Un nuovo modello e una nuova narrativa di periferia. Potrebbe essere questa la sintesi dell’incontro che all’oratorio Sant’Angelo di Rozzano ha presentato i lavori di riqualificazione della struttura. Un luogo simbolo, giunto ai 60 anni di vita, coetaneo dell’omonimo quartiere, nato con ben 5570 alloggi popolari. I lavori inizieranno a metà ottobre per concludersi, secondo le previsioni, a primavera 2027.
Per questa attesa presentazione sono arrivati in tanti: le autorità, tra cui il sindaco Mattia Ferretti, con la Giunta comunale, e la sottosegretario di Regione Lombardia con delega a Sport e giovani Federica Picchi; i sacerdoti, con ben due vicari episcopali – quello di Settore don Giuseppe Como e quello di Zona monsignor Marco Bove -, il nuovo responsabile della Comunità pastorale Discepoli di Emmaus don Carlo Confalonieri, don Roberto Soffientini, suo predecessore dal 2017 al 2026, e don Stefano Guidi, direttore della Fom. E soprattutto don Luigi Scarlino, responsabile della Pastorale giovanile della Cp, anima dell’oratorio e dell’iniziativa, ormai notissima, «Un gancio da Dio» che propone la boxe come sport inclusivo e oratoriano a tutti gli effetti. Tra la popolazione erano presenti anche rappresentanti della comunità musulmana.


La riqualificazione
La riqualificazione ha visto una convinta sinergia locale e nazionale. Non a caso era presente anche Giancarlo Iovino, dirigente della struttura commissariale del Governo, in rappresentanza del commissario straordinario, il prefetto Fabio Ciciliano: questo perché il progetto rientra nell’orizzonte di un piano più complesso, iniziato nel settembre 2023 a seguito dei fatti di Caivano, e dopo che, con un decreto legge del 2024, il Governo ha previsto un nuovo intervento, coinvolgendo ulteriori 8 periferie, tra cui Rozzano, unica città del nord.
I lavori saranno molto significativi, con tre macro ambiti di intervento con la riqualificazione dell’esistente, la sistemazione delle strutture rese più inclusive e funzionali – attraverso anche impermeabilizzazioni, un ascensore e servizi -, ma soprattutto con un nuovo edificio e un ampliamento volumetrico, diviso in due: 100 mq di aula didattica polifunzionale e 90 mq di sala sportiva polivalente, con utilizzo del legno e materiali naturali e sostenibili e luce dall’alto per rendere più caldi gli spazi. Nel complesso un’area di 700 mq per attività motorie.
Gli interventi
Moderando l’evento, don Scarlino ha richiamato il cammino virtuoso, avviatosi due anni fa, realizzatosi attraverso incontri e un dialogo che ha coinvolto i diversi attori in campo, dalle istituzioni civili alla Diocesi: «Sono convinto che le cose andranno sempre bene, perché c’è una comunità che accompagna, con uno stile di corresponsabilità», ha spiegato don Scarlino, facendo eco a don Soffientini che, da parte sua, ha ricordato la Proposta dell’Arcivescovo con il suo appello a passare dal “fare per” al “fare con”: «Cosa che noi abbiamo vissuto e stiamo vivendo con questo progetto», ha chiosato.

Parole condivise dal primo cittadino di Rozzano: «Il bello porta il bello e così si collabora a mantenere una città più viva. In comunità come quella di Rozzano, gli oratori e la Chiesa hanno un ruolo assolutamente centrale. Per questo vi è, credo, tanta attenzione anche a livello nazionale intorno a questo progetto che è un punto di partenza per una narrativa positiva». Implicito il riferimento anche alla cronaca di questi giorni con le ronde organizzate per presidiare alcune zone della città: «Dalla violenza non possiamo che prendere le distanze, ma i cittadini stessi lo hanno fatto con la manifestazione assolutamente pacifica e interculturale scesa in piazza venerdì scorso».
Insomma, molto più di un progetto, quello dell’oratorio Sant’Angelo, e «un faro per tante comunità», per usare la definizione di monsignor Bove. «Un punto di riferimento per una Rozzano-laboratorio, che è molto più delle ronde» e dove «la sinergia si può anche definire sinodalità», nel senso del suo valore di «profezia sociale», come la chiama il l’Arcivescovo nella sua Proposta pastorale.

L’oratorio luogo di accoglienza
«Abbiamo disperatamente bisogno di spazi in cui crescere insieme: l’oratorio è un luogo di pace educativa e sociale, ormai riconosciuto pienamente come tale dalle istituzioni e crediamo che lo sia proprio perché dice che qui si può crescere insieme», ha sottolineato don Guidi, concordando con la sottosegretario Picchi per la quale, «da soli, forse, si perde, ma da soli certo non si vince. L’oratorio è importante perché è il presente e ci aiuta a costruire meglio il futuro. In questo modo Rozzano diventa strategica».
«Qui c’è una palestra dello sport e una palestra dello spirito, il che ci ricorda che la fede si impara e che ciò chiede esercizio, pazienza, desiderio di migliorare per lasciarci modellare dallo spirito di Gesù», ha concluso don Como che ha citato ancora l’arcivescovo Delpini – sue le tre parole-chiave valoriali, «Rispetto, Eccellenza, Amicizia», che hanno guidato il cammino verso le Olimpiadi Milano Cortina 2026 -, la sinodalità e il documento Fede e accoglienza: l’oratorio come luogo di incontro interreligioso, proposto dalla Diocesi l’anno scorso. Un’immagine di oratorio di cui quello di Rozzano è immagine, «aperto a tutti proprio perché cristiano».
Allora non può che esserci grande attesa – don Confalonieri parla di «trepidazione» – per l’inizio dei lavori (affidati allo studio di architetti “Settanta7”), per i quali è davvero iniziato il conto alla rovescia.






