Redazione

Il Giro 2005 è stato l’ultimo a vedere in cabina di regia Carmine Castellano. Quasi trent’anni dopo avere iniziato a collaborare alla corsa e più di tre lustri dopo averne assunto la responsabilità, l’Avvocato del Giro ha lasciato il timone dell’organizzazione ad Angelo Zomegnan e la direzione di corsa a Mauro Vegni, affiancandoli in veste di consulente.

Per lui non poteva esserci migliore uscita di scena: «Sono soddisfatto sotto ogni punto di vista: la partecipazione e la combattività dei corridori, il seguito di folla sulle strade, l’audience delle trasmissioni televisive…».

Anche se è il primo ad ammettere che «c’è sempre qualcosa che si vorrebbe fare e che, per un motivo o per l’altro, non si riesce a concretizzare», Castellano confessa il suo compiacimento per essere riuscito a portare il Giro sul Colle delle Finestre: «Era un sogno che coltivavo almeno da dieci anni. Ma anche il ritorno dello Stelvio è stata una pagina indimenticabile».

Proprio giù dallo Stelvio, sul traguardo di Livigno, Angelo Zomegnan è rimasto per alcuni minuti da solo nel box riservato alla stampa. Quasi volesse trattenere le sensazioni e le emozioni di una giornata storica: «Lo Stelvio era una delle sfide di questo Giro ed è stata vinta, così come quella del cronoprologo in notturna di Reggio Calabria, che ha avvicinato alla corsa un pubblico diverso da quello cui eravamo abituati. Da quel giorno l’attenzione è andata costantemente crescendo».

Merito anche di un percorso estremamente impegnativo: «Dalla collaborazione tra Castellano, Vegni e il sottoscritto è nato un tracciato che ha ridotto al minimo la monotonia e offerto molti trampolini di lancio a quei corridori che volessero compiere piccole-grandi imprese».

Ne è scaturita una corsa molto combattuta e incerta fino all’ultimo, con i primi tre corridori racchiusi in meno di un minuto: «Questo testimonia la validità del Giro 2005, confermata dalla presenza degli appassionati sulle strade, decisamente in crescita rispetto al passato: per fare solo un esempio, al Colle di Tenda ho visto tante biciclette quante se ne vedono al Tour all’Alpe d’Huez».

L’impressione è che sia nata una nuova era per il Giro… «Mi auguro che sia effettivamente così. Ci sono tantissime località che si candidano a ospitare la corsa nella prossima edizione. Questo rappresenta un vantaggio, ma anche un problema: quello di dover scegliere cercando di sbagliare il meno possibile…»

Un Giro anche più internazionale… «Il varo del ProTour, con le migliori 20 squadre al mondo (anche se qualcuna si è rivelata non all’altezza), ha favorito questa svolta, a cui contribuiranno anche le “puntate” all’estero. Il Giro 2006 partirà dalla Vallonia per ricordare il 60° dei preliminari dell’istituzione della Ceca e il 50° della tragedia di Marcinelle e per celebrare la prima occasione in cui gli italiani residenti all’estero potranno votare senza rimpatriare (in Vallonia ci sono circa 200 mila connazionali, oltre 70 mila solo nella provincia di Liegi)».

Dopo tanti anni trascorsi a scrivere del Giro, Zomegnan (che è stato vicedirettore della Gazzetta) è entrato concretamente nella “macchina” organizzativa. Che cosa è cambiato? «Confesso che, la sera, quando lasciavo il Quartiertappa e vedevo i miei colleghi giornalisti ancora impegnati a scrivere, mi sentivo un po’ in colpa… A parte ciò, considero questo “passaggio” un completamento del mio percorso professionale e, d’altra parte, sono lieto di aver messo l’esperienza maturata al seguito di tanti eventi sportivi – non solo il ciclismo, ma anche il calcio, l’atletica, la Formula 1 – a disposizione dell’organizzazione del Giro».

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