Incontrando gli allenatori del Comitato locale riuniti per il loro annuale aggiornamento, il consulente nazionale del Csi don Alessio Albertini ha insistito sulla loro responsabilità educativa

di Filippo BISLERI

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La vocazione di ogni allenatore? Regalare qualcosa di grande ai suoi ragazzi. Questo il messaggio, forte e chiaro, lanciato ieri sera dal consulente nazionale del Csi don Alessio Albertini agli allenatori del Comitato di Varese riuniti per il loro annuale aggiornamento.

«Fare l’allenatore è una grande responsabilità – ha sottolineato don Albertini -, perché ogni mister è un educatore e, come tale, ha il compito di far crescere un’altra persona aiutandola, in questo caso attraverso lo sport, a sviluppare le proprie capacità». «Certo, ogni allenatore sogna di avere tra le mani un campione – ha continuato -, ma deve prima di tutto ricordarsi che ogni ragazza e ogni ragazzo che ha davanti sarà una donna e un uomo di domani e, come tale, va educato a entrare nella vita il più preparato possibile».

Don Albertini ha paragonato gli allenatori al seminatore evangelico avvertendo che ogni mister o coach «non deve decidere chi sarà un campione o quando i valori debbano maturare nel ragazzo, ma deve accompagnare il processo personale di crescita». Gli allenatori hanno una grande responsabilità, di cui devono sempre tener conto: sono gli adulti in cui i ragazzi credono e ai quali chiedono di apprendere non solo la tecnica di un gioco, ma anche le regole della vita. «Voi segnate le vite di questi ragazzi e per questo affrontate, come allenatori, un compito delicatissimo, oserei dire cruciale – ha detto ancora -. Voi accompagnate i ragazzi in un percorso di gioco che a loro piace e li avete con voi circa 240 ore all’anno. Questo comporta la capacità di incidere significativamente sulla loro crescita».

«Credo perciò che le caratteristiche di un buon allenatore debbano essere tre: sapere, saper essere e saper fare – ha aggiunto -. Sapere, perché conoscere ciò che si insegna e migliorarsi continuamente, anche confrontandosi coi colleghi, aiuta a misurarsi con se stessi e con gli altri; saper essere, nel senso di rapportarsi sempre correttamente ai ragazzi; infine, saper fare, ricordandosi sempre che i ragazzi guardano al mister per quanto fa in allenamento, ma anche in campo e le sue proteste possono vanificare in pochi secondi mesi di lavoro. E un bravo allenatore spiega chiaramente al ragazzo che la vittoria non è tutto». Lo sport è fatto di gioco, corpo, agonismo e regole. «Sono ingredienti che ci devono essere tutti – ha spiegato Albertini -, ma che devono essere miscelati in base all’immagine di donna e uomo che avete in mente allenando i vostri giovani».

Da don Alessio, infine, tre consigli agli allenatori per vivere bene il loro ruolo: «Sarete più credibili se saprete essere testimoni, e quindi capaci di pagare anche di tasca vostra per difendere ciò in cui credete, e non testimonial che prendono soldi per dire ciò che piace ad altri; dovrete anche essere capaci di dare sanzioni e pene certe, andando oltre le regole; infine, dovrete sempre ricordarvi di insegnare ai vostri ragazzi il senso del limite e spiegare che essere bravi o meno bravi non cambia, conta crescere come donne e uomini».

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