Una stagione soffocata da incidenti e disordini dentro e fuori gli stadi e dallo scandalo Fifa. I successi della Juventus allietano un quadro altrimenti sconfortante

di Leo GABBI

Sepp Blatter

Diciamo la verità: c’è poco da salvare in questo disgraziato anno calcistico in cui la violenza negli stadi di casa nostra e la corruzione dilagante sfociata nella clamorosa inchiesta Fifa di questi giorni, hanno reso l’aria quasi irrespirabile. Per fortuna c’è ancora il rettangolo di gioco e allora complimenti a una Juventus stratosferica, che ha ridato orgoglio, almeno sul campo, al calcio italiano. Con lo straordinario quarto successo consecutivo dei bianconeri in Campionato bissato dalla Coppa Italia e sull’orlo di un possibile triplete con vista Champions, si è chiuso il suo anno del rilancio, che ha riportato la nostra serie A alla ribalta nelle competizioni europee, con una squadra, quella di Allegri, che ha finalmente riscoperto la sua dimensione europea. Un quadro che sarebbe confortante se i nostri stadi fossero confortevoli, ma soprattutto sicuri.

La violenza resta, infatti, la vera dominatrice del nostro principale torneo: tutti i tentativi, più o meno energici, compiuti dallo Stato hanno finora avuto l’effetto di un pannicello caldo e andare a vedere una partita oggi, rivela insidie che nel corso degli anni non si sono mai attenuate. Roma è stata, come spesso accade, l’epicentro degli scontri: una sorta di cerchio tragico lungo un anno, che si era aperto con l’aggressione al tifoso napoletano poi morto dopo una lunga agonia, prima della finale di Coppa Italia e si è chiuso con i due accoltellati prima dell’ultimo derby. Nel mezzo violenze assortite anche fuori dallo stadio, come le devastazioni subìte dalle orde di tifosi olandesi del Feyenord in una eliminatoria di Coppa. D’altronde non c’è stato nemmeno un passo avanti, se pensiamo che quarant’anni fa, il povero Paparelli fu tra le prime vittime del calcio in Italia, colpito nella curva laziale da un razzo indirizzato dalla curva romanista in un derby degli anni Settanta.

Oltre alla violenza, la corruzione, stavolta a livello globale, con gli arresti in Svizzera di 7 dirigenti Fifa e lo stesso presidente Blatter indagato e costretto a dimettersi malgrado la fresca e contestata rielezione. Sono anni che continuano a crescere i sospetti sul massimo organismo del calcio mondiale, il cui operato è circondato da un’opacità che non permette di capire se i meccanismi siano del tutto leciti. Il rapporto con le tv e gli sponsor e soprattutto i metodi di assegnazione degli ultimi Mondiali, in Russia nel 2018 e soprattutto in Qatar nel 2022, sono da tempo sotto la lente degli investigatori: ora quest’inchiesta che parte dagli Usa è chiamata a fare chiarezza una volta per tutte su un mondo che gestisce un potere politico ed economico enorme, con personaggi come il suo presidente e alcuni membri del direttivo che sono al comando da decenni e non pensano minimamente a lasciare. La credibilità e la trasparenza del calcio, già messe a dura prova da molteplici scandali, passano necessariamente dall’esito di questa indagine.

 

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