Presentata “Laudato si’”, la seconda enciclica di papa Bergoglio, primo documento pontificio interamente dedicato al creato. Il Santo Padre denuncia gli eccessi tecnocratici e finanziari, sottolinea il contributo che può venire dalle Chiese e dalle religioni alla riflessione sulla “casa comune” e chiude con una nota di speranza: «Non tutto è perduto, l’uomo può ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi»

di Rita SALERNO

Laudato si'_Centro Ambrosiano

È il dialogo la parola chiave e al tempo stesso quella che percorre tutto il testo – al punto da diventare lo strumento per affrontare e risolvere i problemi – della seconda enciclica di papa Francesco, Laudato si’, presentata oggi in Vaticano. Nel primo documento ufficiale per tutti i cattolici interamente dedicato al creato, articolato in sei capitoli per complessive 187 pagine, papa Bergoglio si propone di entrare in dialogo con tutti riguardo alla terra, casa comune.

L’enciclica, che prende il nome dall’invocazione del Cantico delle creature di San Francesco, è un invito a riconoscere «la ricchezza che le religioni possono offrire per un’ecologia integrale e per il pieno sviluppo del genere umano». Fin dalle prime righe (firmato il 24 maggio, solennità di Pentecoste), si sottolinea che anche «altre Chiese e comunità cristiane, come pure altre religioni, hanno sviluppato una profonda preoccupazione e una preziosa riflessione sul tema dell’ecologia». Più volte il Papa cita il contributo del Patriarca ecumenico Bartolomeo e di altri protagonisti di questo impegno ecologista.

Nel testo si passa da un esame della situazione prendendo spunto dalle più avanzate acquisizioni scientifiche, per poi avviare un confronto approfondito con la Bibbia e la tradizione giudeo-cristiana. Dall’analisi emerge chiaramente che la radice dei problemi risiede nella tecnocrazia e nell’eccessivo ripiegamento autoreferenziale dell’essere umano. Alla base dell’enciclica c’è una proposta imperniata su una «ecologia integrale che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali, legate in maniera inscindibile con la questione ambientale».

Di qui l’invito di papa Francesco a promuovere un confronto onesto, intessuto di processi decisionali trasparenti, a ogni livello della vita sociale, economica e politica. In questo scenario il Santo Padre ricorda che nessun progetto può essere efficace se non è animato da una coscienza formata e responsabile, offrendo elementi di riflessione per una crescita a livello educativo, spirituale, ecclesiale, politico e teologico. Il testo si conclude con due preghiere: la prima offerta a quanti credono in un Dio «creatore onnipotente»; l’altra proposta a quanti professano la fede in Gesù Cristo, al ritmo del ritornello Laudato si’ con cui il documento si apre e si chiude.

Nell’enciclica Francesco riprende molti temi cari a san Giovanni Paolo II, come «la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata». In particolare Bergoglio ribadisce quanto affermato da Wojtyla, precisando che «la Chiesa difende sì il legittimo diritto alla proprietà privata, ma insegna anche con non minor chiarezza che su ogni proprietà privata grava sempre un’ipoteca sociale, perché i beni servano alla destinazione generale che Dio ha dato loro». Il Papa, che si batte da sempre per sradicare la cultura dello scarto, tipica di una società poco attenta ai bisogni degli esclusi e degli emarginati, arriva a puntare il dito contro il dominio assoluto della finanza e in particolare degli istituti bancari, pronti a far pagare un prezzo altissimo alle popolazioni per salvaguardare i propri interessi.

Cambiare rotta, dunque, per il Pontefice significa interrogarsi, prima di tutto, su che tipo di mondo desideriamo trasmettere a chi verrà dopo di noi e ai nascituri, per poi attuare una conversione ecologica basata anche su nuovi stili di vita. E soprattutto offrendo all’umanità un messaggio chiaro di speranza, perché «non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi».

 

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