Letto nella basilica di San Magno da due attori de "I Legnanesi". Un evento culturale religiosamente ispirato

di Saverio CLEMENTI
Redazione

«Non una concessione a chi vuole fare del rilancio del dialetto una battaglia politica, ma un evento culturale religiosamente ispirato». Monsignor Carlo Galli, prevosto di Legnano, sgombra subito il campo da possibili interpretazioni equivoche nel parlare di un’iniziativa che una settimana fa ha riempito la splendida basilica bramantesca di San Magno.
L’appuntamento era ghiotto e le aspettative non sono andate deluse: ascoltare alcuni brani del Vangelo di San Marco, anzi d’ul Vangéli da San Marcu, letti in dialetto dalla mitica Teresa e dal “marito” Giuvàn della celebre compagnia teatrale de “I Legnanesi”. Non uno spettacolo con battute, lustrini e canti, ma una sobria e rispettosa lettura del testo sacro. I brani sono il risultato di un lungo e meticoloso lavoro di traduzione eseguito da Elio Masetti, medico e cultore di vernacolo locale. «La scelta del Vangelo di Marco – spiega – è avvenuta dopo un’attenta analisi dei Sinottici, tra i quali Marco risalta per la narrazione dettagliata dei fatti, che porge quasi fossero istantanee nitide e distinte. Marco è adatto al dialetto legnanese per la semplicità del suo linguaggio, che ci offre con schiettezza la possibilità di capire meglio le intuizioni del Divin Maestro quando scruta il cuore dell’uomo. Il suo stile è conciso, essenziale e incisivo come lo sono le lingue popolari». La traduzione si basa sulla più recente edizione della Bibbia della Cei e la fedeltà ai testi è sancita dall’imprimatur diocesano concesso da monsignor Angelo Mascheroni. Non manca una compiaciuta lettera di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, che plaude all’iniziativa editoriale, pur confessando la propria «incompetenza linguistica».
Antonio Provasio (la Teresa) e Luigi Campisi (ul Giuvàn), per una volta in rigorosi abiti “civili”, hanno faticato non poco a calarsi in una parte per loro decisamente inusuale. La grande professionalità che caratterizza i due attori ha fatto sì che al pubblico arrivassero tutte le emozione racchiuse nei brani scelti, soprattutto i capitoli della passione, morte e risurrezione di Cristo. «Quando ho proposto a Provasio di cimentarsi con il Vangelo – aggiunge monsignor Galli – si è detto onorato ma allo stesso preoccupato per una simile prova. Si è preferito scegliere la Basilica e non una sala per evidenziare il primato della Parola di Dio sull’aspetto recitativo. I brani sono stati scelti insieme e gli attori si sono preparati con passione. Alla fine Provasio mi ha confessato che, per lui, era stata più impegnativa quella serata di quattro spettacoli “normali”».
Per il gruppo dialettale si è trattato per certi aspetti di un ritorno alle origine poiché “I Legnanesi” nacquero esattamente 60 anni fa all’interno dell’oratorio del Santo Redentore di Legnarello. Felice Musazzi (la Teresa di allora) e Tony Barlocco (la Mabilia) diedero infatti vita ad una compagnia en travesti per aggirare il divieto del cardinale Schuster di far recitare donne nelle filodrammatiche parrocchiali. E il fascino del dialetto caratterizzerà anche quest’anno la Messa di Natale celebrata al Santo Redentore, che sarà accompagnata dai canti del coro folkloristico “I amìs”. «Non una concessione a chi vuole fare del rilancio del dialetto una battaglia politica, ma un evento culturale religiosamente ispirato». Monsignor Carlo Galli, prevosto di Legnano, sgombra subito il campo da possibili interpretazioni equivoche nel parlare di un’iniziativa che una settimana fa ha riempito la splendida basilica bramantesca di San Magno.L’appuntamento era ghiotto e le aspettative non sono andate deluse: ascoltare alcuni brani del Vangelo di San Marco, anzi d’ul Vangéli da San Marcu, letti in dialetto dalla mitica Teresa e dal “marito” Giuvàn della celebre compagnia teatrale de “I Legnanesi”. Non uno spettacolo con battute, lustrini e canti, ma una sobria e rispettosa lettura del testo sacro. I brani sono il risultato di un lungo e meticoloso lavoro di traduzione eseguito da Elio Masetti, medico e cultore di vernacolo locale. «La scelta del Vangelo di Marco – spiega – è avvenuta dopo un’attenta analisi dei Sinottici, tra i quali Marco risalta per la narrazione dettagliata dei fatti, che porge quasi fossero istantanee nitide e distinte. Marco è adatto al dialetto legnanese per la semplicità del suo linguaggio, che ci offre con schiettezza la possibilità di capire meglio le intuizioni del Divin Maestro quando scruta il cuore dell’uomo. Il suo stile è conciso, essenziale e incisivo come lo sono le lingue popolari». La traduzione si basa sulla più recente edizione della Bibbia della Cei e la fedeltà ai testi è sancita dall’imprimatur diocesano concesso da monsignor Angelo Mascheroni. Non manca una compiaciuta lettera di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, che plaude all’iniziativa editoriale, pur confessando la propria «incompetenza linguistica».Antonio Provasio (la Teresa) e Luigi Campisi (ul Giuvàn), per una volta in rigorosi abiti “civili”, hanno faticato non poco a calarsi in una parte per loro decisamente inusuale. La grande professionalità che caratterizza i due attori ha fatto sì che al pubblico arrivassero tutte le emozione racchiuse nei brani scelti, soprattutto i capitoli della passione, morte e risurrezione di Cristo. «Quando ho proposto a Provasio di cimentarsi con il Vangelo – aggiunge monsignor Galli – si è detto onorato ma allo stesso preoccupato per una simile prova. Si è preferito scegliere la Basilica e non una sala per evidenziare il primato della Parola di Dio sull’aspetto recitativo. I brani sono stati scelti insieme e gli attori si sono preparati con passione. Alla fine Provasio mi ha confessato che, per lui, era stata più impegnativa quella serata di quattro spettacoli “normali”».Per il gruppo dialettale si è trattato per certi aspetti di un ritorno alle origine poiché “I Legnanesi” nacquero esattamente 60 anni fa all’interno dell’oratorio del Santo Redentore di Legnarello. Felice Musazzi (la Teresa di allora) e Tony Barlocco (la Mabilia) diedero infatti vita ad una compagnia en travesti per aggirare il divieto del cardinale Schuster di far recitare donne nelle filodrammatiche parrocchiali. E il fascino del dialetto caratterizzerà anche quest’anno la Messa di Natale celebrata al Santo Redentore, che sarà accompagnata dai canti del coro folkloristico “I amìs”.

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