La tragedia di Shakespeare nell'originale allestimento di Corrado d'Elia al Teatro Libero


Redazione

19/12/2008

di Giovanni GUZZI

Una partita a scacchi in simultanea evocata fin dal cartellone: una scacchiera sulla quale campeggia in primo piano la pedina del re. Il Riccardo III di William Shakespeare, messo in scena dalla Compagnia Teatri Possibili al Teatro Libero di Milano, ècome una di quelle partite-esibizione che i grandi maestri degli scacchi giocano contemporaneamente su tante scacchiere e contro altrettanti avversari.

Il re è solo, pedina senza volto che un cono di luce colora e separa dagli altri pezzi, sfuocati e in secondo piano. È rivolto a loro, il re, o volge le spalle? Sono suoi alleati o pezzi dello schieramento avversario? La regia di Corrado d’Elia enfatizza questa indeterminatezza.

La scacchiera è un palco spoglio e buio, geometricamente riquadrato da file di led luminosi a terra che individuano quattro angoli e un centro: le cinque rigide posizioni nelle quali si avvicendano vorticosamente i personaggi. Posizioni fisse cui arrivano, materializzandosi dal nulla, con continui effetti di luce-buio ed un difficile lavoro di sincronizzazione dei movimenti fuori scena da parte degli attori.

Ingabbiati rigidamente sul palco, spostati con gesti secchi e veloci come sono le mosse dei maestri di scacchi, gli attori non interagiscono mai fra loro. E, pur recitando sempre rivolti verso il pubblico, il loro sguardo scavalca gli spettatori e si rivolge oltre il fondo della sala verso chi decide delle loro azioni, della loro vita, della loro morte: Riccardo III.

Tiranno mai in scena, pura voce, suadente, feroce, ironica, drammatica, Riccardo usa i personaggi per tessere le sue trame. Gioca partite su diversi tavoli ordendo tradimenti e disinvoltamente cambiando alleanze. Riduce le persone a semplici pedine che, come negli scacchi, si possono sacrificare senza rimorsi allo scopo di conquistare un vantaggio nel gioco e vincere la partita del potere.

Una rappresentazione moderna, accompagnata da luci psichedeliche e musica elettronica, del desiderio del potere assoluto. Un desiderio che può albergare in chiunque, anche al nostro tempo e negli stessi spettatori. Ciascuno di essi può, forse, essere Riccardo. Forse a ciascuno di essi possono appartenere i sui sogni e le sue visioni, enfatizzate dai colori cangianti del lampadario sospeso sulla scena che sottolineano l’espressione degli attori.

Non è una tragedia, questa, che coinvolga, commuovendo, per le sorti dei personaggi. Lo impediscono anche alcune scelte registiche che volutamente introducono elementi ironici (per esempio, Lord Buckingham – Alessandro Castellucci – che compare in costume da geisha per sottolinearne la servilità al volere di Riccardo), cui il pubblico dedica un’approvazione, a volte, eccessivamente intemperante.

Èun’opera che, nel finale, rivela la solitudine cui il male porta, la vanità della convinzione di onnipotenza e la drammatica constatazione che, con tutta la sua importanza, il re non vince le partite di scacchi da solo e, se resta tale, rivela tutta la limitatezza dei suoi movimenti… e desidera almeno un cavallo: la pedina con il movimento più imprevedibile!

In scena fino al 31 dicembre al Teatro Libero (via Savona – tel. 02.8323126 – biglietteria@teatrolibero.it)

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