Il tedesco della Ferrari ha concluso la carriera con una delle sue migliori prestazioni in assoluto. Le opinioni su di lui di Mario Poltronieri, Ivan Capelli e Franco Bobbiese


Redazione

Il tedesco non ha vinto a Interlagos, ma ha sfoderato
una delle sue migliori prestazioni in assoluto. Adesso
comincia per lui una nuova vita, ma non sono pochi
quelli che si aspettano di vederlo ancora in una monoposto…

di Mauro Colombo

Non è arrivato il titolo mondiale, e in fondo era scontato, dopo che Fernando Alonso in Giappone era scappato nuovamente avanti di dieci punti. Non è arrivata la vittoria, e anche questo era prevedibile, dopo i problemi durante le qualifiche che l’avevano relegato in quinta fila sulla griglia di partenza. Non è arrivato neppure il podio, e sarebbe stato difficilissimo dopo la foratura che nei primi giri l’ha rispedito dal quinto all’ultimo posto. È arrivato un quarto posto, che per uno che ha messo in carniere sette mondiali, novantuno Gp e 68 pole position potrà sembrare poca cosa. Ma a Interlagos, nell’ultimo Gran premio della sua vita, Michael Schumacher ha disputato una delle sue più belle corse in assoluto.

«Vi farò divertire», aveva promesso prima della partenza, e ha regalato un happy hour con la summa della sua carriera. La capacità di inanellare tornate a ritmi costanti e inarrivabili per chiunque, il suo marchio di fabbrica: non è stato “sborone”, il tedesco, a dire che, senza guai tecnici, li avrebbe doppiati tutti. La grinta spianata nei sorpassi: il ruota-contro-ruota con Raikkonen negli ultimi giri è una sorta di memento per tutti e in particolare per il suo erede alla Ferrari. Anche gli errori, certo, quando è uscito dalle traiettorie, finendo sullo “sporco” e perdendo secondi preziosi: gli è accaduto diverse volte quest’anno, quando la foga e l’istinto hanno prevalso sul raziocinio. La pazienza e la determinazione nel ricominciare la rimonta, andando ogni volta a riacciuffare chi gli era passato davanti.

Alonso è meritatamente campione del mondo, ma Schumacher “lascia” ancora al top. Nel dopocorsa brasiliano, anche chi negli ultimi tempi aveva rilasciato su di lui dichiarazioni al vetriolo – come lo stesso Alonso e il suo antico mèntore Flavio Briatore – gli ha riservato solo parole di miele. Domenica prossima, a Monza, in occasione delle finali mondiali del Challenge Ferrari, il popolo della Rossa gli farà festa come merita. Poi per Schumi inizierà una nuova vita, con più tempo per la famiglia, per le scorribande in altri sport (a partire dal calcio), per le iniziative benefiche e solidali. Due i punti fermi: la Ferrari, dove si ritaglierà un nuovo ruolo, e gli sponsor, che non rinunceranno ad averlo come testimonial anche senza casco. Qualcuno, però, continua a credere che prima o poi il “richiamo della foresta” tornerà a farsi sentire, irresistibile, e Michael si infilerà nuovamente in una monoposto. Non ci sarebbe di che stupirsi.

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