di Mauro COLOMBO
Redazione

Il puzzle di “Spartacus”, pian piano, si va componendo. Fabian Cancellara, detto “Spartacus” per l’imponenza del suo fisico, aveva messo nel mirino cinque fra le principali “classiche” del ciclismo: Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia. A questo punto gli mancano solo le ultime due.
Alla Sanremo e alla Roubaix già vinta nel 2008 ha aggiunto il Fiandre e un’altra edizione della corsa del pavè. Il tutto in una settimana, la “Settimana santa” come la chiamano gli appassionati belgi, a cui il colosso elvetico ha fatto davvero male infrangendo il loro idolo numero 1: quel Tom Boonen che si era schierato al via delle due corse con un numero di pronostici favorevoli pari, se non superiore, a quello di cui era accreditato Cancellara. Invece nel Fiandre il campione belga è stato staccato dal rivale nel tratto-simbolo di tutta la corsa, il Muro di Grammont. E nella Roubaix l’ha visto allontanarsi prepotente sulle pietre, senza poter far nulla per tenere quel ritmo indiavolato.
Del resto Cancellara può vincere solo così. Non ha lo spunto veloce che gli consentirebbe di aspettare la volata. Non ha l’agilità per provare lo scatto in salita. Deve staccare gli avversari di potenza, sul passo, nel modo più bello, ma anche più difficile. Gli basta toglierseli dalla ruota per dieci metri, poi la sua diventa una corsa a cronometro, sul filo dei sessanta orari, come il più preciso e puntuale degli espressi svizzeri. Difficile, per non dire impossibile, stargli dietro. Quando Cancellara è in giornata di grazia, gli altri possono solo augurarsi che la foga gli faccia perdere la lucidità e la visione strategica della corsa, come è successo nell’ultimo Mondiale di Mendrisio.
Che dire di più? Solo rammaricarsi che le sue ascendenze lucane non siano state sufficienti a farlo correre con le insegne tricolori, anziché con quelle rossocrociate… Il puzzle di “Spartacus”, pian piano, si va componendo. Fabian Cancellara, detto “Spartacus” per l’imponenza del suo fisico, aveva messo nel mirino cinque fra le principali “classiche” del ciclismo: Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia. A questo punto gli mancano solo le ultime due.Alla Sanremo e alla Roubaix già vinta nel 2008 ha aggiunto il Fiandre e un’altra edizione della corsa del pavè. Il tutto in una settimana, la “Settimana santa” come la chiamano gli appassionati belgi, a cui il colosso elvetico ha fatto davvero male infrangendo il loro idolo numero 1: quel Tom Boonen che si era schierato al via delle due corse con un numero di pronostici favorevoli pari, se non superiore, a quello di cui era accreditato Cancellara. Invece nel Fiandre il campione belga è stato staccato dal rivale nel tratto-simbolo di tutta la corsa, il Muro di Grammont. E nella Roubaix l’ha visto allontanarsi prepotente sulle pietre, senza poter far nulla per tenere quel ritmo indiavolato.Del resto Cancellara può vincere solo così. Non ha lo spunto veloce che gli consentirebbe di aspettare la volata. Non ha l’agilità per provare lo scatto in salita. Deve staccare gli avversari di potenza, sul passo, nel modo più bello, ma anche più difficile. Gli basta toglierseli dalla ruota per dieci metri, poi la sua diventa una corsa a cronometro, sul filo dei sessanta orari, come il più preciso e puntuale degli espressi svizzeri. Difficile, per non dire impossibile, stargli dietro. Quando Cancellara è in giornata di grazia, gli altri possono solo augurarsi che la foga gli faccia perdere la lucidità e la visione strategica della corsa, come è successo nell’ultimo Mondiale di Mendrisio.Che dire di più? Solo rammaricarsi che le sue ascendenze lucane non siano state sufficienti a farlo correre con le insegne tricolori, anziché con quelle rossocrociate…

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