La Nazionale italiana scalda i cuori: fair-play lontano anni luce dal calcio

di Leo GABBI
Agenzia Sir

rugby

Senza diventare improvvisamente euforici, possiamo ben dire che per il nostro rugby la fase di apprendistato, costellata da cocenti e vistose sconfitte e da figure non propriamente gloriose, è finita da un pezzo. Ce ne siamo accorti nel recente trittico di test-match con Tonga, Nuova Zelanda e Australia, che hanno mostrato una squadra finalmente convincente, al cospetto di un pubblico entusiasta: una ventata d’aria pura per un movimento sportivo assediato in altre discipline soltanto da scandali e veleni.

E se il nostro Ct Jaques Brunel continua nel suo tormentone, secondo il quale in tre anni, visto il materiale umano a disposizione, gli azzurri potranno essere in grado di vincere il Sei Nazioni, molto più modestamente ci piacerebbe che all’estero le grandi potenze della palla ovale ci rispettassero di più. Forse cominceranno a farlo dopo la gara con gli All Blacks, che anche solo fino a un paio di anni fa rischiava di finire con un pallottoliere infinito per gli attuali campioni del mondo e che invece ha mostrato un primo tempo giocato quasi alla pari da Bergamasco e compagni, con un tifo indiavolato da parte dei 70 mila dell’Olimpico, roba da far invidiare Roma e Lazio: neppure al recente derby calcistico si è vista tanta passione.

D’altronde anche solo la leggendaria Haka (la danza tribale dei maori) valeva il costo del biglietto e, comunque sia, valori come lo spirito di gruppo, la lealtà e l’onestà sportiva fanno sì che il mondo della palla ovale rappresenti un po’ un’eccezione nello sport contemporaneo. Così come il fair-play, che nel calcio hanno cercato d’impiantare a forza, ma che continuamente viene calpestato da simulazioni, colpi proibiti e insulti vari: nel rugby invece il “terzo tempo” è un’istituzione sacra e anche dopo la partita più ruvida, non è raro vedere giocatori avversari finire a tavola insieme.

Se pensiamo cosa è successo pochi giorni prima di Italia-Australia a Roma, versante calcio, con l’indegna aggressione degli ultrà laziali contro i supporters del Tottenham e un bilancio di dieci feriti oltre a un pub distrutto, capiamo che ormai la distanza tra i due modi di concepire lo sport è diventata abissale. Finalmente, però, la gente comincia a prendere le distanze da certe scene di quotidiana bestialità, scegliendo uno sport sì rude, ma in cui l’aria è per fortuna ancora respirabile.

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