La�passione per lo sport, i duri allenamenti dopo l'incidente, il lavoro come formatore al don Gnocchi di Milano tra immigrati ed ex-detenuti: per l'atleta lucano trapiantato in Lombardia il coronamento di una carriera ormai quasi ventennale

di Mauro SARTI
Redazione

«Lo aspettavo da 18 anni, questo bronzo. Era come una sfida, un sogno, una scommessa. Adesso che è arrivato lo sento tutto mio. Mi libero di un peso, per continuare a guardare avanti». Quarantun anni, un incidente in auto a 18 che gli ha tolto l’uso delle gambe, Enzo Masiello scende dalla sedia a ruote e si sistema bene sulla seggiola bianca di “Casa Italia”, la bella sede del Comitato paralimpico a Whistler. Gli piace raccontare, e oggi è il giorno giusto. Ha coronato un sogno, e deve spiegare perché. Perché può finalmente togliersi dal polso quel braccialetto di plastica gialla che da Torino 2006 non ha mai smesso di indossare. Della sua passione per lo sport nata solo dopo essersi ripreso dal trauma, degli allenamenti, del lavoro come formatore al Don Gnocchi di Milano, zona San Siro, tra immigrati, alcolisti, ex detenuti. «Ne avevo bisogno di un momento così – dice -. Me la sono sudata, ma adesso è mia… La mia medaglia. Perché quella di Barcellona di 18 anni fa non conta: vinsi per un errore degli altri, troppo facile… Questa no, è tutta mia».
Sorride Masiello, ma le mani sono nervose. Sono passate poche ore dal traguardo, e ancora non ha avuto il tempo di fermarsi. Alla cena di gala alla sede del Cip lo accolgono tutti con un applauso, per lui e per l’accoppiata Dal Maistro/Balasso, l’altro duo di bronzo della giornata. Nato a Matera, Masiello ha di fatto sempre vissuto nel Milanese: al suo attivo ha cinque Paralimpiadi e quattro campionati mondiali: «Quando ho cominciato a fare sport, mi sono subito accorto che potevo farcela, che avevo il fisico giusto… Con poche ore di allenamento ero già all’altezza di molti altri colleghi che scendevano in pista da anni. E cosi ho continuato, e tutto grazie all’incontro con Francesco Mondini, un altro sportivo paraplegico che conobbi tanti anni fa al Cto di Milano, un amico che mi ha convinto a provare questa strada. Anzi, fui io a sfidarlo: “Un giorno ti batto”, gli ho detto. Così poco dopo, era il 1989, sono finito a allenarmi in un campo di atletica nell’hinterland milanese… E ora eccomi qua».
Nella sua vita da atleta, Masiello, gli sport li ha poi praticamente provati tutti: fisico asciutto, ottima potenza muscolare, concentrazione. Facile andare veloce. E tanti contavano anche su di lui per questa Paralimpiadi 2010. «Ero convinto che lo sci nordico ci avrebbe regalato enormi soddisfazioni – commenta soddisfatto Marco Giunio De Sanctis, capo delegazione della squadra italiana a Vancouver -. Era da Nagano che i nostri atleti non salivano su un podio, ma da Enzo mi aspettavo una gioia simile. Così come credo che il bottino del nordico possa arricchirsi ancora con una medaglia: quella di Francesca Porcellato». «Lo aspettavo da 18 anni, questo bronzo. Era come una sfida, un sogno, una scommessa. Adesso che è arrivato lo sento tutto mio. Mi libero di un peso, per continuare a guardare avanti». Quarantun anni, un incidente in auto a 18 che gli ha tolto l’uso delle gambe, Enzo Masiello scende dalla sedia a ruote e si sistema bene sulla seggiola bianca di “Casa Italia”, la bella sede del Comitato paralimpico a Whistler. Gli piace raccontare, e oggi è il giorno giusto. Ha coronato un sogno, e deve spiegare perché. Perché può finalmente togliersi dal polso quel braccialetto di plastica gialla che da Torino 2006 non ha mai smesso di indossare. Della sua passione per lo sport nata solo dopo essersi ripreso dal trauma, degli allenamenti, del lavoro come formatore al Don Gnocchi di Milano, zona San Siro, tra immigrati, alcolisti, ex detenuti. «Ne avevo bisogno di un momento così – dice -. Me la sono sudata, ma adesso è mia… La mia medaglia. Perché quella di Barcellona di 18 anni fa non conta: vinsi per un errore degli altri, troppo facile… Questa no, è tutta mia».Sorride Masiello, ma le mani sono nervose. Sono passate poche ore dal traguardo, e ancora non ha avuto il tempo di fermarsi. Alla cena di gala alla sede del Cip lo accolgono tutti con un applauso, per lui e per l’accoppiata Dal Maistro/Balasso, l’altro duo di bronzo della giornata. Nato a Matera, Masiello ha di fatto sempre vissuto nel Milanese: al suo attivo ha cinque Paralimpiadi e quattro campionati mondiali: «Quando ho cominciato a fare sport, mi sono subito accorto che potevo farcela, che avevo il fisico giusto… Con poche ore di allenamento ero già all’altezza di molti altri colleghi che scendevano in pista da anni. E cosi ho continuato, e tutto grazie all’incontro con Francesco Mondini, un altro sportivo paraplegico che conobbi tanti anni fa al Cto di Milano, un amico che mi ha convinto a provare questa strada. Anzi, fui io a sfidarlo: “Un giorno ti batto”, gli ho detto. Così poco dopo, era il 1989, sono finito a allenarmi in un campo di atletica nell’hinterland milanese… E ora eccomi qua».Nella sua vita da atleta, Masiello, gli sport li ha poi praticamente provati tutti: fisico asciutto, ottima potenza muscolare, concentrazione. Facile andare veloce. E tanti contavano anche su di lui per questa Paralimpiadi 2010. «Ero convinto che lo sci nordico ci avrebbe regalato enormi soddisfazioni – commenta soddisfatto Marco Giunio De Sanctis, capo delegazione della squadra italiana a Vancouver -. Era da Nagano che i nostri atleti non salivano su un podio, ma da Enzo mi aspettavo una gioia simile. Così come credo che il bottino del nordico possa arricchirsi ancora con una medaglia: quella di Francesca Porcellato».

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