Con l’incontro alle 21 nella parrocchia di San Gaetano si compie la Visita pastorale dell’Arcivescovo in un Decanato caratterizzato da un intenso pendolarismo per motivi di studio o di lavoro verso Milano, Lodi e Pavia, come spiega il decano don Giorgio Maria Allevi

di Cristina CONTI

Giorgio Maria Allevi

Giovedì 27 ottobre la Visita pastorale del cardinale Angelo Scola farà tappa a Melegnano dove, alle 21, incontrerà i fedeli del Decanato nella parrocchia di San Gaetano (via Olmi, 2, località Quartiere Giardino). «Ci siamo ritrovati tra sacerdoti e insieme ai laici per elaborare una fotografia del territorio e le domande da presentare al Cardinale – così il decano don Giorgio Maria Allevi, parroco di Santa Maria in Calvenzano a Vizzolo Predabissi, illustra la fase di preparazione all’incontro con l’Arcivescovo -. Abbiamo preparato quesiti molto concreti legati alla vita decanale per coinvolgere le persone, mentre l’avviso di questo appuntamento è stato dato attraverso la nostra stampa parrocchiale e con un volantino esposto.

Come siete organizzati?
In totale sono undici parrocchie e sei parroci (Siziano, Locate Triulzi, Lacchiarella, Melegnano, Carpiano e Vizzolo): alcune realtà infatti sono state accorpate. Il centro abitato che raccoglie il numero maggiore di persone è comunque Melegnano. Una zona che in passato ha avuto un grande sviluppo agricolo e dove, un tempo, si incontravano prevalentemente cascine. Gli abitanti qui sono soprattutto pendolari che vanno avanti e indietro da Milano per motivi di lavoro. In molti hanno scelto di venire a vivere qui. Ci sono, infatti, molte aree verdi e la zona è ben servita da strade, ferrovie e telecomunicazioni.

Quali sono le problematiche pastorali?
Il nostro è un Decanato con molti riferimenti esterni: alcune zone gravitano su Lodi, altre su Pavia e altre ancora su Opera e Rozzano per motivi di lavoro e di studio. Ci sono difficoltà a creare momenti comuni per i laici nella Chiesa, a coinvolgerli nella vita della comunità. Dopo l’incontro con il Cardinale vedremo in concreto quali sono gli ulteriori passi da compiere per dare un senso al Decanato.

I giovani partecipano attivamente alla vita della comunità?
La partecipazione è relativa ad alcune proposte. Se c’è il coadiutore, il gruppo funziona. La Pastorale giovanile è coordinata da Melegnano e a Vizzolo una suora si occupa dei giovani con un buon numero di ragazzi. Anche a Locate e Lacchiarella a frequentare sono in tanti. Ma se si guarda alla grande realtà che c’è in giro ci si rende conto che i numeri sono poi così grossi.

E gli anziani?
C’è la casa di riposo Castellini, una realtà molto forte nel seguire gli anziani e le loro esigenze. Ci sono poi iniziative di carattere culturale con studi e convegni che hanno una buona partecipazione. Funziona molto bene l’iniziativa dei ministri straordinari dell’Eucaristia: così, anche quando i sacerdoti sono occupati, si riesce ad arrivare anche alla domenica da tutti coloro che non possono muoversi: insomma, è un servizio seguito e capito bene.

La crisi economica si è sentita molto?
Come dappertutto. Siamo una zona agricola e le aziende di questo settore oggi fanno fatica. A Melegnano la Caritas è molto attiva per dare risorse immediate a chi ha necessità, con interventi a lunga scadenza. Ci sono alcuni profughi aiutati dalla Caritas in collaborazione con altre associazioni, altri che non risiedono in Decanato, ma che sono comunque vicini e non sempre purtroppo sono stati gestiti bene.

L’immigrazione è consistente?
Sì, ma è diffusa, non concentrata in una zona. Gli stranieri si ritrovano in piccoli gruppi e sono ben inseriti nella comunità. Le realtà più presenti sono sudamericani, africani, indiani e cinesi, una grande varietà che però rimane omogenea perché non c’è una nazionalità che supera le altre. A Lacchiarella c’è un monastero copto, punto di riferimento per alcuni stranieri. Mentre a Melegnano si sta discutendo sull’opportunità o meno di costruire una moschea.

 

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