All’incontro in occasione della festa di San Francesco di Sales l’Arcivescovo si è confrontato con Enrico Mentana e con i giornalisti a partire da una ricerca sulle nuove generazioni, realizzata dall’Istituto Toniolo

di Stefania CECCHETTI

incontro giornalisti

Giovani sempre più informati, ma sempre più sfiduciati. È questa la fotografia scattata da un’indagine dell’Istituto Giuseppe Toniolo su un campione di 9 mila “under 30” italiani sulla quale si sono confrontati sabato mattina il cardinale Angelo Scola ed Enrico Mentana, direttore del Tg de “La7”. L’incontro, svoltosi come ormai da qualche anno presso l’ l’Istituto dei Ciechi di Milano, è stato organizzato dall’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali in occasione della festa del patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales, e ha visto la partecipazione di numerosi operatori della comunicazione.
Ad aprire l’incontro, la relazione di Alessandro Rosina, professore di Demografia nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano e direttore del Laboratorio di Statistica applicata alle decisioni economico-aziendali. Rosina cura il “Rapporto giovani” del Toniolo, uno dei cui capitoli ha fornito lo spunto per il titolo della giornata: “Nuove Generazioni, Comunicazione, Futuro”.
 

I giovani si informano sul web

I giovani “millennials”, cioè coloro che hanno compiuto 18 anni dopo il 2000, dimostrano di avere un’elevata fruizione del web, paragonabile a quella dei coetanei europei, e di non disdegnare l’informazione on-line, che negli ultimi anni ha visto crescere la sua importanza vertiginosamente, tanto da far sospettare un prossimo sorpasso sui telegiornali. I ragazzi considerano le informazioni delle testate web attendibili, mostrando di saperle bene distinguere da quelle provenienti da fonti considerate poco credibili, come i social network. Nonostante si dichiarino convinti del ruolo positivo di questa diffusione dell’informazione, molti di loro, almeno 3 su 4, non credono che questo possa realmente influire sui processi decisionali.
 

Vedono la vita da una vetrina

Questo senso di impotenza dei giovani è, secondo Mentana, la cifra di questa società e il suo problema maggiore: «I ragazzi oggi hanno il mondo in tasca nello smartphone, hanno molta più consapevolezza delle generazioni precedenti. Ma niente di più. Vedono la vita da una vetrina, sempre più bella e sofisticata, ma che sempre vetrina rimane».
Pensare di avere accesso a una società produttiva che invecchia sempre più, per gli under 30 è una chimera: «I giovani oggi sono costretti a rimanere a bordo campo», anche e soprattutto nel mondo dell’informazione, schiacciato dalle difficoltà economiche e dalla concorrenza della stessa informazione gratuita che passa dalla Rete: «Nelle redazioni si tagliano posti, invece di assumere. I tanti giovani che frequentano le università finalizzate alla professione giornalistica andranno per lo più a ingrossare le file dei disoccupati. Non credo di sbagliare dicendo che solo un giovane su cento riuscirà a coronare appieno il suo sogno di diventare giornalista».
 

La libertà è fondamentale nella nostra società

A un’analisi così cruda, per quanto realistica, il cardinale Scola ha risposto parlando di libertà, verità, speranza. Libertà che i giovani manifestano pienamente proprio attraverso la Rete, come lo stesso Arcivescovo ha avuto modo di sperimentare direttamente nei tanti messaggi ricevuti: «I giovani sono come pesci nel mare del web. La franchezza con cui i ragazzi si esprimono sui mezzi di comunicazione ci parla di quanto la libertà sia fondamentale nella nostra società, che sta attraversando un momento di transizione. Ci sono però due aspetti da considerare. Il primo è che spesso viene praticata in modo riduttivo, come semplice libertà di scelta, sganciata dal bene e dal male. Il secondo è che la libertà, tanto conclamata, spesso è poco realizzata: questa è la prima volta che le nuove generazioni stanno peggio di quelle che le hanno precedute». Ecco perché, secondo il cardinale Scola, «l’interesse dei giovani verso l’informazione è un bene, ma non basta se non va di pari passo con processi di attuazione che costringano a sperimentare la vera libertà».
Dunque non esiste libertà senza aggancio alla realtà, un altro dei nodi centrali quando si parla di informazione, come spiega ancora l’Arcivescovo di Milano: «I ragazzi intervistati dall’indagine del Toniolo si sono dimostrati capaci di distanza critica, distinguendo bene tra la possibilità di accesso illimitata alle notizie e la loro affidabilità. Questo ci dice molto sull’importanza, per gli operatori della comunicazione, di rendere la realtà così com’è».
 

