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1° novembre

A Cusago il secondo Memorial Enzo Albanese

Con un grande torneo RugBio ricorda il rugbista ucciso in Brasile nel 2014 dalla criminalità organizzata.

27 Ottobre 2015

Domenica 1 novembre, al Campo sportivo di Cusago (via IV Novembre), circa 300 ragazzi dai 5 ai 14 anni, provenienti da tutta la Lombardia e dalla Liguria, si daranno appuntamento per disputare la seconda edizione del Trofeo di Rugby dedicato alla memoria di Enzo Albanese.

Con questo evento, l’ASD RugBio rinnova, ancora una volta, la sua vocazione all’impegno educativo, formativo e sociale che da tempo la caratterizza. Così il presidente Alessandro Acito (che recentemente ha ottenuto il riconoscimento Uisp di responsabile nazionale del rugby giovanile: «Per l’associazione RugBio è importante ricordare con un torneo il coraggio di Enzo, la sua storia tragica, ma positiva ed esemplare per i nostri bambini. Ospitare in suo nome un evento a così larga partecipazione significa mettere in evidenza perché noi facciamo mini rugby. Speriamo che i bambini si divertano e che Enzo abbia lasciato nella memoria un gesto di opposizione alla criminalità che immaginiamo sempre fuori dalla nostra vita, ma che in realtà abita anche i nostri territori»

La giornata

A partire dalle 10 i giovanissimi rugbisti provenienti da Lecco, Como, Milano, Settimo Milanese, San Donato Milanese, Gallarate e Genova, inizieranno l’appassionante torneo insieme alle squadre della Union Milano, di Malpensa, di Metanopoli, di Settimo Milanese, del Sempione Rugby e, naturalmente, di RugBio. Poi, com’è nella tradizione rugbista, ci sarà il terzo tempo, che vedrà protagonisti i prodotti a Km. 0 del territorio cucinati in stile RugBio.

Giuseppe Scali alias mago Giuppy intratterrà grandi e piccoli con le sue incredibili magie. Con lui, ad animare il terzo tempo, ci saranno i trampolieri e i giocolieri de Il tappeto di Iqbal, la Cooperativa Sociale onlus del quartiere Barra di Napoli, che tra i tanti obiettivi si occupa in primis dell’educazione dei minori in difficoltà. L’invito che RugBio ha rivolto alla cooperativa napoletana sancisce un gemellaggio educativo e formativo molto importante poiché l’Asd milanese, è stata scelta dal responsabile Giovanni Savino per formare gli educatori ad avviare un progetto di mini rugby a Napoli.

Il libro

Alle 14, al campo, dopo la premiazione per tutti i ragazzi, verrà presentato il libro di Nicola De Cilia, critico letterario e professore di liceo, Pedagogia della palla ovale (Ed. dell’Asino), uno dei rari volumi dedicati all’aspetto educativo del rugby. L’autore è partito dal Veneto per incontrare allenatori, preparatori atletici, giocatori, dirigenti nazionali, psicologi e giornalisti di cinque regioni che raccontassero il backstage educativo del rugby. Un’inchiesta sullo “stato dell’arte”, dal professionismo alle realtà dei campetti periferici di Napoli, di Treviso o di Catania, dove progetti mirati coinvolgono bambini e ragazzi di diversa provenienza sociale, seguiti da adulti decisamente consapevoli della valenza fortemente educativa del rugby.

L’ospite

A un appuntamento così importante non poteva mancare l’Associazione Libera di Don Ciotti in un territorio, come l’hinterland milanese, pesantemente colpito dalla criminalità organizzata.

 

 

La storia di Enzo Albanese

Enzo Albanese, ex tenente dei Carabinieri, aveva 42 anni quando venne ucciso il 2 maggio 2014 a Natal, città brasiliana del nord-est, con sei colpi di pistola mentre stava tornando a casa. Una fredda e drammatica esecuzione per questo milanese di origini pugliesi, padre di una bimba di sei anni, che da otto viveva in Brasile, dove gestiva una clinica estetica, il catering del nuovo stadio di calcio di Natal ed era dirigente di una squadra di rugby locale. Albanese aveva scoperto una vastissima rete criminale dedita alle truffe e al riciclaggio di denaro sporco effettuati attraverso società di facciata nelle città di Natal, Extremoz, Cearà-Mirim e Ielmo Marino. A poco più di un mese dall’omicidio le indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Nuoro hanno portato all’arresto del presunto mandante, il 43enne Pietro Ladogana, uomo d’affari romano, in Sudamerica a capo di un'organizzazione che amministrava almeno dieci imprese che operavano apparentemente nella legalità, ma che invece, secondo le accuse, erano utilizzate per compiere frodi, falsificazione di documenti, riciclaggio e altri crimini. La denuncia di Albanese, procuratore di uno dei due soci di una di queste imprese, riguardava una proprietà immobiliare trasferita illegalmente in favore di Ladogana.