I successi di Vettel con la Ferrari in Malesia, di Paolini nella Gand-Wevelgem di ciclismo e di Rossi nella MotoGp in Qatar

di Mauro COLOMBO

Valentino Rossi

Italia superstar, a due e a quattro ruote. Con o senza motore. Dal caldo secco del Qatar a quello umido della Malesia, al freddo gelido delle Fiandre. Una domenica da segnare sul calendario della memoria per lo sport azzurro.

L’ha iniziata la Ferrari, tornando al successo in un Gran premio come non le capitava dal 2013. Il digiuno è stato interrotto da Sebastian Vettel, il tedesco quattro volte campione del mondo, chiamato a Maranello per operare una svolta dopo il periodo buio e dare un senso al nuovo corso targato Marchionne. Missione compiuta già alla seconda corsa, confermando i progressi meccanici registrati nelle scorse settimane. La Ferrari ora viaggia bene, praticamente al passo delle Mercedes: l’ha dimostrato anche Kimi Raikkonen, capace di agguantare il quarto posto dopo un’entusiasmante rimonta partita da fanalino di coda. E ora il Mondiale di Formula 1 si fa improvvisamente interessante.

L’ha proseguita Luca Paolini, che a 38 anni ha staccato tutti nel finale e si è aggiudicato la Gand-Wevelgem, non compresa nel ristretto novero delle “classiche-monumento”, ma comunque una delle corse più prestigiose del calendario ciclistico. In un contesto reso ancora più duro dal vento e dalla pioggia, Paolini ha vinto alla maniera dei fuoriclasse: lui, obiettivamente, non lo è, ma sopperisce con l’esperienza e l’intelligenza che, negli anni, ne hanno fatto una delle “spalle” più preziose e apprezzate dei big (per referenze chiedere a Paolo Bettini). E a un’età rispettabile ha centrato il successo più luminoso della sua carriera.

L’ha terminata un altro veterano, Valentino Rossi, primo a sfrecciare sul traguardo della prova d’esordio del mondiale di Moto Gp in Qatar. Salgono così a 109 le vittorie iridate del Dottore (36 anni), ma quest’ultima è probabilmente una delle più belle. Per la rimonta effettuata dal decimo posto a cui si trovava relegato al primo giro, per gli avversari più giovani messi in fila alle sue spalle – a proposito, anche il podio è stato tutto azzurro, con Dovizioso secondo e Iannone terzo, entrambi su Ducati (e la tripletta ci mancava dal 2009) -, e per le prospettive che si aprono ora sul Motomondiale: con un Rossi così, pensare alla decima perla iridata non è affatto un azzardo.

 

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