La scarsità di appartamenti e gli affitti poco accessibili riducono gli spazi d'accoglienza e ospitalità. Ne hanno discusso i parroci della città. Parla il vicario monsignor De Scalzi

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Redazione Diocesi

30/01/2008

di Pino NARDI

La Madonnina domina Milano. E a partire da questo ideale osservatorio le comunità cristiane di Milano si interrogano sui bisogni più veri della città. Sul tema della casa, per esempio, e delle future disponibilità di alloggi. Di questo hanno parlato i parroci della metropoli riuniti la settimana scorsa a Triuggio. Proprio sulla frontiera dell’alloggio si gioca la qualità della vita dei milanesi. La mancanza di questa realtà primaria provoca sofferenze in tante persone, che ogni giorno, dalla periferia al centro, i parroci si trovano ad affrontare e ad accompagnare.

La Chiesa milanese si interroga su questo tema e invita tutti i soggetti interessati – istituzioni, imprenditori, società civile – a un rinnovato impegno per affrontare il capitolo casa, cercando risposte concrete. Ne parliamo con monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare e vicario episcopale per la città di Milano.

La questione casa continua a rappresentare un’emergenza per Milano. Lei cosa ne pensa?
Sì, in effetti la città sembra segnata in questo momento da una sorta di processo di restringimento degli spazi di accoglienza e di ospitalità. Studenti, giovani coppie e famiglie di nuova formazione, popolazioni che arrivano da altre parti del mondo, persone in difficoltà fisiche e sociali, lavoratori in cerca di occupazioni meglio retribuite o più stabili, fruitori temporanei di servizi eccellenti come gli ospedali, non hanno possibilità di abitare la città, di sentirsene parte.

Il mercato immobiliare registra ancora una crescita, anche se gli ultimi dati segnalano una frenata. Invece rimane un problema aperto quello degli affitti…
Infatti, la scarsità di appartamenti in affitto in termini assoluti e in affitto a costi accessibili riduce lo spazio dell’ospitalità. Spazio caratteristico per la città, che la rende un ambiente socialmente importante e culturalmente significativo. Stiamo progressivamente perdendo questa opportunità e ci stiamo pericolosamente incamminando verso una città di case senza abitanti, perché spesso edificate e acquistate come forma di investimento, e di abitanti senza case, perché impossibilitati a farsi carico da subito del peso di un mutuo soffocante, ma anche impossibilitati a usufruire, in alternativa, di un contratto di locazione sostenibile.

Ènecessario dunque che si elabori un progetto per dare risposte concrete ai cittadini?
Milano ha bisogno di un segnale forte, di un richiamo che abbia valenza pubblica, di una presa di posizione decisa. La metropoli avrebbe bisogno di un attore credibile e autorevole che riprenda in mano il tema “casa”, che riapra il discorso e presenti con chiarezza i termini della questione alle istituzioni pubbliche che governano la città e alle istituzioni private che contribuiscono a trasformarla.

Una società civile e una politica che collaborino insieme…
Si tratterebbe di un gesto non privo di forza profetica, un chiaro segno di speranza per una società che rischia di guardare con timore al suo futuro. Faccio mie le parole di un grande sindaco come Giorgio La Pira: «Spetta a noi, annunciatori di speranza, di fede e di amore, cercare i segni dei tempi. Pur non dimenticando il lato doloroso e drammatico (e talvolta tragico) della storia presente, abbiamo sempre cercato di vedere più a fondo, con più amore, con più impegno, il lato felice, positivo, di questa immensa crescita storica attraverso la quale il Padre celeste va edificando un universo nuovo dei popoli e delle nazioni».

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