Redazione

«Un grande applauso per salutare Ivan Basso». Chieri, piazza Europa, ore 15.37 del 23 maggio. Lo speaker del Giro annuncia la partenza della tappa a cronometro per il ciclista varesino, vincitore il giorno prima al Colle di Tenda, ma gravemente attardato in classifica a causa della crisi patita sulle Dolomiti.

La brevità della frazione (si arriva a Torino dopo 34 km) consente ad alcuni componenti della Carovana – esaurito il tradizionale compito di “apripista” – di ritornare alla partenza e di aggregarsi al seguito di un corridore durante la prova contro il tempo. Con Dino Zandegù e il suo autista Sandro Sala scegliamo proprio Basso, accodandoci alla sua ammiraglia e a una vettura dell’organizzazione.

I primissimi chilometri sono pianeggianti. Basso spinge, però sembra meno composto del solito e cambia frequentemente lato della carreggiata: «Ma così fa più strada…», rileva Zandegù. Sono impressioni erronee: al primo rilevamento al Bivio Pavarolo (8 km), Ivan è già davanti a tutti.

A un certo punto il varesino armeggia intorno al casco e getta via qualcosa: sono gli occhiali. Rapidissimo, Sandro accosta al ciglio, scende dalla macchina e li recupera, ancora intatti. «Questi li prendo io!», esclama orgogliosamente. Poco dopo è la volta della borraccia, che però viene stritolata dalle ruote dell’ammiraglia. «Se butta il casco, è mio!», avverte Zandegù.

Basso abborda la salita che porta a Superga. Con l’imponente Basilica sulla sfondo, l’attende un vero bagno di folla. Il dramma che ha patito l’ha avvicinato al cuore del gente, che lo sostiene a più riprese. Il corridore avverte l’incitamento, si alza sui pedali, rilancia l’azione. Il suo ritmo è impressionante. Al Gpm e all’Intergiro di Pino Torinese il suo vantaggio è consolidato.

Nella discesa verso Torino il tachimetro della nostra Mazda tocca i 90 all’ora, ma non riusciamo a star dietro a Basso. Ecco la Mole, il Po, il Valentino. Nell’ultimo chilometro, già all’interno del Parco, Ivan ci semina tra curve e controcurve. Lo rivedremo solo sul podio del vincitore. E gli occhiali di Sandro, da quel momento, valgono molto di più.

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