Alcuni appuntamenti del festival hanno onorato il bicentenario della morte del primo e della nascita del secondo

di Giovanni GUZZI
Redazione

In un singolare intreccio di date, il Festival Internazionale della Musica MiTo 2009 celebra contemporaneamente un duplice bicentenario che è anche un singolare passaggio di testimone fra due grandi musicisti. Il 1809 è infatti l’anno della morte di Franz Joseph Haydn e della nascita di Felix Mendelssohn-Bartholdy.
Scelta emblematica, anche nel senso di uno sguardo che dal passato si proietti sul futuro della musica classica, è stata l’affiancare le sonate del primo a varie forme musicali del secondo nel programma della Maratona pianistica di giovani talenti al Teatro Manzoni.
Ma ai due compositori il Festival ha dedicato anche diversi altri concerti. Fra quelli milanesi nei quali si è suonato Haydn, ci piace citare le sinfonie Le Matin, Le Midi, Le Soir singolarmente eseguite a mezzogiorno dall’Accademia d’Arcadia nel cortile del Palazzo del Senato, sede dell’Archivio di Stato, e la sinfonia detta Degli addii al Dal Verme. Quest’ultima è stata purtroppo penalizzata dalla collocazione in apertura del concerto dedicato ai bambini che, intervenuti numerosi per la favola musicale Pierino e il lupo di Prokof’ev, non ne hanno apprezzato la particolare teatralità “sindacale”: nel corso dell’adagio conclusivo i musicisti, direttore incluso, uno alla volta smettono di suonare e si allontanano dalla sala finché non restano che due soli violini… Un’elegante modalità scelta da Haydn per ricordare al proprio mecenate, il principe Esterhazy, che da troppo tempo gli orchestrali non erano autorizzati a fare visita alle rispettive famiglie!
Infine il quartetto, genere che l’inesauribile vena creativa di Haydn ha più assiduamente frequentato, è stato protagonista di un concerto nella chiesa barocca di San Francesco di Paola.
Dal punto di vista logistico la scelta di questa chiesa, affacciata sulla centralissima via Manzoni, ha creato qualche disagio al pubblico che l’ha affollata in ogni suo possibile vano, dagli inginocchiatoi dei confessionali alle balaustre degli altari laterali. Dal lato musicale, invece, difficilmente si sarebbe potuto trovare un luogo altrettanto adeguato ad ospitare gli archi del “Quartetto di Cremona”: per la sua eccellente acustica e per la singolarità della sua pianta… a forma di violino!
Passando dai “muri” alle note, il piglio impetuoso e deciso di un’interpretazione “serrata” ma allo stesso tempo attenta ai pianissimi ed ai temi più cantabili, ha valorizzato composizioni in cui alcuni leggono una sorta di sfida compositiva fra Haydn e Mozart siglata dall’esecuzione, come richiestissimo bis, di un adagio dal primo quartetto in sol maggiore del salisburghese.
Quanto al repertorio di Mendelssohn eseguito in questa terza edizione di MiTo, spicca la serata agli Arcimboldi con la Royal Philarmonic Orchestra diretta da Charles Dutoit e il violino di Salvatore Accardo. Un suono avvolgente e morbido, quello della monumentale istituzione londinese, plasmato dal suo attuale direttore principale svizzero a dipingere la memoria di un viaggio nelle scozzesi isole Ebridi che colpì l’immaginazione di Mendelssohn al punto da dedicarvi l’omonima ouverture da concerto. Una composizione suggestiva a cominciare dal romantico e “ondeggiante” tema iniziale che poi continuamente ricorre nella trama sinfonica compenetrandosi al secondo tema, alternandosi agli echi di fanfara e continuamente arricchendosi di timbri e colori sempre nuovi.
