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Sirio 15 - 21 luglio 2024
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Testimonianze

Cava di Candoglia, le emozioni e l’orgoglio dei lavoratori

Durante la recente visita dell'Arcivescovo, le maestranze hanno condiviso le loro esperienze e la soddisfazione di contribuire alla manutenzione del Duomo di Milano

di Lorenzo GARBARINO

8 Luglio 2024
© Andrea Cherchi

Un lavoro che trasfigura la materia in arte e preghiera, ma cementa anche l’armonia e la collaborazione. La visita di venerdì 5 luglio dell’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, alla cava di Candoglia, dove si estrae il marmo con cui è realizzato il Duomo di Milano, è stata l’occasione per riallacciare un senso di comunità tra i lavoratori dei diversi cantieri. Da quasi 24 anni mancava un incontro di questo genere, che ha permesso di ripensare al valore e all’importanza di una tradizione che va avanti dal 1386.

Ne è certo anche Fulvio Pravadelli, direttore generale della Veneranda Fabbrica, anch’egli presente all’incontro: «È come una famiglia che si ritrova dopo molti anni. La maggior parte dei lavoratori, pur lavorando nella Fabbrica da tanti anni, non era mai stata qua. È stata un’occasione per conoscere i propri colleghi e per cementare ancora di più la passione e l’orgoglio di lavorare per un’opera come il Duomo, che rappresenta Milano nel mondo».

La cava madre

Il marmo per il Duomo è estratto da quasi 150 anni dalla cava madre, così chiamata perché è il punto da cui si ottiene il materiale più prezioso. Nel corso del tempo il sito è stato scavato per oltre 150 metri. È da qui che si estraggono i blocchi necessari a riprodurre le statue e gli elementi ornamentali del Duomo. «L’estrazione vera e propria dura solo due o tre mesi, a seconda degli anni – afferma Francesco Canali, direttore dei Cantieri del Duomo -. Il resto del tempo è focalizzato in interventi di cura della montagna: manteniamo a regime le acque, fissiamo le parti in distacco e cerchiamo di rimarginare le ferite che ogni anno gli infliggiamo».

L’orgoglio dei lavoratori

Tra chi ogni giorno effettua queste operazioni c’è Alessandro Tarantino, da 25 anni impiegato nel cantiere dei marmisti. Solo all’inizio della sua carriera gli era capitato di incontrare l’intera squadra occupata nella cava. Negli anni si è specializzato come ornatista, il decoratore e restauratore del marmo. Un compito che gli permette di vedere il marmo trasformarsi nei singoli elementi del Duomo.

Fabio Talotta è il vice capocantiere e, rispetto a molti altri, conosceva già gli altri colleghi: «La cava è sempre un posto meraviglioso. Per noi è come se fosse una gita. Io solitamente presiedo il cantiere, ma quando riesco ad andare in Duomo è sempre una meraviglia vedere il risultato».

Marco Abele Deregibus invece lavora tutti i giorni a Candoglia, e durante la visita ha illustrato all’Arcivescovo la cava madre: «Sono ormai 18 anni che lavoro qui, ma ogni volta è un’emozione entrare fino in fondo alla cava madre. Il lavoro non è mai uguale: ogni operazione ha una sua storia e dobbiamo sempre inventarci nuovi sistemi o metodi per tenere sotto controllo la cava. Per fortuna, nel corso degli anni, le implementazioni tecnologiche ci hanno sollevato da molte fatiche. Ripagate comunque dall’emozione di fare qualcosa che poi arriva al Duomo di Milano».

 
 
 
 
 
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