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Parliamone con un film

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Giustizia

Come parlare dei femminicidi e dell’Italia, con Serpenti

Il film ha la capacità di raccontare con intelligenza i cortocircuiti della giustizia italiana nei femminicidi, che troppo spesso lasciano le vittime inascoltate o senza alcuna tutela

di Gabriele LINGIARDI

11 Settembre 2026
Alessandro Borghi in una scena del film Serpenti

L’aggettivo kafkiano è uno dei più abusati per descrivere opere che mostrano l’insensatezza degli schemi di pensiero umani, della burocrazia che li governa, con un tono sospeso tra l’ironico e il drammatico. A Serpenti calza bene questo termine, ma ce n’è uno che meglio si addice: Serpenti è un film italiano. Perché la storia scritta dai fratelli D’Innocenzo mette a nudo, con lo stile di un’amara barzelletta, le inefficienze e i paradossi della giustizia italiana.

La trama

Incontriamo Paolo Marra negli istanti successivi all’uccisione di sua moglie. Ha deciso di costituirsi, divorato dai sensi di colpa. Ogni tentativo di farsi arrestare è vano, persino l’ammissione dell’omicidio viene respinta: “Questo lo dice lei, non abbiamo prove”. Inizia così un viaggio paradossale in cui l’obiettivo di Marra è di espiare la propria colpa facendosi sbattere in carcere, quello dei personaggi che incontra è di trovare un’attenuante, una scusa o una ragione, per non farlo.

Pietro Castellitto in una scena del film Serpenti

La regia non sempre riesce a mantenere questo tono e ad arrivare a segno. Filmare una sceneggiatura così non è facile. In Serpenti ci sono però dei momenti di altissimo cinema. L’incontro con il poliziotto interpretato da Alessandro Borghi è esilarante (c’è un dialogo da antologia che riguarda un mazzo di chiavi), ma soprattutto la comparsa dell’avvocato interpretato da Pietro Castellitto è un segmento di pura satira che centra il bersaglio.

Un metodo intelligente per parlare di un problema

Quello di Serpenti è un modo molto intelligente per parlare di femminicidi. C’è uno scavo psicologico esagerato, ma al contempo realistico. Sono noti e numerosi i casi veri di donne che si sono rivolte alla giustizia restando inascoltate o senza tutele. Il garantismo si traduce, talvolta, in un’eccessiva tutela dell’aggressore in un sistema dove è più facile venire individuati e puniti per reati minori.

La sceneggiatura fa sì che gli incontri con gli strampalati personaggi portino Marra a riflettere sulle ragioni che l’hanno portato all’omicidio. Un’analisi dei perché e delle condizioni di partenza che lui, però, non vuole fare. Lui vuole solo pagare. Nemmeno questo è possibile, in un’Italia da film (ma forse anche reale) in cui i meccanismi che regolano il funzionamento degli apparati volti alla tutela del cittadino sono come dei serpenti che si aggrovigliano e stritolano sia la vittima che l’aggressore. Non poter essere punito, diventa qui la peggior punizione.

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La scheda del film

Regia di Roberto De Paolis. Con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino, Daniele Parisi.

Genere Drammatico, Italia, 2026, durata 88 minuti.

Uscita cinema giovedì 10 settembre 2026 distribuito da Be Water, Europictures.

 

Temi: femminicidio, giustizia, burocrazia, paradosso, Italia

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