Effetti speciali di grande impatto visivo e musiche altamente evocative nella trasposizione teatrale del poema di Dante, in scena al Palasharp di Milano


Redazione

22/04/2008

di Ylenia SPINELLI

L’«amor che move il sole e l’altre stelle» è l’indiscusso protagonista de La Divina Commedia, il kolossal teatrale ideato e composto da monsignor Marco Frisina, che dopo aver sbancato i botteghini a Roma in questi giorni ha conquistato anche il pubblico milanese del Palasharp.

Una trasposizione scenica spettacolare, quella del direttore della Cappella musicale Lateranense, nella quale le pagine più significative del poema dantesco acquistano vita e vigore grazie a proiezioni tridimensionali di grande impatto visivo ed emotivo e agli effetti speciali firmati dal maestro dei trucchi cinematografici Sergio Stivaletti.

Il racconto del viaggio di Dante, alla ricerca dell’Amore che muove l’universo e il cuore dell’uomo, comincia con un prologo: la lotta in cielo tra Michele e Lucifero e la caduta degli angeli ribelli. Sul grande palco, un anello di 18 metri di diametro, la cui rotazione consente una continua ridefinizione degli spazi, si scatena un gruppo di acrobati e ballerini, poi fagocitati dalle videoproiezioni del terribile rogo infernale.

Èa questo punto che dalla platea sale in scena Dante, interpretato da Vittorio Matteucci. Un ruolo non facile per l’attore toscano abituato ai grandi musical, da Notre dame de Paris a Dracula; infatti la sua interpretazione dell’uomo di tutti i tempi, con le sue paure e debolezze, e al tempo stesso del grande poeta, non brilla come ci si aspetterebbe. Più convincente risulta il Virgilio di Lalo Cibelli, che accompagnerà Dante nel regno della morte, rincuorandolo nei momenti di sconforto, come all’arrivo di Caronte.

E mentre ritornano alla mente i versi della Commedia imparati a memoria sui banchi di scuola, sul palco rivivono le storie di Paolo e Francesca, Pier delle Vigne, Malebranche, Ulisse e Ugolino. Le terzine del grande poeta, riprodotte nel libretto di don Gianmario Pagano, acquistano ritmi nuovi, che spaziano dalle arie romantiche degli amanti del quinto canto al tango nella scena del traghettatore infernale, fino al rock della città di Dite.

La fine del primo atto, il più coinvolgente per la perfetta osmosi tra componente musicale e visiva, èsegnata dall’inquietante presenza di Lucifero, resa viva dalla proiezione sugli schermi.

Il passaggio dal Purgatorio (caratterizzato dai canti gregoriani e dall’incontro con i personaggi di Pia de’ Tolomei, Manfredi, Guido Guinizzelli e Arnaldo Daniello) ai ritmi gioiosi del Paradiso scorre veloce sulla scena. Dopo il commovente saluto di Virgilio, compare Beatrice di rosso vestita e gli endecassillabi danteschi acquistano nuovo vigore grazie alla splendida voce di Stefana Fratepietro.

Il colpo di teatro finale è caratterizzato dal corteo del grifone che sale dalla platea sul palcoscenico. La creatura fantastica, disegnata dal premio Oscar Carlo Rambaldi e realizzata da Sergio Stivaletti, cattura l’attenzione del pubblico che non può fare a meno di applaudire.

La danza del cielo con le anime dei beati che insegnano a Dante cos’è il Paradiso fa da cornice alla scena finale, quella dell’incontro con la Vergine. Su un grande schermo scorrono le più famose icone mariane, mentre dal centro del palco partono fasci di luce bianca e il pubblico, ormai pienamente coinvolto, partecipa con Dante all’indescrivibile visione di Dio.

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