Il presidente provinciale annuncia la convocazione di un'assemblea straordinaria dei circoli per la fine di gennaio e lancia la proposta di un osservatorio insieme alla Caritas e all'associazionismo, per monitorare i reali bisogni presenti sul territorio, in particolare dei lavoratori senza nessuna tutela

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Redazione Diocesi

29/12/2008

di Pino NARDI

Le Acli milanesi si stanno già mobilitando. L’annuncio del cardinale Tettamanzi nella notte di Natale sta mettendo in moto una macchina, che vede nel movimento aclista e nella Caritas i motori principali. Il presidente, Gianni Bottalico, ha annunciato la convocazione di un’assemblea straordinaria dei circoli per la fine di gennaio, e lancia la proposta di una sorta di osservatorio insieme alla Caritas e all’associazionismo, per monitorare i reali bisogni presenti sul territorio, con particolare attenzione alla realtà delle piccole e piccolissime aziende, i cui lavoratori spesso sono quelli senza nessuna tutela.

Bottalico, qual è la prima risposta delle Acli milanesi alla proposta dell’Arcivescovo?
Ci siamo già mobilitati su invito del Cardinale. Abbiamo allertato i nostri circoli a muoversi. Innanzitutto verso il 20 gennaio pensavo a una grande assemblea straordinaria dei circoli, dove presentiamo in maniera più appropriata e diamo norme più precise su come cercheremo di condurre insieme alla Caritas il mandato che il Cardinale ci ha chiesto di svolgere. Ragioneremo su quali azioni come Acli possiamo fare da una parte nella ricerca, nell’analisi dei problemi e della situazione occupazionale del territorio in modo da avere dati da offrire; dall’altra di sensibilizzazione rispetto al momento storico e sociale in cui viviamo, a qual è l’atteggiamento di una comunità cristiana responsabile rispetto a questo. Quindi insieme alla Caritas faremo azioni di sensibilizzazione, di carattere politico sulla questione lavoro, ma anche un’azione molto concreta tesa a promuovere gesti di solidarietà verso le persone. In questo Fondo il Cardinale ha “messo” un milione di euro: anche le nostre comunità devono cominciare a pensare che possono offrire alcune risorse.

Propone una sorta di osservatorio sul fenomeno?
Esatto, apriamo un osservatorio con Acli, Caritas, associazionismo, per avere dati precisi tra gennaio e febbraio. L’obiettivo è lo studio del territorio, con l’analisi della situazione occupazionale, delle fabbriche, su quali andranno in cassa integrazione. Ma soprattutto le piccole e piccolissime aziende, gli artigiani. È la preoccupazione del Cardinale e la nostra: tutta quella marea di persone che sono fuori dalle tutele degli ammortizzatori sociali.

Come sono le prime reazioni acliste sul territorio?
Ho ricevuto subito tantissimi messaggi dai miei presidenti che hanno seguito la Messa sia in Duomo sia in diretta sul Portale della diocesi e su Telenova: hanno dato la piena disponibilità a scendere in campo immediatamente per entrare nel vivo del progetto e dare una mano.

Il Cardinale invita anche alla sobrietà…
Il tema della sobrietà è un altro capitolo culturale su cui fare riflessioni appropriate. Nell’organizzazione aclista abbiamo un ufficio che si occupa di stili di vita. Su questo siamo dunque molto sensibili. Il problema è farlo diventare più popolare, più di tutti. Iniziando da noi: siccome il Cardinale ha chiesto a se stesso e alla Chiesa di assumere atteggiamenti e stili di vita sobri, la prima cosa che ci porremo come associazione sono atteggiamenti più sobri nelle nostre azioni e di assumere questa cultura della sobrietà e della semplicità anche nelle nostre comunità.

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