Per gli otto giovani violenti può scattare il Daspo. Solo un’ammenda per gli striscioni vergognosi legati alla tragedia di Superga allo stadio di Torino

di Leo GABBI

calcetto

Una volta si diceva: questo calcio è troppo stressante, meglio la partitella a calcetto con gli amici, la sera, quando si esce dal lavoro. Era una delle massime contemporanee dell’italiano medio: c’è persino chi ne ha fatto un film con Claudio Bisio tra i protagonisti. Peccato che anche questo mondo idilliaco si sia infranto contro la diga delle logiche ultrà, che a questo punto appaiono davvero senza confini. Accade a Cornaredo, dove un gruppo di aficionados (si fa per dire) si è quasi trasformato in una sorta di arancia meccanica all’amatriciana. Nei bagagliai delle loro auto, i carabinieri hanno infatti scoperto un vero arsenale: spranghe di ferro, mazze di legno, coltelli a serramanico, manganelli, tirapugni, fumogeni, passamontagna. E tutto per sostenere l’amata squadra di calcetto. Ora gli otto giovani sono accusati di porto abusivo di oggetti a offendere e non è escluso che per loro scatti il Daspo.

Il Daspo per il calcetto non si era mai visto: è come se ti vietassero di andare a una partita di ping pong o di entrare in un cinema: un paradosso tutto italiano che dovrebbe farci riflettere su tante cose, dall’adolescenza deviata di tanti ragazzi, al modo di intendere e interpretare uno sport, o alla peggio persino un hobby. Ormai il virus rischia di contagiare anche il contorno, qualsiasi esso sia. Se andremo avanti così, persino i seguaci del taglio&cucito finiranno per incutere un certo timore.

Significa che le basi su cui si fonda la nostra convivenza civile, sono minate da culture violente spesso ingovernabili o da logiche sempre più portate, con la scusa della vittoria a tutti i costi, a giustificare qualsiasi mezzo pur di arrivare al fine. Se poi si guarda cosa succede nelle curve degli stadi veri, allora c’è di che restare basiti: da una parte fioccano le squalifiche per i cori beceri razzisti, poi invece, quando compaiono striscioni vergognosi legati alla tragedia di Superga allo stadio di Torino, scatta soltanto un’ammenda. Un doppiopesismo sconcertante, ma che al di là delle pene continua a celare un gap educativo che fiumi di parole non sono mai riusciti a colmare. 

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