La risposta dei corridori al folle lancio di chiodi

di Leo GABBI

Cadel Evans

Dal doping al sabotaggio vero e proprio. Come se non fossero bastati i tormenti legati ai recenti scandali, il ciclismo e la sua massima espressione, il Tour de France, devono ora guardarsi da un atto che in dosi così massicce non ha precedenti nella recente storia delle due ruote: il gesto criminale di uno sciagurato, che getta chiodi sulla salita al Mur de Peguere e sulla discesa dell’ultimo Gran Premio della Montagna, accende una giornata che altrimenti avrebbe deluso le attese. Ma se per riaccendere l’attenzione del pubblico ora occorre “inventarsi” degli atti al limite del delinquenziale, c’è quasi da concludere che uno degli sport più popolari al mondo è ridotto davvero male.

Battute a parte, che sia stato un gesto sconsiderato o un vero atto di boicottaggio che ha coinvolto decine di corridori, l’affaire dei chiodi chiama ora pesantemente in causa l’organizzazione e la sicurezza di una corsa che sono sempre state prese come esempio di pianificazione assoluta prima di questo episodio. Invece stavolta l’asfalto era un germinaio di chiodi da tappezzeria, lunghi 2 centimetri, che laceravano senza pietà i tubolari dei primi 30 corridori del gruppo, senza contare alcune moto al seguito. Qui si è visto il dramma di Evans, che ha forato non una, ma due-tre volte, si è visto il manipolo di coraggiosi procedere pedalando “sul ferro” incuranti degli squarci alle gomme fin quando hanno dovuto arrendersi, uno dopo l’altro. Ma si è anche vista la solidarietà vera, di intere squadre che si ribellavano a questa ingiustizia pilotata, che aspettavano o addirittura soccorrevano gli avversari.

Questa, in fondo è l’essenza dello sport e questa, quasi involontaria, è la grandezza del Tour, che al di là del fatto agonistico, racconta il dramma umano, la solitudine del campione non più circondato dai suoi gregari-pretoriani, ma isolato, eppure capace di slanci quasi eroici. Poi certo, c’è sempre il furbo che vorrebbe approfittarne, come il francese Rolland che, invece, ha colto l’occasione allungando proprio nel momento in cui il gruppo dei big rallentava per far rientrare Evans. Piccola stortura in una giornata che ricorderemo a lungo, con quei chiodi che paradossalmente hanno rimesso in moto qualcosa di bellissimo, che forse ci eravamo dimenticati che esistesse.

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