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Il caso

Giustizia fai da te a Rozzano, il responsabile della Pastorale giovanile: «Sono ronde, non presidi di legalità»

Don Luigi Scarlino parla di quanto accaduto nel quartiere Aler, dove alcuni residenti hanno cominciato a presidiare le strade segnalando le persone che sospettano coinvolte nello spaccio di droga, e sottolinea: «L'esasperazione c'è, ma il degrado si potrebbe arginare con luoghi di aggregazione disponibili di sera»

di Lorenzo GARBARINO

18 Settembre 2026

Da qualche giorno a Rozzano, alla periferia sud di Milano, si verificano diversi episodi di “giustizia” privata. È accaduto nel quartiere Aler, una zona popolare nota per i problemi legati allo spaccio, dove mercoledì 16 settembre una donna di quarant’anni è stata aggredita da un ventiquattrenne di origine straniera, poi picchiato da alcuni passanti accorsi sul posto.

L’episodio ha fatto esplodere l’esasperazione dei residenti, che da quel momento hanno iniziato a percorrere le vie del quartiere per individuare e segnalare presunti spacciatori. La tensione è culminata nella serata del 17 settembre, quando i Carabinieri hanno identificato due fratelli di 32 e 33 anni, responsabili di aver malmenato un uomo di origine straniera che camminava per strada in stato di ebbrezza.

Secondo don Luigi Scarlino, responsabile della Pastorale giovanile nella Comunità pastorale Discepoli di Emmaus, non si tratta di «presìdi di legalità, ma di vere e proprie ronde». Pur riconoscendo la gravità della situazione, il sacerdote contesta le modalità con cui parte della cittadinanza sta reagendo: «Che si fa? La caccia allo straniero, allo spacciatore di turno? Oppure si può rispondere con presidi sulla legalità, con tavoli che coinvolgano la Prefettura, per arginare il problema e affrontarlo a livello strutturale».

La situazione del quartiere è da tempo all’attenzione delle autorità: dallo scorso aprile Rozzano è stata inserita dal Ministero dell’Interno tra le cosiddette «zone rosse», dove è richiesto un rafforzamento dei controlli delle Forze dell’ordine, ed è l’unico Comune del Nord Italia a rientrare nell’applicazione del decreto Caivano. Di fronte all’iniziativa dei cittadini è intervenuto anche il sindaco Mattia Ferretti, che ha avviato un confronto con i residenti per fermare le perlustrazioni: «Siamo assolutamente contrari a ronde e violenza privata».

Secondo don Scarlino, le ronde sono la conseguenza di una somma di disagi quotidiani che vanno oltre la sola criminalità: «La disperazione c’è, il disagio c’è», spiega il sacerdote, ricordando tra i problemi recenti del quartiere anche «un’estate di lotta contro i topi, un fenomeno sfuggito un po’ di mano a cui si sta cercando di rimediare. Dopo tanti piccoli episodi simili, e con le difficoltà economiche che si intrecciano, lo spaccio ha portato all’esasperazione». A pesare è inoltre la percezione pubblica della città, dove ogni fatto di cronaca finisce per fare «molto più rumore che altrove».

Per uscire da questa dinamica, la risposta indicata dalla parrocchia riguarda soprattutto il presidio sociale e la disponibilità di spazi pubblici. Se le strade e le piazze fossero vissute attraverso locali e punti di ritrovo, argomenta don Scarlino, sarebbe più semplice arginare il degrado più visibile: «E invece, dove posso andare a mangiare alle 21.30 a Rozzano? È sempre tutto chiuso». La proposta è quindi quella di un lavoro congiunto tra Chiesa e istituzioni per riaprire i luoghi di incontro la sera: «Se necessario bisogna anche tenere aperti gli oratori, che generalmente chiudono intorno alle 19.30, e utilizzarli la sera come luoghi aggregativi».