La Campagna Play Fair 2008 rivela le condizioni di lavoro nelle industrie sportive che producono per i Giochi: «Nessun progresso rispetto ad Atene»


Redazione

22/04/2008

Si avvicinano le Olimpiadi di Pechino e i lavoratori che producono per le imprese sportive internazionali che spendono milioni di euro in sponsorizzazioni restano sottoposti a orari di lavoro massacranti, ricevendo in compenso salari da fame. Lo rivela il nuovo rapporto della Play Fair Campaign 2008 “Vincere gli ostacoli”.

Interviste a più di trecento lavoratori del settore sportivo in Cina, India, Thailandia e Indonesia rivelano che le violazioni dei diritti dei lavoratori nel settore sono ancora la norma. In Cina i lavoratori incollano le scarpe sportive per meno di 2 dollari al giorno e cuciono palloni per 50 centesimi di dollaro l’uno.

«Questo rapporto presenta azioni e obiettivi molto chiari per l’intero settore sportivo, finalizzati a cambiare le condizioni di lavoro di migliaia di lavoratori, a partire dalla necessità di avere libertà di associazione sindacale e negoziazione», dichiara Valeria Fedeli, presidente della Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento e Cuoio e membro del Sindacato Internazionale dei Lavoratori Tessili, una delle organizzazioni che ha coordinato la campagna Play Fair 2008.

«Pensiamo che le imprese debbano raccogliere questa sfida e dimostrare che vogliono davvero mettere in campo politiche di responsabilità sociale per incidere sulle condizioni reali dei lavoratori impiegati nelle filiere produttive internazionali», aggiunge Deborah Lucchetti, presidente di Fair e coordinatrice nazionale della Campagna Abiti Puliti.

I ricercatori di Play Fair hanno sollevato il velo sulla Yue Yuen, il piccolo produttore di Hong Kong che fabbrica 1/6 delle scarpe mondiali e conta fra i suoi clienti più importanti marchi come Adidas, Nike e New Balance. Un lavoratore della Yue Yuen dice: «In due dobbiamo incollare 120 paia di scarpe all’ora… Lavoriamo senza riposo e abbiamo sempre paura di non lavorare abbastanza in fretta per fornire le suole alla linea successiva…».

Il rapporto fa luce anche sulle condizioni dei lavoratori che cuciono palloni sportivi in Thailandia, India e Cina. Alla Joyful Long in Cina, che fornisce Adidas, Nike, Umbro e Fila, lo straordinario può arrivare a 232 ore al mese, mentre i salari medi sono quasi la metà del minimo legale. Un confezionatore di palloni a domicilio in India: «Non abbiamo risparmi perciò non abbiamo soldi per le emergenze… Una volta ho dovuto impegnare la mia bombola gas per la cucina per avere il denaro necessario a curare mia moglie. La situazione è simile per tutti noi. Un mio amico ha venduto persino il suo sangue per avere i soldi necessari a fronteggiare una emergenza».

Nonostante 15 anni di adozione di codici di condotta da parte dei principali e più popolari marchi sportivi, il rapporto PlayFair 2008 dimostra che i lavoratori impegnati nella produzione dei loro prodotti sono ancora sottoposti a ritmi produttivi estremi, a straordinari eccessivi, non registrati e non pagati, ad abusi verbali, a minacce alla salute e alla sicurezza anche dovuti all’esposizione a prodotti chimici tossici, senza alcuna tutela e assicurazione prevista.

«Per anni i grandi marchi del settore sportivo hanno dichiarato che non potevano aumentare i salari da soli, ma noi pensiamo che insieme lo possano fare – sostiene Jeroen Merk, della Clean Clothes Campaign internazionale -. Queste imprese controllano il mercato di abbigliamento e scarpe sportive: se lavorano insieme sul tema dei salari e delle condizioni possono veramente contribuire a ridurre la miseria che affligge questi lavoratori».

Il nuovo Rapporto “Vincere gli ostacoli” identifica quattro punti-chiave su cui le imprese devono intervenire: i bassi salari, l’abuso di contratti temporanei e di altre forme di precarizzazione, la violazione del diritto di associazione sindacale e di contrattazione collettiva, la chiusura di stabilimenti dovuti a ristrutturazioni industriali. Per questo Play Fair ha invitato i responsabili del settore a discutere su come dare concretezza alla campagna; l’appuntamento è per giugno a Hong Kong.

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