È più che un racconto del Giro d’Italia, “Ciclismo mon amour” della parigina di Milano Nordemann. Una lettura alternativa e originale in attesa della partenza della “corsa rosa” (9 maggio)

di Mauro COLOMBO

Ciclismo mon amour

Il rosa è, per antonomasia, il colore delle donne. Ed è anche il simbolo cromatico del Giro d’Italia. Ma non è semplicemente un “rosa al quadrato”, quello che dà tono alle pagine di Ciclismo mon amour, di Myriam Nordemann. Un libro (Ti Pubblica, 152 pagine, 9.50 euro; la prefazione è di Carmine Castellano) che non è solo il Giro visto con gli occhi di una donna, ma un racconto che fa del ciclismo (e del Giro in particolare) una lente attraverso cui filtrare i fatti della vita.

Myriam Nordemann, parigina, è stata prima una bambina molto più interessata alla bicicletta e ai “ciclistini” che non alle bambole. Poi è diventata una tifosa in appassionata attesa sul bordo delle strade del passaggio dei corridori, pronta a (quasi) tutto per entrare a far parte della “carovana”. Infine, coronato il suo sogno, ha “vissuto” il ciclismo dal 1995 al 2010 come giornalista, addetta stampa di team, collaboratrice di Eurosport International e “voce francese” del Giro per 12 anni. Oggi vive a Milano, mamma felice, e lavora come counselor. Una competenza evidentemente affinata negli anni del Giro, dato che in Ciclismo mon amour denota una capacità di analisi e di introspezione non comuni.

Myriam scava in profondità, ma sempre con delicatezza, nelle pieghe della corsa e del dopocorsa, fissando il suo sguardo su persone, fatti e situazioni, alternando sapientemente il sorriso alla commozione. Presta la medesima attenzione ai big della classifica, “vincenti” per definizione, e agli sconfitti vessati dalla guigne (la sfortuna, in francese). Schiude gustosi siparietti su celebri inviati delle principali testate sportive, così come su altri suoi compagni d’avventura. E regala chicche preziose: come il capitolo nel quale, con elegante levità, descrive le modalità con cui i girini espletano le loro funzioni fisiologiche in corsa; o come quello che racchiude uno struggente ritratto di Marco Pantani visto da vicino, ad anni-luce dai suoi trionfi e ormai nel cono d’ombra che precederà la sua tragica fine. Ma alle vicende della corsa Myriam inframmezza episodi della sua vita, parlando del fidanzato, del gatto, dei nonni e anche della sua scelta vegana, che non è solo un’opzione alimentare, ma una vera e propria filosofia esistenziale.

Insomma, una lettura alternativa e originale, ideale per i giorni in cui si attende che il Giro, in partenza il 9 maggio da Belfast, inizi a srotolarsi lungo la penisola.

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