Il confronto tra l’Arcivescovo e i vertici degli atenei milanesi risponde all’invito lanciato nell’ultimo Discorso alla città: siamo tutti responsabili del nostro futuro, con audacia e immaginazione

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale

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L’occasione del futuro, ovvero un ulteriore passo per dare concretezza e plasticità all’invito presentato dall’Arcivescovo come un manifesto che chiama tutti alla propria responsabilità nell’ultimo Discorso alla città di Milano: tocca a noi, tutti insieme. Il dialogo che si terrà il 14 giugno tra il nostro Arcivescovo e cinque rettori o prorettori delle più prestigiose università milanesi ci si presenta come una declinazione di questo invito, che suona anzitutto come un riconoscimento e uno sprone a ognuno dei partecipanti, perché l’istituzione che rappresenta non abbia timori, non senta troppo il peso della responsabilità, ma giochi in modo pieno il proprio ruolo di soggetto nel futuro prossimo che ci attende, e che vede Milano e tutta la nazione chiamati a uno sforzo ricostruttivo anzitutto antropologico e valoriale.

La Chiesa sente come proprio compito richiamare quelli che sono i valori che in questo grande processo di rinascita non possono essere dimenticati, perché la ripartenza sia veramente inclusiva e capace di generare legami più maturi e più densi di umanità. «Abbiamo la responsabilità di ridisegnare il futuro delle nostre città e delle nostre società. Abbiamo la responsabilità di scegliere se essere vittime di una globalizzazione delle paure e degli scarti o essere protagonisti nell’edificazione di una comunità plurale che pratichi la cultura dell’incontro» ci ricordava l’Arcivescovo nel Discorso di sant’Ambrogio, riprendendo l’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti.

Un simile compito richiede audacia e immaginazione. Per superare paure e scelte dettate da emozioni e superficialità servono al tempo stesso l’ascesi della ricerca e della indagine scientifica, ma anche la forza di un pensiero che sa cogliere ciò che non si vede, ma si lascia intravvedere nei tanti movimenti e nelle tante tensioni che abitano le nostre storie, nelle tensioni tra le tante periferie che soltanto quando vengono lette insieme si trasformano in quel grande centro, in quel grande soggetto unificato che consente di fare passi verso il futuro.

Le università sono un dono prezioso per una città come Milano, per una Regione come la Lombardia. Sono altrettanti luoghi e strumenti grazie ai quali sviluppare capacità di profondità nei nostri esercizi di comprensione e di interpretazione. L’esperienza cristiana volentieri intende camminare insieme e al fianco di simili luoghi, convinta che la fede che la anima consente a questi processi di lettura di assumere valori e pratiche (tutte legate all’umanesimo cristiano che ci ha generato) che possono trasformarsi in altrettanti prismi capaci di arricchire ulteriormente le analisi prodotte. Ma soprattutto di richiamare a tutti il senso e l’obiettivo di questi processi ascetici di decostruzione del reale: generare energie perché nel tessuto sociale si addensino soggetti capaci affrontare le sfide attuali, creando risposte concrete e durature a tutti quei segnali di un disfacimento in atto del disegno originario di Dio su di noi. Che possiamo cioè vivere da fratelli, in modo dignitoso, orgogliosi di come la nostra attività è in grado di custodire e dare futuro al dono che Dio ci ha fatto, ovvero il mondo che abitiamo e che ci è dato come pegno concreto dell’amore che ci ha generato e ci tiene in vita.

 

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