Visita pastorale del cardinale Scola, che alle 21 incontrerà i fedeli del Decanato nella chiesa di San Martino. Parla il decano don Alberto Maria Capra

di Cristina CONTI

Alberto Maria Capra

Mercoledì 1 febbraio il cardinale Angelo Scola si recherà in Visita pastorale a Cinisello Balsamo (Mi). Alle 21 incontrerà i fedeli del Decanato nella chiesa di San Martino (via San Paolo 18 – loc. Balsamo). «In preparazione a questo appuntamento abbiamo rivolto molto tempo alla preghiera – dice il decano don Alberto Maria Capra, parroco di Sant’Ambrogio a Cinisello -. Abbiamo cercato di coinvolgere le diverse parrocchie nella relazione da presentare al Cardinale. L’aspetto bello è la coincidenza dei confini del Decanato con quelli della città. Anche se al momento non abbiamo Comunità pastorali, riusciamo a fare un buon lavoro d’insieme in diversi ambiti, per esempio con l’équipe sociale, la Caritas, l’iniziazione cristiana, l’équipe missionaria e così via. La stessa relazione è stata frutto delle indicazioni delle diverse équipes, poi confluite in un unico testo.

Come è organizzato il Decanato?
Comprende sette parrocchie. Abbiamo una presenza religiosa significativa con i padri Paolini, le ausiliarie diocesane, le suore del Cottolengo, tanto per fare qualche nome. Le attività parrocchiali sono ben frequentate e la dimensione cittadina si unisce a quella paesana. Alcuni ambiti, come l’oratorio, rimangono più vicini alla dimensione paesana: sono infatti ben frequentati e soprattutto l’oratorio estivo riesce a riunire moltissimi ragazzi. Altre realtà risentono invece della vicinanza a Milano, come quella della fascia dei giovani tra i 20 e i 30 anni, più difficile da intercettare.

Quali le attese della Visita?
Le nostre parrocchie hanno caratteristiche diverse. Alcune come San Pio X si trovano in Comuni diversi. San Martino e Sant’Ambrogio, una a Balsamo e l’altra a Cinisello, sono le più tradizionali e antiche. San Pietro Martire alla Crocetta, invece, ha una presenza di stranieri molto forte: ci sono infatti 72 nazionalità diverse e il 60,70% dei residenti è straniero. Ci sono quindi tante realtà diverse che devono essere conciliate e integrate tra loro.

La presenza di immigrati è consistente?
Soprattutto nella parrocchia di San Pietro Martire in Crocetta. In centro, poi, abbiamo la presenza di case vecchie di corte spesso affittate a stranieri perché hanno un costo basso. Da noi vivono molti egiziani copti, perché qui si trova una delle poche chiese copte della diocesi. C’è poi un buon numero di musulmani, che qui può contare sulla presenza di una propria associazione culturale e di un proprio luogo di preghiera.

La crisi economica si è sentita molto da voi?
Sì e non è un fenomeno recente. Siamo stati parte della “Stalingrado d’Italia”, perché qui avevano sede le grandi aziende: Falck, Marelli, Breda… Cinisello è stata per tanto tempo il bacino della manodopera di queste realtà e quando hanno chiuso ne ha risentito fortemente. Dal 2007 in avanti la crisi economica globale ha gravato sulle spalle dei più giovani: spesso si sente dire che le loro famiglie vengono mantenute dai genitori. Negli anni passati abbiamo avuto l’esperienza “Comunità al lavoro”: attraverso due cooperative i disoccupati venivano assunti per sei mesi e poi accedevano agli ammortizzatori sociali. Erano le stesse comunità che raccoglievano i soldi perché le cooperative potessero assumere. In questo modo siamo riusciti ad aiutare in due fasi circa 25-30 persone. Oggi le diverse realtà associative e istituzionali hanno dato vita al “Tavolo delle povertà” che ha promosso diverse iniziative, quali per esempio il social market e la distribuzione del fresco (frutta e verdura non venduta nella grande distribuzione e non consumata nelle mense scolastiche, ndr). Una collaborazione tra associazionismo, pubblico e realtà ecclesiali davvero eccellente.

 

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