Il giornalista non deve fermarsi al verosimile

Certo, fa notare il cardinale Scola, bisogna tenere conto che ogni giornalista, in quanto essere umano, è condizionato dai propri “pre-giudizi”, da intendere in senso buono come un punto di vista imprescindibile sulle cose. Il problema sta nell’onestà di dichiarare dove ci si situa. Un secondo problema è la capacità di distinguere ciò che è verosimile da ciò che è reale: «Il giornalista – ha detto Scola – deve avere la sagacia di tendere al vero e non fermarsi al verosimile, anche se il confine che li separa è sottile come una carta velina».
E rispondendo a una domanda su come riportare i valori, e in particolare quelli cristiani, nell’informazione, l’Arcivescovo ha parlato ancora del concetto di realtà: «Si ritorna ai valori se si ritorna alla realtà, intesa come fitta trama di relazioni e rapporti. I valori non sono un elenco ma, come i diritti, sono effettivi se se ne fa esperienza». E questo è ancora più vero in una società plurale, che chiede di impegnarsi in un ascolto vero e fecondo delle ragioni dell’altro.
 

«Il problema di non chiamarsi fuori dalla realtà»

Di qui l’invito a tornare a farsi provocare e interagire con la realtà. Un monito rivolto ai giovani, ma anche alle comunità cristiane, colpevoli, spesso, di allontanarsi dal resto del mondo: «Facciamo fatica a far comprendere la bellezza e la verità dell’incontro con Cristo quando ci allontaniamo dai contesti reali. Non esiste il problema di andare verso “i lontani”, c’è semmai il problema di non chiamarsi fuori dalla realtà». In questo le comunità hanno da imparare dai giovani, dalla loro inquietudine, dalla loro spinta a ricercare il senso delle cose. Una tendenza ben riassunta, secondo l’Arcivescovo dalla nuova canzone di Jovanotti “Tensione evolutiva”.
Troppo spesso, però, la spinta vitale delle nuove generazioni è fiaccata dalle difficoltà che la società impone, dalla quasi impossibilità ad affacciarsi alla vita adulta. Ecco che si torna alla disillusione evidenziata dalla ricerca. E a una giovane giornalista che ha domandato in cosa possono ormai sperare i giovani, il cardinale Scola ha risposto: «La speranza esiste quando si fa un’esperienza di gioia e questa c’è, secondo me, nell’incontro con il volto dell’altro, che per noi cristiani è il volto dell’Altro, con la A maiuscola».
Un’iniezione di coraggio, sia secondo l’Arcivescovo sia secondo Mentana, che passa anche attraverso l’umiltà di considerare il lavoro non solo e non in primo luogo come uno strumento di realizzazione personale, ma innanzi tutto come un mezzo di sostentamento. Non solo, il direttore del Tg de “La7” ha anche esortato i giovani a trovare una rappresentanza: «Negli anni Sessanta i giovani scendevano in piazza per molto meno a gridare la propria rabbia. Oggi chi ascolta la voce dei giovani? Troppo spesso viene assorbita dalla socialità virtuale e questo silenzio fa comodo agli adulti. Così come alle mamme piace che i figli rimangano in casa fino a trent’anni. Ma questo non è il meglio per loro. Non è possibile che per avere un futuro i debba fuggire all’estero».
 

Spetta alle associazioni farsi carico dei problemi concreti

Anche il cardinal Scola ha sottolineato l’importanza della assunzione di responsabilità da parte dei giovani, incoraggiandoli a guardare con fiducia a quelle realtà che in questo li possono aiutare: «Dopo il declino dei partiti, spetta, tra gli altri, alle associazioni farsi carico dei problemi concreti e raccogliere la domanda di senso. Se sapranno farlo in maniera non ideologica sarà un bel passo avanti nella costruzione del futuro».
Una ricostruzione che, non dimentichiamolo, non può prescindere anche dalla considerazione degli ultimi, le persone che la società lascia da parte e l’informazione rappresenta a proprio uso e consumo: «In tutti i mezzi di comunicazione – ha detto Mentana – si assiste a una polarizzazione: da una parte il bel mondo, dall’altra i poveri, spesso rappresentati con una sfumatura macchiettistica, di certo strumentalizzati». E il cardinale Scola: «Condivido questa analisi. E credo che le istituzioni non possano più ignorare il grido delle associazioni che si occupano degli ultimi. L’Europa, che è tutta da ricostruire, non può prescindere da una riforma del Welfare e dal risolvere il problema della ridistribuzione della ricchezza».

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