Sabato 23 maggio, l’Auditorium Clerici di Milano ospiterà l’Incontro di studi delle Acli Milanesi, giunto alla XXVIII edizione, un appuntamento centrale del calendario aclista per riflettere sulla redistribuzione del potere economico e sul ruolo attivo dei lavoratori nelle imprese.
Il tema scelto per quest’anno – «Democrazia economica, salari e partecipazione: un circolo virtuoso?» – non è casuale. Si inserisce infatti in un percorso di analisi profonda sulla tenuta del sistema democratico iniziato lo scorso anno. Come spiegato dalla presidente Delfina Colombo, l’obiettivo è trasformare il modo in cui pensiamo alla produzione e alla finanza: «La scelta di dedicare l’Incontro di studi delle Acli milanesi di quest’anno al tema della democrazia economica corrisponde a una seconda tappa dell’itinerario che avevamo aperto lo scorso anno con il convegno sulla crisi e la rigenerazione possibile della democrazia».
La Costituzione e la volontà politica
Ma cosa si intende esattamente per democrazia economica? Non si tratta solo di teoria, ma di un modello concreto che mira a estendere i principi della partecipazione democratica alla sfera aziendale. Pilastri come la gestione dei beni comuni, la finanza etica e la sicurezza economica sono visti come strumenti necessari per superare la concentrazione del capitale in poche mani. Le Acli pongono l’accento sulla Costituzione Italiana (articoli 35-47) come bussola per questa transizione, sottolineando però che la legge da sola non basta se non è sostenuta da una reale volontà politica e dall’impegno delle forze sociali.
«Abbiamo voluto focalizzare la nostra riflessione sul tema della partecipazione e sulla costruzione di un percorso di liberazione personale e collettiva che avvenga non al di fuori del lavoro, ma al suo interno», spiega Delfina Colombo. L’idea è potente: il lavoro non deve essere solo un mezzo di sussistenza, ma un luogo di realizzazione e di esercizio della propria libertà. Al cuore di questo incontro di studi c’è una parola chiave: partecipazione. Ma non intesa come semplice esercizio formale. L’obiettivo è più ambizioso: coinvolgere i lavoratori nella definizione degli obiettivi stessi delle aziende.

I salari e la persona
Non può mancare però un riferimento alla questione salariale, che per il nostro Paese significa trent’anni di stagnazione e dieci di declino a fronte dell’aumento sistematico dei prezzi e, sul fronte della casa, a quello degli affitti e dei mutui.
Per le Acli la questione fondamentale rimane quella della persona umana e in particolare quella del lavoratore, dei corpi sociali, delle comunità, ricordando, come dice Leone XIV, che «al centro di qualsiasi dinamica lavorativa non si devono mettere né il capitale, né le leggi di mercato, né il profitto, ma la persona, la famiglia e il loro bene, rispetto ai quali tutto il resto è funzionale». Senza questo riferimento, non solo non si può parlare di democrazia economica, ma alla fine neppure di democrazia, perché un sistema politico che permette o addirittura incentiva sistematicamente le disparità sociali diventa rapidamente odioso od inutile agli occhi delle persone.
Per trasformare queste visioni in azioni, l’incontro vedrà dialogare soggetti diversi, ma complementari. Dalla relazione introduttiva di Lorenzo Gaiani, responsabile dell’Ufficio Studi delle Acli milanesi agli interventi di esperti come Emmanuele Massagli e Laura Pennacchi, fino alla tavola rotonda con i leader sindacali (Giovanni Abimelech per la Cisl e Vincenzo Greco per la Cgil) e il mondo della cooperazione rappresentato da Massimo Minelli. Le conclusioni saranno affidate a Raffaella Dispenza, Vicepresidente nazionale vicaria delle Acli.
«La presenza delle Confederazioni sindacali al nostro tavolo, insieme alle istituzioni e al movimento cooperativo, è essenziale per cercare di aprire una nuova fase di pensiero e di ricerca che sia finalizzata a un’azione possibile di trasformazione della società», conclude la presidente Colombo.