Altrettanto indimenticabile il tema d’apertura del Concerto per violino in mi minore affidato al composto virtuosismo di Accardo: l’interprete ideale per questo capolavoro di serena eleganza classica e trascinante bellezza melodica suggellato dallo spettacolare Capriccio n. 24 in la minore di Paganini offerto come bis a un pubblico entusiasta. In un singolare intreccio di date, il Festival Internazionale della Musica MiTo 2009 celebra contemporaneamente un duplice bicentenario che è anche un singolare passaggio di testimone fra due grandi musicisti. Il 1809 è infatti l’anno della morte di Franz Joseph Haydn e della nascita di Felix Mendelssohn-Bartholdy.Scelta emblematica, anche nel senso di uno sguardo che dal passato si proietti sul futuro della musica classica, è stata l’affiancare le sonate del primo a varie forme musicali del secondo nel programma della Maratona pianistica di giovani talenti al Teatro Manzoni.Ma ai due compositori il Festival ha dedicato anche diversi altri concerti. Fra quelli milanesi nei quali si è suonato Haydn, ci piace citare le sinfonie Le Matin, Le Midi, Le Soir singolarmente eseguite a mezzogiorno dall’Accademia d’Arcadia nel cortile del Palazzo del Senato, sede dell’Archivio di Stato, e la sinfonia detta Degli addii al Dal Verme. Quest’ultima è stata purtroppo penalizzata dalla collocazione in apertura del concerto dedicato ai bambini che, intervenuti numerosi per la favola musicale Pierino e il lupo di Prokof’ev, non ne hanno apprezzato la particolare teatralità “sindacale”: nel corso dell’adagio conclusivo i musicisti, direttore incluso, uno alla volta smettono di suonare e si allontanano dalla sala finché non restano che due soli violini… Un’elegante modalità scelta da Haydn per ricordare al proprio mecenate, il principe Esterhazy, che da troppo tempo gli orchestrali non erano autorizzati a fare visita alle rispettive famiglie!Infine il quartetto, genere che l’inesauribile vena creativa di Haydn ha più assiduamente frequentato, è stato protagonista di un concerto nella chiesa barocca di San Francesco di Paola.Dal punto di vista logistico la scelta di questa chiesa, affacciata sulla centralissima via Manzoni, ha creato qualche disagio al pubblico che l’ha affollata in ogni suo possibile vano, dagli inginocchiatoi dei confessionali alle balaustre degli altari laterali. Dal lato musicale, invece, difficilmente si sarebbe potuto trovare un luogo altrettanto adeguato ad ospitare gli archi del “Quartetto di Cremona”: per la sua eccellente acustica e per la singolarità della sua pianta… a forma di violino!Passando dai “muri” alle note, il piglio impetuoso e deciso di un’interpretazione “serrata” ma allo stesso tempo attenta ai pianissimi ed ai temi più cantabili, ha valorizzato composizioni in cui alcuni leggono una sorta di sfida compositiva fra Haydn e Mozart siglata dall’esecuzione, come richiestissimo bis, di un adagio dal primo quartetto in sol maggiore del salisburghese.Quanto al repertorio di Mendelssohn eseguito in questa terza edizione di MiTo, spicca la serata agli Arcimboldi con la Royal Philarmonic Orchestra diretta da Charles Dutoit e il violino di Salvatore Accardo. Un suono avvolgente e morbido, quello della monumentale istituzione londinese, plasmato dal suo attuale direttore principale svizzero a dipingere la memoria di un viaggio nelle scozzesi isole Ebridi che colpì l’immaginazione di Mendelssohn al punto da dedicarvi l’omonima ouverture da concerto. Una composizione suggestiva a cominciare dal romantico e “ondeggiante” tema iniziale che poi continuamente ricorre nella trama sinfonica compenetrandosi al secondo tema, alternandosi agli echi di fanfara e continuamente arricchendosi di timbri e colori sempre nuovi.Altrettanto indimenticabile il tema d’apertura del Concerto per violino in mi minore affidato al composto virtuosismo di Accardo: l’interprete ideale per questo capolavoro di serena eleganza classica e trascinante bellezza melodica suggellato dallo spettacolare Capriccio n. 24 in la minore di Paganini offerto come bis a un pubblico entusiasta.

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