Il 2014 si apre con i Giochi invernali di Sochi in Russia. L’evento clou
saranno i Mondiali di calcio in Brasile

di Leo GABBI

Bolt

Privo com’era di grandi eventi calcistici o olimpici, il 2013 è stato un anno senza grandi scosse.

Nell’atletica leggera il 2013 ha visto l’addio a un grande come Pietro Mennea e ha vissuto ancora sugli acuti di uno straordinario Usain Bolt: il giamaicano dopo i 6 ori olimpici tra Pechino e Londra, ha fatto tripletta anche ai Mondiali di Mosca trionfando ancora una volta sui 100, 200 metri e staffetta. Un gigante, che finora è riuscito a schivare anche le ombre del doping che hanno coinvolto altri suoi compagni di squadra.

E a proposito di doping ancora Armstrong, con le sue confessioni, ha gettato una luce sinistra non solo su di lui, ma anche sul “Palazzo” del ciclismo internazionale, i cui vertici hanno in parte coperto le sue infrazioni.

Tornando allo sport vero, i Mondiali di nuoto di Barcellona ci hanno restituito la miglior Federica Pellegrini degli ultimi anni, argento a sorpresa nei 200 stile libero.

Il tennis incorona Rafa Nadal che, reduce da un grave infortunio al ginocchio, torna al vertice della classifica Atp trionfando per l’ottava volta al Rolland Garros: record assoluto che supera i 7 allori di un’altra leggenda, Bjorn Borg.

Nei motori grande exploit del 20enne spagnolo Marc Marquez, che in MotoGp ha superato la strenua resistenza di Jorge Lorenzo al termine di una stagione mozzafiato: il ragazzino ha stoffa e soprattutto zero paure, ricorda molto il Valentino Rossi prima maniera. A proposito, “the doctor” si è “disintossicato” dal dopo-Ducati con una stagione decorosa, anche se i fasti di un tempo ci avevano illusi che potesse tornare a battagliare per il titolo.

Un titolo che invece in Formula Uno è finito senza sorprese alla Red Bull, che con Sebastian Vettel coglie il quarto titolo consecutivo, frustrando le velleità di una Ferrari incapace di reagire soprattutto dal punto di vista tecnologico ai progressi della casa rivale. E ora, dopo l’addio a Massa, con Raikkonen a fare tandem con Alonso, si giocherà un’altra partita, più sottile e psicologica, per capire equilibri e gerarchie a Maranello.

Nel basket invece Siena, nonostante il ridimensionamento tecnico, ha colto il settimo titolo consecutivo, frutto di una programmazione fuori da ogni schema, mentre Milano attende ancora un riscatto che tarda a sbocciare, anche se ora, con l’arrivo dai rivali dei campioni più significativi, da David Moss a Daniel Hackett, le distanze si stanno rapidamente colmando.

Il calcio infine, con il nuovo trionfo juventino in maggio e uno strapotere bianconero che non sembra aver avuto limiti per tutto l’anno, salvo l’imboscata tra i ghiacci d’Istanbul in Champions. Quello di Conte è un organico talmente ben oliato, feroce nella sua determinazione e ricco d’individualità come Tevez e Pirlo al servizio del collettivo che difficilmente anche nel 2014 potrà abdicare ai danni di altri club promettenti ma ancora acerbi come la Roma, o sempre un po’ incompiuti come il Napoli. Intanto l’Inter, con l’arrivo del magnate indonesiano Tohir alla presidenza, inaugura una fase nuova per il nostro calcio, con l’auspicio che sia solo il primo di una serie d’investimenti stranieri capaci di rivitalizzare le esauste casse del nostro pallone, peraltro sempre assediato da nuovi (le squalifiche delle curve) e vecchi (“scommessopoli” parte seconda) veleni.

Il nuovo anno si apre con l’incognita dei Giochi invernali di Sochi in Russia dove, forse per la prima volta, i colori azzurri non sembrano partire con particolari velleità: sembrano lontani i tempi di Thoeni e Tomba, ma è probabile che magari dal fondo, i nipotini della Di Centa e della Belmondo possano regalarci sorprese.

Al di là di tutto, l’evento clou saranno i Mondiali 2014 in Brasile: gli azzurri di Prandelli cominceranno da un girone ad handicap, con Inghilterra e Uruguay, ma spesso sono proprio gli incroci pericolosi ad esaltare le nostre qualità: molto dipenderà dalla forma del nostro trio di assi (Buffon, Pirlo e Balotelli), nella speranza di recuperare in tempo il talento di uno sfortunato Rossi, cognome che notoriamente ai Mundial ci porta bene. 

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