«Occuparsi del carcere richiede molto pensiero, molta preghiera, molta riflessione giuridica e organizzativa e speriamo che si trovino menti illuminate e determinate per affrontarlo in vista del bene comune. Non si tratta di avere compassione dei detenuti, ma di realizzare la Costituzione che prevede che la pena sia finalizzata al reinserimento nella società». Con queste parole l’Arcivescovo ha espresso il suo incoraggiamento al progetto di housing per detenuti promosso da “Cattolici Ambrosiani”, aprendo l’incontro di presentazione svoltosi presso le Acli Milanesi.
Che cos’è “Cattolici Ambrosiani”
Costituito da professori universitari e laici impegnati provenienti da diverse esperienze che hanno coinvolto politici cattolici presenti in Consiglio comunale e nei Municipi di Milano appartenenti a diversi partiti e schieramenti, “Cattolici Ambrosiani” è uno spazio di confronto e collaborazione nato due anni fa, a seguito delle sollecitazioni dallo stesso Arcivescovo per avviare una riflessione sull’impegno civile e politico.

Il gruppo ha maturato una comune riflessione sul tema del carcere e della pena. Da qui è emersa «l’esigenza di un’iniziativa concreta che si ponga come un gesto di speranza per la città, ma anche come possibile modello per altre realtà territoriali, rimarcando come sia possibile una convergenza tra politici di diverse sensibilità e tra questi e la società civile, di fronte alla condizione dei detenuti che chiama tutti a un sussulto di responsabilità e alla ricerca comune di soluzioni». Così come è stato detto durante l’incontro, moderato da Giorgio Del Zanna e a cui hanno partecipato assessori, consiglieri, docenti e il vicario episcopale, monsignor Luca Bressan. Tutti concordi sulla necessità di offrire soluzioni abitative per chi accede a misure alternative alla detenzione e sul progetto, messo a punto dal raggruppamento in collaborazione con il Comune di Milano, per la realizzazione di alcuni alloggi per detenuti che hanno la possibilità di scontare la pena fuori dal carcere.
«Ben vengano queste iniziative: rimettono al centro la persona e l’idea che uno sbaglio non debba condannare un’intera esistenza, perché lo Stato ha il dovere di offrire a tutti una nuova opportunità, un’alternativa perché, come ci ha ricordato il nostro Arcivescovo nel suo ultimo Discorso alla Città, la Costituzione non venga tradita», ha detto Delfina Colombo, presidente delle Acli milanesi.

Gli interventi degli Assessori comunali
Secondo quanto ha affermato Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa, per il quale «l’emergenza abitativa si affronta con politiche strutturali, come il Piano Casa del Comune, ma anche con interventi mirati per le situazioni più vulnerabili. Il progetto presentato dal Comune insieme ai Cattolici Ambrosiani va in questa direzione».
Progetto che per Fabio Bottero, assessore all’Edilizia Residenziale Pubblica, «tiene insieme le due maggiori emergenze del presente, quella abitativa e del sovraffollamento carcerario, dimostrando una convergenza trasversale, segno di una volontà importante da parte del Consiglio comunale».
Così anche per Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute, che ha sottolineato che «il tema di dare una seconda opportunità a chi ha commesso un reato è sempre meno sentita, eppure la sicurezza di una società passa da un buon funzionamento del sistema penale e dei meccanismi di reinserimento. Contenere e basta significa solo spostare più in là il problema. Oggi tra 6000 e 7000 persone vivono in strutture finanziate dal Comune, ma quale è la difficoltà di uscire da questi luoghi per persone con disabilità, donne maltrattate, senza dimora? La casa. Per questo il Comune ha deciso un piano di 500 alloggi che, lavorando insieme al Terzo settore, possa favorire un percorso di housing sociale»
Insomma, serve «una cabina di regia», per la quale l’appello si allarga anche alla Regione.

La necessità dell’housing
Senza mezzi termini l’intervento di Luigi Pagano, a lungo direttore di San Vittore e oggi Garante per i detenuti della Lombardia: «Le carceri attualmente sono fuorilegge, e così si perde di credibilità. La recidiva è intorno all’80-85% della totalità dei detenuti, ma si abbassa moltissimo quando si creano opportunità. Nel carcere di Bollate, che è esemplare in questo senso, siamo intorno al 40-50% di persone recuperate. Molte volte manca il coraggio politico, ma qui si è dimostrato che qualcosa si può fare, anche perché non dimentichiamo che il sovraffollamento viene anche dalla mancanza di housing e di un reinserimento dignitoso».
Secondo la logica del progetto presentato, che prevede appartamenti di edilizia pubblica individuati dal Comune di Milano e da ristrutturare; il reperimento dei fondi per le ristrutturazioni attraverso il sostegno di fondazioni bancarie, altre fondazioni ed enti e associazioni private; l’affidamento tramite bando degli appartamenti a enti gestori del terzo settore che si faranno carico dell’accompagnamento e dell’inserimento sociale dei detenuti accolti e lo sviluppo di percorsi di inserimento lavorativo, con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e private, al fine di favorire percorsi di autonomia dei detenuti.
In questo quadro, grande rilievo – notano “Cattolici Ambrosiani” – ha avuto l’odg votato lo scorso 12 gennaio da tutte le forze politiche presenti nel Consiglio comunale di Milano, che invita la giunta «a porre particolare attenzione al tema della riabilitazione e del reinserimento sociale delle persone ristrette, con particolare attenzione a quelle a fine pena e a quelle che non possono godere di misure alternative per mancanza di alloggio, investendo, per quanto attiene alle proprie competenze, in programmi di supporto psicologico, educativo e lavorativo», destinando 10 alloggi per il progetto di “Cattolici Ambrosiani”.

L’auspicio dell’Arcivescovo
«Mi pare che l’opinione pubblica nel suo complesso non abbia simpatia per i detenuti ed è quindi difficile per la politica, che cerca il consenso, affrontare il tema di un carcere che possa favorire il reinserimento dei detenuti e il reperimento di alloggi. Perciò mi sembra che l’idea di partire con un’iniziativa per trovare soluzioni concrete, per qualche detenuto che può praticare una pena alternativa, sia una strada percorribile e anche realistica», ha aggiunto l’Arcivescovo, concludendo: «Questo non ci esonera da una riflessione più complessiva e da una interlocuzione continua con chi ha la responsabilità dell’organizzazione degli istituti penitenziari, ma auguro che questo segno possa essere come quelle scintille che ne accendono altre».




