Famiglia, giovani, scuola, pastorale d’insieme sono alcune delle tematiche sulle quali verterà il dialogo con l’Arcivescovo in visita pastorale: appuntamento alle 21 nella Basilica di Santa Maria Assunta. Parla il decano monsignor Ivano Valagussa

di Cristina CONTI

Don Ivano Valagussa
Don Ivano Valagussa

Giovedì 5 maggio la Visita pastorale feriale del cardinale Angelo Scola farà tappa a Gallarate. Alle 21 l’Arcivescovo incontrerà i fedeli del Decanato nella Basilica di Santa Maria Assunta (piazza Libertà). Il decano monsignor Ivano Valagussa presenta il territorio: «Siamo in tutto 36 parrocchie, 12 Comuni e 152 mila abitanti. È un Decanato molto esteso e con urgenze pastorali diverse: Gallarate e Cassano Magnano, per esempio, sono più cittadine, mentre la zona a nord è fatta da piccole parrocchie. Cerchiamo perciò di unire al lavoro delle Comunità pastorali quello delle zone omogenee, anche se non è semplice, per venire incontro a tutte le necessità che si presentano».

La crisi economica si è sentita molto?
Sì, prima ha colpito l’industria tessile, poi le piccole imprese. La Caritas segue diverse famiglie, 250 solo a Gallarate Centro, mentre il Fondo di Solidarietà familiare si impegna, con una buona partecipazione, a pagare mensilmente le bollette delle famiglie che hanno più bisogno (circa 60).

Gli immigrati sono molto presenti?
Sì, a Gallarate ne abbiamo una percentuale altissima, che si aggira tra il 16 e il 16,5%. La nostra città è crocevia verso altri territori, per la presenza della stazione e dell’aeroporto. Si sta lavorando per sensibilizzare verso questa situazione. Da un lato la Caritas viene in aiuto a chi è in situazioni di disagio (per il 50% si tratta di stranieri), c’è poi la mensa “Ristoro del buon Samaritano” organizzata dalle parrocchie della città di Gallarate al lunedì e al sabato, e la Casa di Francesco per chi ha problemi abitativi. Dal punto di vista culturale cerchiamo di portare avanti il dialogo con i musulmani, abbiamo fatto incontri per conoscerci reciprocamente e due anni fa la Marcia per la Pace che ha visto la presenza di 3 mila persone. È importante continuare a dialogare, incontrarsi e confrontarsi anche con i migranti cristiani e cattolici.

Come vi siete preparati all’incontro con l’Arcivescovo?
La preparazione, affidata al Consiglio pastorale decanale appena rinnovato, è stata molto bella. Secondo le indicazioni che l’Arcivescovo ha dato nella sua Lettera pastorale Educarsi al pensiero di Cristo, abbiamo toccato diversi punti: la liturgia, la catechesi, la carità, l’educazione. Abbiamo preparato una scheda a cui hanno collaborato tutti i Consigli pastorali con un lavoro di verifica e bilancio che ha coinvolto anche associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali. Sono state elaborate domande da presentare nel corso della serata. Sia l’Assemblea decanale dei sacerdoti, sia il Consiglio pastorale decanale hanno raccolto materiale utile per l’incontro con il Cardinale e per il lavoro da fare.

Quali le attese?
Sono alte. Lo dimostrano le domande emerse, il lavoro di verifica e le ipotesi di concretizzazione. Le domande, per esempio, sono state raccolte dalle parrocchie direttamente dalla gente: sono in tutto otto e riguardano le urgenze della vita cristiana di oggi. Innanzitutto la famiglia come soggetto di evangelizzazione, una tematica molto sentita e sollecitata sia dall’Arcivescovo, sia da papa Francesco con l’Amoris Laetitia. Poi il lavoro di comunione nella varietà dei carismi per la nascita delle Comunità pastorali (ne abbiamo sette e altre quattro in via di realizzazione): questa costituzione crea difficoltà nel cammino, ma anche stimoli nuovi di comunione e concentrazione delle attenzioni pastorali in ambito missionario. Una domanda verterà sui giovani: alla domenica nelle celebrazioni c’è carenza di bambini e ragazzi. Bisogna fare attenzione a interpellare e coinvolgere i giovani presenti in città che ancora non hanno incontrato la pastorale giovanile. La nostra città è caratterizzata da un buon clima culturale, con cinema e un teatro delle arti che da più di 50 anni fa proposte di alto livello: sono realtà da rilanciare, favorendo il dialogo con la cultura contemporanea. Ci piacerebbe affrontare con maggiore chiarezza ed energia la pastorale scolastica, coinvolgendo gli insegnanti, e in particolare quelli di religione, nel rispetto della laicità. Da noi ci sono molte iniziative di doposcuola: solo a Gallarate coinvolgono 120-130 ragazzi ogni anno. Anche su questo tema vorremmo ricevere indicazioni e orientamenti pastorali dall’Arcivescovo.

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