverlo in questi termini è Bruno Pizzul, storico telecronista e commentatore sportivo. Lo abbiamo intervistato.

Come valutare quello che leggiamo in questi giorni sul “calcioscommesse”?
Purtroppo si tratta di un’ulteriore conferma del momento di grave crisi, del deficit di carattere etico che caratterizza il nostro calcio. Ormai possiamo dire che si tratta di situazioni ricorrenti, ma stavolta la sensazione è che siamo in presenza di qualcosa di ancora più grave. In precedenza, infatti, si trattava di aggiustamenti di partite, di accordi truffaldini all’interno del movimento calcistico nostrano. Adesso si parla addirittura di associazione a delinquere con implicazione – ed è la prima volta in Italia – anche di riciclaggio di denaro in Paesi lontani. Quello a cui assistiamo è sicuramente un fenomeno molto inquietante, ferma restando la prudenza nel valutare la situazione e i suoi sviluppi.

Secondo lei si tratta di un fenomeno che si poteva prevedere?
Questo che stiamo attraversando è certamente un momento particolarmente difficile, ma direi che c’è stato un movimento quasi anticipatorio dei fatti di questi giorni. Il Gip di Cremona, per esempio, mentre ancora sta indagando, ha già parlato della necessità di un’amnistia generale, che a suo avviso è l’unico modo per uscirne. Ma il lavoro di Cremona non è isolato: si sta lavorando anche nei Tribunali di Napoli e di Bari, e siamo ancora alle prime avvisaglie…

Quali conseguenze può avere lo scandalo che ha travolto i vertici calcistici, sui giovani che praticano questo sport?
Noi tutti comprendiamo che in un mondo come quello di oggi, dove sono ormai caduti i valori fondamentali, è difficile individuare agenzie educative. Lo sport, se viene praticato in maniera giusta, può diventare anche un percorso educativo, se non altro perché insegna il rispetto delle regole e rappresenta un corretto approccio verso la legalità. Al di là dello stato di salute morale del nostro calcio questa situazione dei nostri vertici calcistici, davvero devastante, non consente invece di utilizzare la pratica sportiva come un percorso di crescita, per i giovani, non solo agonistica e tecnica, ma anche civile e morale.

Quali potrebbero essere, allora, le proposte per cercare d’invertire la tendenza?
La prima risposta che mi viene, d’istinto, è: fermiamoci! Certo, fermare il calcio in Italia non è facile, ma c’è una corrente di pensiero, forse paradossale, che comincia a esprimersi in questo senso. Ed è un segnale da non lasciare cadere. Sicuramente non ci aiuta, in questa direzione, il fatto che gli organi che stanno ai vertici del calcio, cioè la Federazione e la Lega, siano caratterizzati da un tasso di litigiosità esasperato, perché concentrato solo sulle cose da fare per reperire risorse finanziarie, scavalcando in questo modo tutte le regole del fair-play

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