In Arcivescovado l’incontro del cardinale Scola con i dirigenti sportivi di istituzioni, federazioni, enti di promozione, società professionistiche e di base: «La vostra azione contribuisce all’educazione integrale della persona»

di Mauro COLOMBO

natale sportivi 2012

«Nella società di oggi voi siete educatori di grandissima importanza. La vostra azione contribuisce all’educazione integrale della persona». Così il cardinale Angelo Scola si è rivolto ai dirigenti sportivi presenti all’incontro svoltosi ieri sera in Arcivescovado. Anche lo sport concorre alla crescita completa dell’individuo: questo il messaggio dell’incontro, a cui hanno preso parte esponenti di istituzioni, federazioni, enti di promozione, società professionistiche e di base.

La serata è stata introdotta dal Vicario episcopale di settore, monsignor Pierantonio Tremolada: «Con voi, esponenti autorevoli di questo mondo, stasera si apre un dialogo di alto profilo». «Voi rappresentate uno stuolo enorme di sportivi – ha aggiunto don Alessio Albertini, responsabile della Commissione diocesana sport – e avete il compito di “tirare il gruppo” con impegno e passione».

Il presidente del Coni Lombardia Pier Luigi Marzorati ha illustrato le dimensioni del movimento sportivo regionale (10 mila società, 80 mila dirigenti, 35 mila tecnici, 830 mila atleti) e il suo palmarès (17 medaglie a Londra 2012 tra Olimpiadi e Paralimpiadi). «Questo incontro col Cardinale – ha detto Marzorati, nato e cresciuto sportivamente in oratorio – conforta il nostro impegno, consapevole di quanto lo sport può dare in termini di educazione, formazione e socializzazione». L’assessore regionale allo Sport Filippo Grassia ha invece citato la Lettera pastorale dell’Arcivescovo per rilevare «il forte accento di educazione civica ed elevazione spirituale» della pratica sportiva in oratorio, fondamentale «per avvicinarsi a Dio e tenersi lontani dalle insidie della vita». Dal canto suo Massimo Achini, presidente del Csi e membro della Giunta nazionale del Coni, ha indicato nella «sfida educativa» la partita «da non perdere». «Noi avvertiamo la responsabilità urgente di contribuire a educare alla vita buona del Vangelo – ha ammesso -, ma proviamo gioia e gusto nell’esercitarla ogni giorno».

L’intervento dell’Arcivescovo ha ripreso le sollecitazioni proposte dallo stesso Achini e da Manfredi Limentani, componente della Commissione diocesana sport. Partendo dalla definizione di educazione come «introduzione della persona alla realtà totale», Scola ha indicato come «solo l’incontro di tutto l’io con tutta la realtà fa crescere». In questa integralità si manifesta la bellezza dello sport come «dono di Dio». Un elemento da non trascurare anche in chiave “agonistica” (perché «si partecipa per vincere, ma perdere aiuta a impararlo…»): «Non conosco sportivi di alto livello privi di questa comprensione completa della realtà». E ancora: i vizi dello sport – il Cardinale ha citato doping e corruzione – prendono piede nel momento in cui «si perde di vista questo tutto».

Al raggiungimento di questa completezza, quindi, deve mirare anche l’azione di un dirigente sportivo. Un compito certo più difficoltoso che in passato, in una società oggi «in trasformazione, complessa, frammentata», nella quale anche i giovanissimi vivono un carico di attività spesso causa di «tensioni e ansietà». Occorre quindi creare «una gerarchia» tra questi frammenti, individuando le giuste priorità per ritrovare «un filo conduttore unitario». Un risultato che si ottiene solo grazie a un «criterio esistenziale» capace di dare «un senso alla vita», non necessariamente nell’ottica cristiana. Così i vari “frammenti” si ricompongono e non appaiono più come «compartimenti stagni separati tra loro».

Richiamando un concetto che gli è caro – «l’io non è mai separato, è sempre un io-in relazione» -, il Cardinale ha poi precisato che «niente educa come l’insieme». Il vantaggio dello sport – dove è centrale «l’idea della squadra» – è che «la ricerca dell’insieme è una condizione più naturale che in altri ambiti». Ecco dunque il valore della «testimonianza»: «I valori non passano per affermazione o per acclamazione, si trasmettono nel momento in cui si incontra chi li vive concretamente e li comunica agli altri. Si educa così, per osmosi…».

Successivamente Ernesto Paolillo, già direttore generale dell’Inter, ha ricordato la significativa esperienza dell’Oratorio Cup (nata dalla collaborazione tra la società nerazzurra e il Csi) e ribadito la capacità dello sport di aiutare i giovani ad avvicinare le cose importanti della vita con un linguaggio semplice e immediato. E sottolineando il valore della messa domenicale, ha offerto un assist all’Arcivescovo, che non se l’è lasciato sfuggire: «L’anno prossimo, per il Natale degli Sportivi, potremmo pensare a una grande Messa in Duomo…».

Rispondendo agli interventi di due esponenti dello sport paralimpico – il presidente lombardo Pierangelo Santelli e quello milanese Ivan Borserini -, Scola ha usato le espressioni forse più appassionate: «Il gesto degli atleti paralimpici è per certi versi superiore a quello dei “normodotati”, perché riscatta la disabilità e insegna che nulla può schiacciare la dignità della persona. Una lezione sul vero senso della vita, che aiuta a capire la differenza tra la ricerca del successo e il desiderio di vincere, che è espressione del compimento della persona».

Il Cardinale ha poi concluso con un’offerta di disponibilità: «Nel rispetto della libertà di tutti, la Chiesa ambrosiana è aperta a tutti, non solo a chi crede…». Un invito che monsignor Tremolada ha trasformato in appello: «Sentiamoci squadra, nel segno dei valori che ci uniscono».

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