La vittoria al Mondiale per club non evita il cambio del tecnico

di Mauro COLOMBO
Redazione

Confermando la propria idiosincrasia alla normalità e l’irresistibile vocazione a vivere pericolosamente, l’Inter non riesce a godersi fino in fondo il primo Natale da squadra campione del mondo da 45 anni a questa parte, nella stagione in cui il triplete è diventato cinquina.
Come era successo con la Champions League conquistata a Madrid – con la “fuga” di Mourinho al Real e la richiesta di aumento di Milito -, anche la vittoria del Mondiale per club è andata di traverso a causa di una sortita quantomeno intempestiva. Negli spogliatoi di Abu Dhabi è stato Rafa Benitez, il tecnico spagnolo scelto quale successore di Mou, a rivolgere un duro j’accuse alla società, a sua dire rea di non avere fatto “mercato”, di non tutelare l’allenatore e di esercitare scarso controllo sui giocatori. Comprensibili dopo settimane di critiche ingenerose e condivisibili in alcuni contenuti (soprattutto quelli relativi al “mercato”), le dichiarazioni di Benitez sono però risultate fuori luogo per tempistica e modalità, andando a guastare un’atmosfera che doveva essere di festa e contravvenendo a una vecchia regola non scritta del calcio: i panni sporchi vanno lavati in casa, e non attraverso i mass media.
Di fatto la conferenza stampa di Benitez si è trasformata in un auto-esonero, al punto che la società vi ha addirittura ravvisato gli estremi per una rescissione del contratto per giusta causa (il che avrebbe ridotto la “buonuscita” spettante al tecnico in caso di licenziamento), prima di arrivare in queste ore a tentare di concordare una risoluzione consensuale. Se bisogna dare per buona la tesi secondo cui Massimo Moratti era intenzionato ad allontanare Benitez anche in caso di vittoria al Mondiale, lo sfogo di Rafa assomiglia molto a quello di Mancini nel 2008: pochi minuti dopo l’eliminazione dalla Champions League ad opera del Liverpool, il tecnico marchigiano annunciò le proprie dimissioni (salvo poi ritrattarle il giorno dopo) perché convinto che la società si era già accordata per il futuro con Mourinho.
In ogni caso la vicenda-Benitez conferma che all’Inter gli allenatori devono essere scelti direttamente da Moratti: quelli che arrivano sulla panchina nerazzurra dietro segnalazioni o consigli altrui o, peggio, non come “prime scelte” (a Benitez si è arrivati dopo avere puntato Capello, Guardiola e Hiddink e dopo avere avuto la tentazione-Mihajlovic) hanno vita difficile, e spesso breve.
Ora tutto lascia credere che la scelta di Moratti cadrà su Leonardo, una vita al Milan come giocatore, dirigente e allenatore (l’anno scorso), ma reduce da un divorzio traumatico dal presidente Berlusconi. Difficile pensare che l’opzione-Leonardo sia dettata esclusivamente dal desiderio di fare un dispetto ai “cugini”. Interessante verificare come il tecnico brasiliano si calerà nella nuova realtà: l’anno scorso, in panchina, mostrò idee originali e coraggiose, ma anche fisologiche lacune in termini di esperienza che certo non possono ancora essere state colmate. Questa è l’incognita principale, anche in relazione a certi “spifferi” che danno per possibile, a giugno, il clamoroso ritorno dello Special One… Confermando la propria idiosincrasia alla normalità e l’irresistibile vocazione a vivere pericolosamente, l’Inter non riesce a godersi fino in fondo il primo Natale da squadra campione del mondo da 45 anni a questa parte, nella stagione in cui il triplete è diventato cinquina.Come era successo con la Champions League conquistata a Madrid – con la “fuga” di Mourinho al Real e la richiesta di aumento di Milito -, anche la vittoria del Mondiale per club è andata di traverso a causa di una sortita quantomeno intempestiva. Negli spogliatoi di Abu Dhabi è stato Rafa Benitez, il tecnico spagnolo scelto quale successore di Mou, a rivolgere un duro j’accuse alla società, a sua dire rea di non avere fatto “mercato”, di non tutelare l’allenatore e di esercitare scarso controllo sui giocatori. Comprensibili dopo settimane di critiche ingenerose e condivisibili in alcuni contenuti (soprattutto quelli relativi al “mercato”), le dichiarazioni di Benitez sono però risultate fuori luogo per tempistica e modalità, andando a guastare un’atmosfera che doveva essere di festa e contravvenendo a una vecchia regola non scritta del calcio: i panni sporchi vanno lavati in casa, e non attraverso i mass media.Di fatto la conferenza stampa di Benitez si è trasformata in un auto-esonero, al punto che la società vi ha addirittura ravvisato gli estremi per una rescissione del contratto per giusta causa (il che avrebbe ridotto la “buonuscita” spettante al tecnico in caso di licenziamento), prima di arrivare in queste ore a tentare di concordare una risoluzione consensuale. Se bisogna dare per buona la tesi secondo cui Massimo Moratti era intenzionato ad allontanare Benitez anche in caso di vittoria al Mondiale, lo sfogo di Rafa assomiglia molto a quello di Mancini nel 2008: pochi minuti dopo l’eliminazione dalla Champions League ad opera del Liverpool, il tecnico marchigiano annunciò le proprie dimissioni (salvo poi ritrattarle il giorno dopo) perché convinto che la società si era già accordata per il futuro con Mourinho.In ogni caso la vicenda-Benitez conferma che all’Inter gli allenatori devono essere scelti direttamente da Moratti: quelli che arrivano sulla panchina nerazzurra dietro segnalazioni o consigli altrui o, peggio, non come “prime scelte” (a Benitez si è arrivati dopo avere puntato Capello, Guardiola e Hiddink e dopo avere avuto la tentazione-Mihajlovic) hanno vita difficile, e spesso breve.Ora tutto lascia credere che la scelta di Moratti cadrà su Leonardo, una vita al Milan come giocatore, dirigente e allenatore (l’anno scorso), ma reduce da un divorzio traumatico dal presidente Berlusconi. Difficile pensare che l’opzione-Leonardo sia dettata esclusivamente dal desiderio di fare un dispetto ai “cugini”. Interessante verificare come il tecnico brasiliano si calerà nella nuova realtà: l’anno scorso, in panchina, mostrò idee originali e coraggiose, ma anche fisologiche lacune in termini di esperienza che certo non possono ancora essere state colmate. Questa è l’incognita principale, anche in relazione a certi “spifferi” che danno per possibile, a giugno, il clamoroso ritorno dello Special One… – Benitez e Leonardo

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